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Opinioni e commenti
 

Maria Rita Parsi: il video shock di “Chi l’ha visto?” ha mostrato un figlio conteso come un trofeo
Pubblicato il 15-10-2012


I primi ad essere coinvolti, in un contesto familiare ampiamente conflittuale, assai spesso, sono soprattutto i minori che – loro malgrado – diventano il pretesto scatenante di reciproche vendette, accuse e rivendicazioni. A denunciare il problema, questa volta, è la trasmissione “Chi l’ha visto?” che ha mostrato il video shock dell’ennesimo figlio conteso, barbaramente esibito come se fosse un trofeo di conquista. Pare che al piccolo sia stata diagnosticata la Pas – “sindrome di alienazione genitoriale” – ossia una sorta di “distorsione relazione” attraverso cui, nel contesto di una separazione o di un divorzio conflittuale, i sentimenti del bambino nei confronti di uno dei due genitori vengono mistificati dall’altro.

A dover essere recuperato, in questo caso, è il rapporto con il padre a cui il piccolo è stato affidato in via esclusiva, con collocamento in una comunità, senza rispettare alcun passaggio legato ai tempi e ai bisogni del piccolo. Il bambino – dieci anni – è stato prelevato davanti alla scuola elementare di Cittadella, nel padovano, in esecuzione di un’ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia. Proprio la scuola, la seconda agenzia che, dopo la famiglia, dovrebbe essere posta a tutela della salute psico-fisica dei bambini, è stata considerata – si legge nella nota diffusa dalla questura – “un posto neutro e, quindi, idoneo all’esecuzione”.

Le immagini riprendono il piccolo che, invano, cerca di opporre resistenza, mentre viene tenuto con forza per le spalle e le caviglie, strattonato per essere, poi, infilato, con violenza, nell’auto di servizio della polizia. Un vissuto pesante – che può essere considerato un danno biologico – profondamente lesivo della dignità del bambino, già vittima di un profondo e doloroso “conflitto di lealtà” che lo costringe a schierarsi con uno dei due genitori. A primeggiare, ancora una volta, è una visione “adultocentrica” della realtà che ai bisogni e alle esigenze dei minori antepone gli interessi e le rivalse degli adulti. In questi casi, soltanto la visione “Bambinocentrica” può rappresentare l’unica vera e ultima “Rivoluzione” possibile. Per escludere nettamente ogni sfruttamento, anche indiretto, dei bambini, delle loro potenzialità, dei loro bisogni psico-fisici e dei loro diritti.

Maria Rita Parsi

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Commenti all'articolo
  1. Dal testo non si capisce perché il minore non sia stato collocato presso il padre.
    Dal contesto si potrebbe arguire che anche anche le “comunità” hanno da vivere, a nostre spese e con dubbio vantaggio per i minori.
    Non si fa neppure cenno alle sanzioni penali cui vanno incontro i nonni, artefici della disgustosa vicenda.

    • Perché dovrebbe capirsi da questo testo il motivo per il quale è stato collocato presso il padre? Non credo stia alla Prof.ssa Parsi darci queste indicazioni. E poi non trovo sia importante il motivo, almeno nel contesto di questo articolo. E’ importante il modo in cui questo bambino viene sottratto: assolutamente brutale, neppure fosse un terrorista. Il posto in cui viene preso: una scuola. Davanti a chi: bambini. E’ importante sottolineare che chiunque abbia torto o ragione sarà lui a pagarne le conseguenze. Ma quale interesse abbiamo adesso sulle conseguenze che avranno i nonni?! Vogliamo soffermarci a pensare alla sofferenza di questo bambino? I bambini vanno difesi. Sempre. Questi episodi non devono mai più accadere. Nel rispetto dell’infanzia, nel rispetto del loro futuro, della vita.

