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Opinioni e commenti
 

Le famiglie si adattano, ma cresce l’insofferenza
Pubblicato il 27-10-2012


Confcommercio e Censis hanno recentemente presentato un’indagine sul clima di fiducia e le aspettative delle famiglie per il secondo semestre 2012. La ricerca, condotta su un campione di 1.200 famiglie, indica che il clima di fiducia è ulteriormente peggiorato, con evidenti riflessi sulla stagnazione dei consumi. Infatti se il 65% del campione è riuscito negli ultimi mesi a malapena a coprire le spese familiari con il reddito disponibile, quasi una famiglia su cinque denuncia un reddito insufficiente alla copertura di tutte le esigenze familiari. Di queste famiglie, circa la metà attinge ai risparmi. Un quarto chiede un aiuto ad amici e parenti o un prestito alla banca. Ed il restante quarto fa il possibile per posticipare le spese. Vengono principalmente rinviate le ristrutturazioni immobiliari, gli acquisti di elettrodomestici, di mobili per la casa o l’acquisto di una nuova autovettura.

ECCO COME GLI ITALIANI SI ADEGUANO ALLA CRISI – Gli italiani rivelano così un discreto spirito di adattamento, modificando i propri comportamenti in funzione della crisi economica. Oltre il 90% delle famiglie intervistate ha infatti cercato di spendere meglio eliminando gli sprechi, l’83% delle famiglie ha riorganizzato la spesa alimentare alla ricerca di offerte speciali o comprando cibi meno costosi, e in quasi due famiglie su tre si prova a ridurre gli spostamenti con auto o scooter per risparmiare sulla benzina. In un clima di austerità non mancano le rinunce e ormai quasi una famiglia su due ha rinunciato negli ultimi mesi a viaggiare, a cenare al ristorante o ad acquistare capi di abbigliamento.

UN INCUBO CHIAMATO IMU – Il caro vita, indotto anche dall’aumento dell’Iva, incide infatti sul bilancio familiare: le voci di spesa che hanno subito un maggiore incremento negli ultimi mesi vanno dalla benzina ai parcheggi, dalle bollette alle spese per l’attività dei figli. In un simile scenario raddoppiano le famiglie che dichiarano di non essere riuscite a far fronte alla rata del mutuo, passate dal 2,2% del giugno 2011 al 4,7% del settembre 2012. La riduzione del reddito disponibile è aggravata dall’aumento delle imposte, dirette e indirette. E solo per una famiglia su tre l’Imu è un male necessario. Un terzo del campione la considera un’imposta dannosa per l’economia perché riduce i consumi, e il restante terzo, pur accentandola, la considera un tributo poco equo, forse, aggiungiamo noi, perché colpisce anche le prime case non di lusso.

LA MISURA E’ COLMA – Ma mentre alle famiglie sono chiesti sacrifici e rinunce, una parte della classe politica dà scandalo sprecando risorse pubbliche. E così cresce l’insofferenza. Due famiglie su tre tollerano sempre meno i costi e gli sprechi della politica. Una famiglia su due non ne può più della corruzione e del malaffare per la gestione dei fondi pubblici. Una famiglia su cinque è stanca di tasse troppo alte. Ma significativa è anche l’irritazione per il mancato rispetto delle regole e delle leggi e per  l’assenza di meritocrazia nel nostro Paese. Secondo l’indagine, per ripartire occorrerebbe innanzitutto una maggiore sicurezza economica, che resta l’obiettivo principale delle famiglie intervistate. Ma, in tempi di vacche magre, si riscopre anche l’importanza di fare una vita più sana ed intensificare i rapporti sociali.

PREVISIONI PESSIME ALL’ORIZZONTE – Dunque da un lato le famiglie italiane si adattano a maggiori tasse e alla riduzione del reddito disponibile, con rinunce e rinvii o facendo ricorso ai risparmi, ma dall’altro cresce l’insofferenza nei confronti di chi quelle risorse, così faticosamente raccolte, poi le spreca. Questa situazione non può dunque durare a lungo, poiché prima o poi i risparmi finiscono e le rinunce rischiano di non essere più limitate solo a beni voluttuari, quali viaggi o cene al ristorante, ma iniziare a riguardare anche beni primari. Occorre quindi agire sul fronte della crescita al più presto per contrastare il deterioramento dell’economia. Le ultime stime di Confcommercio confermano la flessione anche per i prossimi mesi, con un Prodotto Interno Lordo che nel 2012 è visto in calo del 2,3% e nel 2013 in ulteriore contrazione dello 0,8%. L’aumento della pressione fiscale purtroppo non aiuta, ma anzi rischia di aggravare gli effetti recessivi sui consumi, che crolleranno del 3,3 % nel 2012 e dello 0,9% nel 2013. Del resto la pressione fiscale, misurata come rapporto tra entrate fiscali e PIL, si attesta ormai al 45,5 %. Secondo Confcommercio si tratta di un valore che, al netto del sommerso, cresce fino al 55,2 %. Un vero e proprio record mondiale.

Alfonso Siano  

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Commenti all'articolo
  1. Fino a quando la classe dirigente di questo Paese abuserà della pazienza delle famiglie italiane ? Non c’è solo lo preco dei politici a indispettire.C’è il salvacondotto per i grandi evasori,i grandi burocrati,le grandi banche, i grandi privilegiati.

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