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Opinioni e commenti
 

Landini, Fiom : «Ferrante e la politica trovino i soldi per bonificare l’Ilva»
Pubblicato il 01-10-2012


“Un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile”. Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, rilancia da Taranto la sua ricetta per venir fuori dalla crisi economica: “Bisogna voltare pagina: il nostro Paese necessita di un cultura industriale che rompa con gli schemi del passato”.

Rompa con gli schemi del passato?

Si, è proprio così. Non può esserci sviluppo senza progresso. La logica dell’accumulazione produttiva dev’essere temperata dal rispetto per l’ambiente nel quale viviamo e operiamo. Un industrialismo senza ecologia è roba vecchia, da seconda rivoluzione industriale…

Eduardo Galeano ha scritto: “Il movimento progressista, nel mondo, ha espulso la difesa dell’ambiente dal proprio codice ideale e comportamentale”

Galeano ha ragione, considero un errore per la sinistra aver sacrificato il diritto alla salute per inseguire logiche produttivistiche tout court.

Proprio com’è accaduto a Taranto con l’Ilva

A Taranto, in tutti questi anni, si è registrato un vuoto pauroso di responsabilità da parte delle classi dirigenti. Criticare la magistratura non serve, è sciocco. Le decisioni vanno rispettate sempre e comunque. Piuttosto si chieda alla famiglia Riva di metter mano al portafoglio per tirare fuori i soldi in grado di rendere moderni gli impianti. Un tempo i padroni del vapore avevano un barlume di sensibilità sociale.

E i 400 milioni di euro messi sul tavolo dal presidente Ferrante?

Siamo seri, per favore. Con quella somma non bonifichi un bel niente. Voglio ricordare che parliamo della più grande area industriale del Paese. L’Ilva è grande due volte Taranto. Sapete cosa vuol dire? Servono soldi, tanti soldi.

Soldi che in questo momento non ci sono

Riva deve impegnarsi con somme diverse da quelle proposte nel suo Piano di risanamento. Piano che la magistratura ha bocciato. E poi i partiti, nessuno escluso, invece di parlare di elezioni e primarie s’impegnino con l’Europa a trovare fondi per Taranto.

Continuano ad essere siderali le distanze con Fim e Uilm?

C’è un’area di differenzazione molto netta tra noi e loro, è innegabile. In Ilva queste due sigle raccolgono la maggioranza degli iscritti, molti più di quanto non faccia la Fiom. Sa qual è il risultato? Decidono di convocare uno sciopero dopo le decisioni della magistratura di non concedere la facoltà d’uso al siderurgico e, questa iniziativa, si tramuta in un mezzo fallimento.

Non mi vuol far credere che la Fiom, tutto ad un tratto, è contraria agli scioperi?

No, tutt’altro. E’ soltanto che in questa specifica situazione non serviva alcuno sciopero. Andavano convocati le assemblee in fabbrica con gli operai. Sono i lavoratori che devono condividere le scelte dell’Ilva. E, invece, in questa vicenda tutti parlano e nessuno dice la verita.

Qual è la verità?

Che l’Ilva non può chiudere. Che gli operai hanno diritto a lavorare senza ammalarsi. Che il governo, attraverso il varo della nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) dev’essere in grado d’invertire una tendenza. Cambiare la storia della siderurgia in questo Paese è operazione ancora possibile. Ambiente e lavoro sono le due facce della stessa medaglia: senza l’una, rischi di perdere, vanificare anche l’altra.

Vincenzo Carriero

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