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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale: Pd e Psi contro la bozza del “Porcellum bis”
Pubblicato il 03-10-2012


Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Se la precedente legge elettorale targata Calderoli era stata significativamente ribattezzata il “porcellum”, l’attuale bozza presentata dal leghista potrebbe meritare un soprannome ancora più “colorito”. Apprendista stregone con un pizzico di estrosità, infatti, Calderoli e i suoi, per dirla con le parole del segretario del Psi Nencini, sembra stiano «lavorando ad una legge elettorale fatta su misura per gli sconfitti nei sondaggi». Un “porcellum bis” insomma, in piena linea con chi è abituato a fare le leggi secondo il proprio tornaconto.

LA BOZZA Il contenuto della bozza inviata ai capigruppo in Senato introduce delle novità emerse nelle ultime ore. Come sottolineato dallo stesso Calderoli, la modifica più importante riguarda il premio di maggioranza del 12 per cento alla coalizione che supera il 40 per cento dei seggi (che arriverebbe così al 52 per cento dei seggi, ossia circa 70 in più). Il sistema, ispirato a quello spagnolo, rappresenta dunque un proporzionale con un leggero correttivo maggioritario dato dal premio eventuale. La soglia di sbarramento, ancora da definire con precisione, oscilla tra il 4 e il 5 per cento e arriva al 6 per cento per chi ha un forte radicamento sul territorio. Una clausola che fa pensare proprio alla Lega. Per il Senato si prevede uno sbarramento del 6 per cento su base regionale. Ci saranno, inoltre, dei micro collegi con liste pluri-nominali molto ridotte e nomi dei candidati sulla scheda ben visibili. L’ipotesi è di massimo 3 candidati.

PD CONTRARIO, FORSE APPOGGIO IDV E TERZO POLO – Durante la giornata di ieri è sembrato aprirsi uno spiraglio in merito al tanto auspicato accordo sulla legge elettorale. Ma poi sono arrivate le “modifiche” proposte da Calderoli sul testo di sintesi che sembrava, in un primo momento, aver messo d’accordo i più. «Io vado avanti lo stesso, chi ci sta ci sta. O è sì o è no, non voglio carciofi. In ogni caso domani ci sarà un documento», ha affermato Calderoli specificando che se non dovesse esserci l’approvazione del Pd «ci sarà un’altra maggioranza che porterà avanti» la riforma della legge elettorale. Il gruppo del Pd al Senato, in vista del voto di domani in commissione Affari costituzionali, ha fatto sapere di non apprezzare “il merito” del testo base sulla legge elettorale anche se, ancora, non è stata presa una decisione di voto. Si deciderà dunque nelle prossime ore, probabilmente domattina prima della seduta della commissione. Il documento messo a punto dalla Lega, osservano i democratici, passerebbe in ogni caso: «Il nostro voto non è decisivo perché la maggioranza disposta ad approvare ce l’hanno». Maggioranza che, secondo Calderoli, potrebbe non essere necessariamente una riedizione del vecchio asse tra Pdl e Lega. «C’è anche l’interessamento dell’Idv e del Terzo Polo», afferma l’esponente leghista.

IL SEGRETARIO DEL PSI NENCINI – «Calderoli farà la fine di Comunardo Niccolai, ricordato nella storia del calcio come autore del più alto numero di autogol». Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, ha commentato gli ultimi sviluppi del percorso di riforma della legge elettorale. Affermazioni accompagnate da un’analisi politica sulla bozza di Calderoli. Secondo Nencini, infatti, si tratta di «una legge che non favorirebbe maggioranze in Parlamento e quindi renderebbe incerta la scelta del capo del governo. Tutto il contrario di ciò che si è predicato in questi anni».

IL SENATORE VIZZINI (PSI) – «Non do’ un giudizio di merito, ma dico che la proposta di Calderoli non è tecnicamente un testo che può essere votato come testo base, per votare io devo avere dei documenti che siano passibili di voto». Ad affermarlo è il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. La bozza, per Vizzini, deve cioè diventare un progetto articolato e «dubito che questo sia un lavoro che si può fare in un pomeriggio», almeno, «mi dicono anche i tecnici degli uffici che è umanamente difficile». Domani quindi, aggiunge Vizzini, può anche essere votata una «manifestazione di intenti su alcuni punti» mettendo poi un termine per la conversione di quei punti in articolato. Qualora non ci fosse accordo tra le parti in campo Vizzini fa sapere che deciderà come procedere dopo aver sentito il presidente Schifani.

Roberto Capocelli

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@robbocap

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