      • Gentile Cristina Donati,
        il problema è che il figlio non è stato collocato a casa sua, presso il padre, ma presso terzi, non famigliari, ma prezzolati.
        Questo è il vero problema, il resto sono divagazioni. Anche interessanti, come quelle della dott,ssa Parsi.
        Per quanto riguarda la modalità dell’applicazione della decisione del giudice, certamente non è stata brillante, ma è solo una questione di tecnica della polizia.
        I nonni hanno fatto resistenza a pubblico ufficiale? Già per questo dovevano essere loro allontanati con la forza, ovvero manette e cellulare.
        Il bambino, poi, restava con il padre per default.
        Ma una gestione più attenta del caso avrebbe dovuto consentire agli agenti di identificare i nonni all’uscita della scuola anche immediatamente prima della fine delle lezioni. Avrebbero potuto essere fermati per un qualsiasi accertamento sui documenti di identità e portati fuori dalla scena.
        Il padre, poi, avrebbe potuto portare il figlio a casa senza scenate.

  2. IN UN PAESE CIVILE COME DOVREBBE ESSERE IL NOSTRO, VEDERE UN VIDEO DI QUESTO GENERE SEMBRA DI ASSISTERE AD UN PESTAGGIO DEI TEMPI ANDATI. SICURAMENTE ESISTONO PESANTI E GRAVI RESPONSABILITA’ SIA DA PARTE DI CHI HA EMESSO L’ORDINANZA CHE DA PARTE DI CHI HA ESEGUITO QUANTO ORDINATO.
    SONO UN PADRE ANCHE IO DI DUE FIGLI MINORENNI E QUASI COETANEI DEL POVERO RAGAZZO E SINCERAMENTE HO PROVATO DISGUSTO, INDIGNAZIONE E ANGOSCIA NEL VEDERE IL FILMATO.
    TUTELIAMO SENZA SE E SENZA MA I BAMBINI.

  3. la cosa che mi lascia di stucco e l’indifferenza del genitore alle grida del bimbo e nel video si sente bene il bimbo che grida no papa no , egli è presente e attivo nella scena, che pur di vincere la querelle contro la sua ex moglie mette in pericolo la salute fisica e psicologica del bambino, no, non si pensa al bambino ma padre e madre ( ma sopratutto padre ) pensano a sopraffare quello che una volta è stato il compagno/a che si è scelto per sempre , ma che circostanze adesso lo mostrano come un nemico da abbattere anche passando sulla salute del proprio bambino. Quanto è egoista il genere umano

    • Il genitore ha agito nell’interesse del bambino, che è quello di avere due genitori.
      Chi, invece ha messo in serio pericolo l’equilibrio, e quindi, la salute del bambino è la madre ed i genitori di lei.
      Per questo giustamente la magistratura le ha sospeso la responsabilità genitoriale.
      Il disgustoso episodio dovrebbe suggerire ai giudici di merito la massima prudenza nel valutare un eventuale, purtuttavia sempre auspicabile, recupero della madre. La sospensione dalla responsabilità genitoriale potrebbe durare fino al 18° anno del figlio.

  4. Entrambi i genitori vanno biasimati, si fa un gran parlare di supremo interesse del minore, ma assistiamo quotidianamente a violenze psico-fisiche sui bambini. Il problema e’ a monte, i genitori dovrebbero essere educati alla genitorialita’ . I servizi sul territorio dovrebbero essere molto più competenti ed essere in grado di far comprendere ai genitori quanto i loro comportamenti possano avere conseguenze devastanti sulla psiche dei figli. Non si dovrebbe mai arrivare a strappare un bambino dal suo ambiente,il piccolo con l’ausilio di personale qualificato andrebbe “avvicinato” dolcemente verso l’ altro genitore . Il pensiero di quel piccolo in mani a lui estranee, lontano dai suoi affetti, per quanto soffocanti, non può lasciarsi indifferenti e mettere chiunque si sia occupato del caso innanzi alle proprie responsabilità e al proprio fallimento.

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