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Opinioni e commenti
 

Laziogate, Carlo Taormina all’Avanti!: «La fattura nel tritacarte era di un altro consigliere»
Pubblicato il 03-10-2012


Franco Fiorito si trova nel carcere di Regina Coeli da ieri pomeriggio, sistemato in una cella singola e resterà solo fino a quando non sosterrà l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice delle indagini preliminari, previsto per domani. L’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio dovrà rispondere all’accusa di peculato, in particolare dovrà giustificare la cifra di 1 milione e 380 mila euro che sarebbe convogliata nei suoi conti personali sia in Italia che all’estero. L’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma, Stefano Aprile, su richiesta della Procura della Repubblica e che ha condotto all’arresto, si è resa necessaria poiché sussisteva il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Avanti! ha fatto il punto con il legale di Fiorito, Carlo Taorimina.

Avvocato, è riuscito a visitare il suo assistito nel carcere di Regina Coeli?
Sì questa mattina, abbiamo fatto una ricognizione degli atti e preparato l’interrogatorio di domani. Ho trovato Fiorito tonico.

Lei ha parlato di arresto non “pertinente” e ha promesso di presentare ricorso. L’ha fatto?
Ho già fatto la richiesta di Riesame, l’udienza è stata fissata per il prossimo 9 ottobre.

Cosa può dirmi sulla fattura rinvenuta nel tritacarte di Fiorito e ricostruita dalle Fiamme Gialle? (La cifra sembrerebbe di quattro mila euro per acquisti di cravatte firmate e sciarpe, intestata al “gruppo consiliare Pdl via della Pisana”)
Si tratta di una fattura ricostruita e riguardava un altro consigliere del gruppo, quindi è perfettamente acquisita agli atti. Non riguardava il mio assistito, ma un altro consigliere.

Fiorito ha paragonato le persone che ha trovato in carcere a quelle del Pdl, definendole “migliori”.
È un’affermazione che sento di condividere.

La sua strategia è sempre stata quella dell’esposizione mediatica dei suoi clienti, ma nell’ordinanza viene lamentato «proprio il massiccio utilizzo dei mezzi di informazione» finalizzato «non solo a rendere nota la propria versione dei fatti e a tutelare la propria immagine, ma anche – e soprattutto – a condizionare le persone della sua cerchia politica, familiare e personale». 
Io ho 100 di processi. Quando si tratta di situazioni come Cogne sono stato io l’ultimo ad arrivare al processo, già espolso con le casette di Vespa. Questo caso coinvolge la classe politica e la bufera mediatica si è messa in moto. Fiorito è una persona che non ha preoccupazione e non disdegna l’esposizione mediatica. “Massiccio utilizzo dei mezzi di informazione”? Se un giudice pensa di utilizzare il fatto che un cittadino politico va in tv per esporre le sue ragioni e questo debba essere disdicevole, allora è difficile parlare di equidistanza e imparzialità. Dai magistrati ci aspettiamo che siano professionali e capaci di interpretare situazioni sul piano del diritto e della giurisdizione. L’esposizione mediatica è considerata come fonte di messaggi subliminali nei confronti di possibili testimoni. Una motivazione speciosa.

Silvia Sequi

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