lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

La Corte Costituzionale boccia i tagli ai compensi di top manager e magistrati
Pubblicato il 12-10-2012


È stato una doppia decisione di “incostituzionalità” quella stabilita ieri dalla Consulta: i tagli sulla retribuzione dei magistrati e dei dipendenti pubblici con compensi superiori ai 90 mila euro lordi, per intendersi quelli che vengono comunemente chiamati i top manager. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato illegittima una parte del decreto legge varato dal governo Berlusconi nel 2010 sulla manovra economica 2011-2012. A sollevare le pregiudiziali di costituzionalità erano stati i Tar di undici Regioni: Campania, Piemonte, Sicilia, Abruzzo, Veneto, Umbria, Sardegna, Liguria, Calabria, Emilia Romagna e Lombardia. Una decisione che farà certamente discutere, soprattutto in un momento di profonda difficoltà economico-finanziaria che sta attraversando il Paese, in cui le imposte stanno alleggerendo le tasche dei cittadini e la spesa, anche quella del comparto sanitario, sta subendo drastiche sforbiciate. 
LA SENTENZA SUGLI STIPENDI DEI TOP MANAGER PUBBLICI – In particolare, secondo la Corte Costituzionale l’articolo 9 del decreto legge n.78 del 2010 è illegittimo nella parte in cui dispone che, a decorrere dal primo gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013, «i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, siano ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150.000 euro». Per la Consulta «il tributo imposto determina un irragionevole effetto discriminatorio, provocando un danno a «una sola categoria di pubblici dipendenti».

IL “NO” AI TAGLI DEI COMPENSI DEI MAGISTRATI – Per la stessa ragione, quella dell’introduzione «senza alcuna giustificazione di un elemento di discriminazione» la Corte Costituzionale ha bocciato la parte della manovra in cui è previsto che ai giudici non vengano erogati gli acconti del triennio 2011-2013 e il conguaglio del triennio 2010-2012 e che stabilisce un taglio all’indennità speciale per gli anni 2011 (15%), 2012 (25%) e 2013 (32%). La Corte ritiene che questa decurtazione non sia un semplice taglio di stipendio bensì «un prelievo triennale strordinario per aliquote crescenti», che avrebbe le caratteristiche di un tributo finalizzato a «reperire risorse per l’erario».

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Vogliamo parlare di effetti discriminanti per una sola categoria di pubblici dipendenti? Parliamo di pensioni. La quasi totalità dei pubblici dipendenti percepisce una pensione calcolata sulla media degli ultimi dieci anni. La magistratura sull’ultimo stipendio. Non per caso i presidenti della Corte Costituzionale non durano quanto prevede il mandato, vengono nominati quelli immediatamente pensionabili.
    Nota: cari articolisti non siete una redazione dell’ANSA potete prendere pure posizione sui fatti.

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