martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Mezzogiorno: dalla competizione alla “coompetizione”
Pubblicato il 29-10-2012


E’ stato recentemente presentato a Roma il “Rapporto 2012 Impresa e Competitività” realizzato congiuntamente da SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno ed OBI-Osservatorio Banca e Impresa. Lo studio non solo fornisce un quadro completo dei sistemi produttivi delle 8 regioni del Mezzogiorno – Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia – ma, mettendo a confronto il Mezzogiorno con il Centro ed il Nord d’Italia, fornisce un termine di confronto anche con gli altri territori italiani. L’analisi conferma il momento di crisi che il nostro Paese sta vivendo, sia riguardo i risultati di mercato registrati dalle imprese sia con riferimento al modello competitivo prevalentemente adottato. Le difficoltà economiche hanno però interessato in maniera eterogenea le diverse macroregioni italiane. Infatti, mentre le aziende localizzate nel Nord‐Ovest e nel Nord‐Est hanno retto meglio la crisi, registrando tra il 2010 ed il 2011 addirittura una crescita media del fatturato rispettivamente di +1,3% e +0,2%, nelle regioni del Centro‐Sud la domanda di mercato ha subito dei cali, con flessioni medie del fatturato tra il 2010 ed il 2011 del 4,9% al Centro e del 5,8% nel Mezzogiorno.

LE PICCOLE IMPRESE DEL SUD SOFFRONO PIU’ LA CRISI – Per le imprese meridionali le ripercussioni della crisi sono state dunque mediamente peggiori di quelle registrate nelle altre macroregioni. Le cause risiedono innanzitutto in una dimensione ridotta delle imprese del Sud Italia: quasi la totalità delle imprese meridionali ha meno di 10 addetti e solo l’un per cento delle imprese del Sud ha più di 50 dipendenti. La ridotta dimensione di fatto rappresenta un vincolo ai processi di globalizzazione, ostacola i processi innovativi, frena la produttività e limita l’approvvigionamento di risorse qualificate sul mercato del lavoro. La dimensione aziendale rappresenta anche un forte vincolo per gli investimenti:  nel 2011 solo il 23,6% delle imprese meridionali ha investito, contro una media del 28,2% in Italia e 33,6% nel Nord Ovest.

INFRASTRUCTURE DIVIDE – Oltre al fattore dimensionale, emerge nel Sud un ulteriore vincolo alla competitività, connesso ai “servizi reali” disponibili. Non bisogna infatti dimenticare il ruolo svolto dai fattori esterni nel favorire l’operatività e quindi la competitività delle imprese. A riguardo, le imprese meridionali esprimono una carenza di infrastrutture sia di trasporto che di comunicazione, in particolare nei settori ICT e manifatturiero, che testimonia un problema di infrastructure divide rispetto alle altre aree territoriali. Inoltre nel Mezzogiorno si avverte anche l’esigenza di una maggior offerta di servizi a valore aggiunto in grado di supportare le strategie aziendali più complesse, quali ad esempio l’internazionalizzazione ed il marketing. Nonostante il contesto economico penalizzante e le differenze strutturali tra le differenti aree del Paese, dallo studio emerge che le imprese che utilizzano le leve competitive ottengono sempre risultati migliori, tanto al Sud quanto al Nord. Per far fronte alle nuove sfide che l’economia del Meridione è chiamata ad affrontare occorre allora puntare su innovazione, tecnologica ed organizzativa, e sull’internazionalizzazione. Per far questo occorre raggiungere adeguate dimensioni aziendali ed effettuare i necessari investimenti.

RILANCIO SIGNIFICA RETI D’IMPRESA – Ma il rilancio del Meridione nel difficile contesto economico passa anche per un nuovo approccio: è necessario uno sforzo comune delle forze produttive e delle forze istituzionali per raggiungere lo scopo di far competere gli imprenditori meridionali ad “armi pari”. Da un lato, le imprese devono favorire lo sviluppo di processi di aggregazione, passando dalla competizione alla “coompetizione”, privilegiando cioè la costituzione di filiere e reti d’impresa, combinando vocazioni ed eccellenze produttive di diverse aree territoriali in progetti unitari. Dall’altro lato la governance pubblica, con un approccio meno burocratico e più negoziale, deve poter garantire alle imprese, con la maggiore efficacia possibile, contesti normativi e strutturali adatti alla competizione internazionale.

IL COMPITO DELLA POLITICA – Il compito delle forze politiche è dunque quello di rilanciare una politica industriale che faccia leva sui vantaggi competitivi specifici del Sud. Agroalimentare, turismo, industria della cultura e creatività, green economy, logistica e trasporto marittimo, sono tutti settori sui quali il Mezzogiorno ha un vantaggio comparato. Ma anche i settori dell’automotive e dell’aerospazio possono contribuire allo sviluppo del Meridione, laddove vengano definiti interventi strutturali mirati. Per raggiungere tali obiettivi le regioni meridionali dovrebbero sforzarsi di utilizzare appieno i fondi europei disponibili e dall’altro coordinarsi maggiormente.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. ” Il compito delle forze politiche è quello di rilanciare la politica industriale….Le Regioni meridionali dovrebbero sforzarsi….etc.”
    Ma il problema del Sud e dell’Italia è proprio la mancanza di una classe politica adeguata e all’altezza del compito. Sono gli Italiani che dovrebbero cambiare la propria classe dirigente a tutti i livelli !

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