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Opinioni e commenti
 

Fiorito, il gip: «La fattura nel tritacarte è indice del suo comportamento mistificatorio»
Pubblicato il 02-10-2012


Una caldaia, una jeep, numerose cravatte firmate e sciarpe in seta. Si allunga la lista degli acquisti effettuati da Franco Fiorito, che da ieri pomeriggio si trova nel carcere di Regina Coeli con l’accusa di peculato. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip del Tribunale di Roma, Stefano Aprile, su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti. L’ex capogruppo regionale Pdl si trova in una cella singola e resterà da solo, secondo prassi, fino a quando non sosterrà l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice delle  indagini preliminari.
LE SPESE “ALLEGRE” DI FIORITO – Secondo quanto si legge nell’ordinanza di ventinove pagine del gip, l’ex capogruppo avrebbe comperato una caldaia per la villa del Circeo e una Jeep del valore di 35 mila euro. Tutti acquisti effettuati con i fondi del gruppo Pdl. La Guardia di Finanza ha poi ricostruito una fattura rinvenuta nel tritacarte dell’abitazione di Fiorito, scoprendo che si tratta di acquisti di sciarpe e cravatte per un totale di quattromila euro, la cui intestazione sarebbe al “gruppo consiliare Pdl via della Pisana”. Secondo il gip tale documentazione «costituisce la “pistola fumante” del comportamento mistificatorio dell’indagato e della specificazione di inquinamento probatorio posta in essere». Esiste, inoltre il «concreto pericolo che, con l’evolversi delle indagini e disponendo l’indagato di ingenti risorse economiche, possa darsi alla fuga». Il magistrato rimprovera a Fiorito di aver fatto un «massiccio utilizzo dei mezzi di informazione» finalizzato «non solo a rendere nota la propria versione dei fatti e a tutelare la propria immagine, ma anche – e soprattutto – a condizionare le persone della sua cerchia politica, familiare e personale».

LE ACCUSE DEL GIP A FIORITO – L’accusa contro Fiorito è di peculato e, secondo quanto finora accertato, negli ultimi due anni l’ex capogruppo avrebbe movimentato sei milioni di euro per l’attività del gruppo consiliare. Le indagini della Procura di Roma e delle Fiamme Gialle si stanno concentrando su due milioni e 600mila euro di bonifici presso terzi, più altri due milioni di euro fuoriusciti dai conti del Pdl alla Regione Lazio attraverso bancomat, assegni e carta di credito. A questa cifra va aggiunta quella di 1 milione e 380 mila euro che sarebbe convogliata nei conti personali di Fiorito, sia in Italia che all’estero.

L’AVVOCATO TAORMINA, C’E’ STATA UNA GOGNA MEDIATICA – Il legale di Fiorito, Carlo Taorimina continua a ribadire che il reato non si configura in quello di peculato, bensì di «appropriazione indebita, dove l’arresto non è consentito». L’avvocato ha dichiarato inoltre «c’è stata una gogna mediatica» e si dice in attesa di vedere, alla fine, «chi è senza peccato».

Silvia Sequi

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