venerdì, 19 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La sfida della ripresa poggia (anche) sul risparmio
Pubblicato il 31-10-2012


In occasione della ottantottesima Giornata Mondiale del Risparmio, l’ACRI-Associazione delle Fondazioni e delle Casse di Risparmio ha presentato a Roma la dodicesima edizione del sondaggio annuale sul rapporto tra gli italiani ed il risparmio. Secondo l’indagine, realizzata in collaborazione con Ipsos, gli italiani continuano ad avere una forte propensione al risparmio, che ormai assume quasi la caratteristica di un’ancora per la propria sicurezza: il 47% degli italiani non riesce a vivere tranquillo senza mettere da parte qualcosa. Infatti il risparmio è percepito da oltre la metà degli italiani come uno strumento per salvaguardarsi da eventuali difficoltà future o per ridurre i debiti cumulati negli anni precedenti.

GLI ITALIANI RIDUCONO I CONSUMI – Se da un lato gli italiani propendono per il risparmio, dall’altro non possono che ridurre i consumi. La contrazione reale del potere d’acquisto, le preoccupazioni future e la volontà di ricostruire gli stock di risparmio, hanno comportato un vero e proprio cambio di paradigma riguardo al consumo. I consumatori, anche quei pochi che non hanno subito effetti negativi dalla crisi, sono diventati più razionali e selettivi, più attenti agli sprechi e disposti a spendere di più solo per qualcosa che valga davvero di più. E così negli ultimi dodici mesi, pochi italiani hanno migliorato il proprio tenore di vita e pochissimi hanno incrementato il consumo di prodotti. I tagli riguardano soprattutto i pasti fuori casa, i viaggi, le vacanze. Solo per i farmaci aumenta l’intensità di consumo percepita.

LE CATEGORIE PIU’ COLPITE – L’impatto della crisi ha dunque generato cambiamenti nelle abitudini di spesa degli italiani, creando un nuovo equilibrio nel paniere d’acquisto. Si prova a indirizzare al risparmio risorse altrimenti destinate a beni non necessari. Tuttavia, le famiglie che dicono di essere riuscite a risparmiare nel corso del 2012 sono solo il 28%; fino allo scorso anno erano più di un terzo. Ormai prevale il numero di coloro che consumano tutto quello che guadagnano: sono il 40%. Gli italiani invece che non riescono a risparmiare o ricorrono al debito sono il 31%, in aumento rispetto allo scorso anno. A livello territoriale, chi è riuscito a risparmiare si trova soprattutto nel Nord del Paese, mentre al Sud i risparmiatori sono in difficoltà. Tra le categorie più colpite dalla difficoltà di risparmio troviamo i commercianti, gli artigiani, e, comunque, coloro che hanno un titolo di studio più modesto.

IL MATTONE? NON TIRA PIU’ – Il “mattone” rimane l’investimento ideale solo per il 35% degli italiani; nel 2006 lo era per il 70%. Probabilmente il calo di appeal è dovuto in parte alla volontà di disporre di risparmi più liquidi da utilizzare rapidamente in caso di necessità e in parte alla presa d’atto delle sempre maggiori imposte che gravano sulla casa, rendendo questa tipologia di investimento meno conveniente. Resta dunque alta la preferenza per la liquidità e per gli investimenti percepiti sicuri: la percentuale di italiani che ha dichiarato di aver investito in Titoli di Stato è passata dal 5% al 9% nel corso dell’ultimo anno. Il 41% degli italiani considera il risparmio come un elemento importante per la ripresa economica, ma solo il 24% lo considera fondamentale, il che è dovuto ad una erronea percezione riguardo il rapporto che c’è nella realtà fra la quantità di denaro che le banche italiane raccolgono dai residenti nel nostro Paese e quella che impiegano a favore di famiglie e imprese. Dai dati Bankitalia presentati risulta infatti che ad agosto 2012 i depositi dei residenti in Italia ammontavano a 1.265 miliardi di Euro mentre gli impieghi delle banche erano pari a 1.913 miliardi, di cui il 90% a favore di famiglie, imprese e pubblica amministrazione.

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE, TASSE E INEFFICIENZA DELLO STATO – Peraltro la scarsità del credito è fra le cause meno citate dagli italiani quale ostacolo alla ripresa del Paese. Gli ostacoli principali sembrano invece essere l’asimmetrica distribuzione del reddito, che si sostanzia soprattutto nella disoccupazione giovanile, le tasse e l’inefficienza dello Stato. Il debito pubblico è sentito come un problema tra i più gravi da oltre il 70% degli italiani, e la maggior parte degli italiani ritiene che la sua riduzione debba passare più dal fronte delle entrate e della lotta all’evasione, che dalla riduzione di spesa pubblica per i servizi e dall’alienazione di beni pubblici. Sul fronte delle entrate le tasse da esacerbare per quasi due italiani su tre sono quelle sui patrimoni. Comunque, nonostante tutto, il 38% degli italiani continua a pensare che l’Italia saprà  trovare in autonomia le energie necessarie ad uscire dalla crisi.

Alfonso Siano

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento