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Opinioni e commenti
 

Le nuove pensioni crollano del 35,5% in nove mesi. E manca ancora la riforma Fornero
Pubblicato il 22-10-2012


Meno 35,5%. Questo il dato del crollo delle nuove pensioni nei primi nove mesi dell’anno in corso, da gennaio a settembre, rispetto allo stesso periodo del 2011. Per gli italiani dunque il periodo del riposo si allontana sempre di più. In questo trend al ribasso non sono contenute le conseguenze della riforma previdenziale dell’attuale ministro del Lavoro, Elsa Fornero i cui effetti si avvertiranno a partire dal 2013. «Le risorse che emergono dal crollo dei nuovi assegni per il settore pensionistico siano utilizzati per risolvere il nodo degli esodati» è stato il commento di Cesare Damiano, capogruppo in commissione affari sociali del Pd.

SCALINO E FINESTRA MOBILE – La corsa alle pensioni è frenata a causa del combinato effetto di due norme, quella sullo “scalino” e la cosiddetta “finestra mobile”. La prima è stata introdotta dal ministro di centro-sinistra, Cesare Damiano che ha previsto, per il 2011, per la pensione di anzianità con le quote: da 59 a 60 anni l’età minima a fronte di almeno 36 anni di contributi. La seconda norma è quella della “finestra mobile”, contemplata nella riforma del ministro di centro-destra Maurizio Sacconi che prevede 12 mesi di attesa per i dipendenti e 18 per gli autonomi, una volta raggiunti i requisiti.

I DATI SUL CROLLO DELLE NUOVE PENSIONI – La percentuale del 35,5% fa riferimento ai primi nove mesi del 2012, durante i quali i nuovi assegni liquidati dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps), compresi quelli dell’ex Inpdap (i cui conti quest’anno sono stati assorbiti dall’Inps), sono stati 199.555 rispetto ai 309.468 del medesimo periodo del 2011. Inoltre, l’età media di uscita dal lavoro nel settore privato è cresciuta di un anno (da 60,3 anni a 61,3 anni) mentre nel settore pubblico si è passati da 60,8 anni a 61,2 anni.

MASTRAPASQUA (INPS), MEGLIO DELLA GERMANIA – Il numero uno dell’Inps, Antonio Mastrapasqua ha spiegato: «I numeri confermano che il sistema è in sicurezza. Le riforme fatte stanno dispiegando i loro effetti con risultati positivi sulla finanza pubblica». Secondo il dirigente, presto l’Italia sarà più solida della Germania sulle regole che regolano le pensioni. «Penso che l’anno prossimo raggiungeremo e supereremo la Germania». Rispetto ai 61,3 anni di età pensionabile degli italiani, i tedeschi in media vanno in pensione a 61,7 anni e i francesi a 59,3 anni.

CRITICA LA UIL – Secondo il segretario confederale della Uil (Unione Italiana del Lavoro), Domenico Proietti: «I dati dell’Inps dimostrano che il sistema previdenziale italiano era pienamente sostenibile prima dei provvedimenti Fornero che sono stati una gigantesca operazione di cassa fatta pagare ai lavoratori dipendenti e ai pensionati».

Silvia Sequi

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