giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Finalmente la Bce svela i conflitti d’interesse delle agenzie di rating
Pubblicato il 24-10-2012


Nel periodo immediatamente successivo alla crisi del 2008, quando in Europa e negli Stati Uniti non poche istituzioni finanziarie sull’orlo del fallimento sono state salvate tramite l’intervento dei rispettivi Governi, l’indignazione popolare si focalizzò anche sui giudizi sul merito creditizio – i cosiddetti rating – assegnati alle banche dalle principali agenzie di rating. La rabbia dell’opinione pubblica era motivata dal fatto che la maggior parte delle banche era stata ritenuta pienamente affidabile fino a poco tempo prima del fallimento, e successivo salvataggio a carico dei cittadini.

I RATING SONO ATTENDIBILI? – In parallelo, anche i rating dei prodotti venduti dalle banche, quali ad esempio le cosiddette collateralized debt obligations, ossia le obbligazioni in cui venivano impacchettati i mutui sub-prime, si erano rivelati fallaci. Il cumularsi di errori diede origine ad un dibattito sull’affidabilità complessiva del sistema dei rating e sui conflitti di interesse che minano alla base la credibilità delle agenzie che li assegnano. Il punto è che se i rating non sono attendibili, allora tutta la vigilanza prudenziale del sistema bancario, sugli stessi basata a partire dall’Accordo di Basilea II, ne risulta compromessa, con evidenti ripercussioni sistemiche.

LA BCE VUOLE VEDERCI CHIARO – Occorre inoltre considerare che i rating creditizi giocano un ruolo fondamentale nel sistema finanziario, basti pensare che nella sola Europa annualmente impattano sul costo di circa 450 miliardi di Euro raccolti dalle banche tramite l’emissione di titoli obbligazionari. Un migliore o peggiore rating può determinare rispettivamente un più basso o più alto costo di finanziamento delle banche. La Banca Centrale Europea ha dunque deciso di verificare l’attendibilità del sistema,  analizzando circa 39mila rating attribuiti alle banche europee e statunitensi negli ultimi venti anni dalle tre principali agenzie Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch,  poi confrontandoli ex-post con il reale merito creditizio delle banche.

TOO BIG TO FAIL, LA GRANDE BUFALA – I risultati autorevoli dello studio sembrano dar ragione a chi come noi dalle pagine dell’Avanti!, aveva espresso in passato numerose perplessità sull’attendibilità delle agenzie di rating. Infatti, secondo la BCE, le agenzie di rating tendono ad attribuire rating più positivi alle grandi banche e a quelle istituzioni finanziarie che sono capaci di assicurare alle stesse agenzie ulteriore business. Questo comportamento produce una distorsione economica e concorrenziale significativa. Basti pensare che a parità di merito di credito, solo per il fatto di essere più grande una banca riesce a finanziarsi ad un costo inferiore rispetto ad una più piccola. Tale fenomeno favorisce l’immotivata affermazione sul mercato delle banche maggiori, le cosiddette “too-big-to-fail”. Ossia di quelle banche che devono essere obbligatoriamente salvate, a spese dei cittadini, perché un loro fallimento comporterebbe ricadute ben peggiori per la collettività.

ECCO IL CONFLITTO DI INTERESSI TRA BANCHE E AGENZIE DI RATING – Ma non solo. La BCE suggerisce anche che c’è un conflitto di interessi tra banche e agenzie di rating che altera il processo di attribuzione del rating, in quanto le agenzie di rating assegnano sistematicamente migliori rating alle banche che forniscono loro una maggiore quantità di business. In altre parole, più le banche chiedono alle agenzie di attribuire rating a prodotti di risparmio quali i titoli obbligazionari collateralizzati, e migliore è il rating che viene attribuito alla banca. Lo studio della BCE non si limita solo ad analizzare il passato, ma, sulla scorta dei risultati, indica anche alcune raccomandazioni ai policy makers ed alle autorità. Tra le raccomandazioni a nostro avviso più importanti, vi è quella di intensificare la vigilanza sulle grandi banche, essendo il loro rating non pienamente significativo. Inoltre, occorre aumentare la trasparenza sia delle banche che delle agenzie di rating. E la trasparenza passa anche per una maggiore uniformità delle pratiche contabili adottate a livello europeo, uniformità che dovrebbe essere maggiormente garantita quando sarà operativa la vigilanza bancaria accentrata.

LA SOLUZIONE? UN’AGENZIA DI RATING PAN-EUROPEA – E che qualcosa inizi a muoversi nel settore dei rating lo testimonia anche il fatto che, nelle stesse ore in cui la Banca Centrale Europea pubblicava il suo studio, tre medie agenzie di rating private, rispettivamente di emanazione cinese, statunitense e russa, hanno deciso di unire le proprie forze e creare una nuova agenzia, che sarà denominata Universal Credit Rating Group. Difficilmente la nuova entità potrà in breve tempo competere con le tre sorelle maggiori, anche perché parte da una base di controparti analizzate nettamente inferiore. Ma è già un primo segnale. A nostro avviso, però, la soluzione al problema della attendibilità dei rating,  non potrà che passare per un’agenzia pan-europea, a cui partecipino tutti i principali stake-holders del mercato finanziario, ossia investitori, banche, emittenti, associazioni dei consumatori. Questa nuova agenzia potrebbe nascere dalla collaborazione tra soggetti pubblici e privati e focalizzarsi, almeno nella fase iniziale della sua operatività, sui rating sovrani, su quelli delle principali banche e delle principali imprese industriali mondiali.

Alfonso Siano  

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