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Opinioni e commenti
 

Legge di stabilità, Bersani: “Bisogna aiutare la domanda interna e non deprimerla”
Pubblicato il 17-10-2012


A poche ore dal varo della legge di stabilità, Pier Luigi Bersani aveva già storto il naso, chiedendo di aggiustare alcuni aspetti contenuti nel provvedimento approvato dal governo Monti. Ora intende però fermare l’esecutivo, invitando a «una riflessione vera perché non possiamo scherzare». Perentorio verso il premier e i suoi ministri, ma anche disponibile a dare il suo contributo su come «aiutare la domanda interna e non deprimerla». Con queste parole si è espresso il leader del Pd all’incontro con Confcommercio, durante il quale è tornato ad ammonire sul rischio “palude” con una legge elettorale che frammenti. «Quando mi si ipotizzano dei Monti bis e nel retrogusto c’è “facciamo con la legge elettorale una situazione frantumata, balcanizzata, che così vien fuori Monti-bis”, dico no. Vien fuori Grillo. Che sia chiaro. Dalla palude vien fuori la palude».

IVA E IRPEF – La legge di stabilità prevede la riduzione delle aliquote Irpef (-1%) e il dimezzamento del paventato aumento dell’Iva (+1%). Ma «tutto questo giro Irpef, detrazioni, Iva non va, qualcosina viene in tasca anche a me, ma non la voglio». Bersani non accetta la penalizzazione dei «ceti popolari» ai quali «con una mano si da’ e con l’altra si toglie il doppio». Per il leader democratico l’aspetto principale del prossimo futuro rimane sempre lo sviluppo: «Se non riparte l’economia non si risolve nulla con lo spread. Dobbiamo darci dei vincoli prima della legge di stabilità, occorre regolare il sistema finanziario e bancario, fare investimenti e attivare gli eurobond. Dobbiamo cominciare a fare operazioni su larga scala».

SANGALLI (CONFCOMMERCIO), ERRORI DA MATITA BLU – Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli ha dichiarato di non essere rimasto convinto dallo «scambio tra più Iva e meno Irpef. Occorre archiviare definitivamente gli aumenti Iva, che si abbatteranno su una domanda per consumi già depressa, e attivare, il prima possibile, il fondo “taglia-tasse”, alimentato dai proventi del recupero di evasione». Secondo Sangalli qualora non si dovessero correggere «questi errori da “matita blu”, il rischio è quello di avvitarci in una spirale pericolosissima tra disciplina fiscale e recessione».

IL CASO D’ALEMA – Sulle polemiche relative al processo di ricambio della classe dirigente del Pd, Bersani ha voluto sottolineare di non aver “scaricato” Massimo D’Alema, invitando a chiudere la polemica. Dopo aver ricordato che i deputati non li nomina lui, il leader del Pd ha reso noto che sulla base della conoscenza che ha dell’attuale presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), questi «combatterà fino alla morte contro il concetto di rottamazione. Per quel che riguarda il concetto di rinnovamento, ci lavoreremo tutti assieme».

Silvia Sequi

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