mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La commissione bicamerale boccia il decreto sui tagli alla politica
Pubblicato il 26-10-2012


Arriva un secco “no” dalla Commissione bicamerale per gli Affari Regionali al decreto sui tagli ai costi di Regioni ed Enti Locali. La Commissione ha bocciato, per i profili di sua competenza il decreto identificato come parte degli interventi sui “costi della politica”. Dopo aver esaminato il testo è arrivato il parere contrario con la motivazione che le misure «tese a determinare una riduzione dei costi della politica nelle Regioni», pur essendo da ritenere «apprezzabili» per favorire «un rafforzamento della leale collaborazione tra Stato e autonomie territoriali in merito al contenimento delle spese», sono tuttavia insufficienti dal punto di vista dell’impianto «complessivo del provvedimento e di non piena compatibilità con le prescrizioni del Titolo V della Costituzione».

ERA STATA APPROVATA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI SULLA SCIA DEL “TERREMOTO POLVERINI” – Sulla scia degli scandali che hanno travolto la giunta Polverini nella Regione Lazio, il decreto era passato facilmente in Consiglio dei Ministri all’inizio di ottobre. Tagli ai tetti dei compensi dei consiglieri e degli assessori regionali, riduzione del numero di poltrone, misure restrittive sui vitalizi facili e la Guardia di Finanza impegnata in prima linea per il controllo delle attività degli enti locali sono alcune delle misure che il decreto prevede. A queste si sommano anche un giro di vite sul pareggio di bilancio, la non ricandidabilità di amministratori che abbiano contribuito ad eventuali dissesti finanziari degli enti e, controlli rigidi sulla galassia delle attività partecipate.

LE RAGIONI DEL “NO” DA PARTE DELLA COMMISSIONE – Punta il dito contro le previsioni «in materia di controlli della Corte dei conti sugli atti delle Regioni, dei gruppi consiliari e delle assemblee regionali e di enti locali», evidenziando «la carenza di incisive modalità di interazione e interlocuzione con le autonomie territoriali in relazione all’esigenza di una graduale modulazione degli interventi in materia di rafforzamento della partecipazione della Corte dei conti al controllo sulla gestione finanziaria degli enti territoriali». Inoltre, secondo la Commissione le carenze riguardano anche la «tipologia dei controlli interni agli enti locali, di procedure di riequilibrio finanziario e di sviluppo degli strumenti di controllo della gestione finalizzati all’applicazione della revisione della spesa presso gli enti locali». Insomma sembra che la Commissione non si fidi dei controlli. Una mancanza di fiducia che si estende anche ad alcuni «specifici profili di criticità» per quello che riguarda i «controlli di legittimità della Corte dei conti sugli atti regionali, ai fini della verifica del rispetto dei vincoli finanziari, nonché in relazione alla parificazione del rendiconto della Regione, alla tipologia delle coperture finanziarie delle leggi di spesa, alla proposta di bilancio di previsione e alla legittimità regolarità delle gestioni». Secondo i commissari, infatti, questo tipo di misure «comprimono eccessivamente la sfera di competenza propria delle autonomie».

LA COMMISSIONE, «LIMITA L’AUTONOMIA» – Insomma sembra proprio che nella visione dei parlamentari «il decreto incide fortemente sull’autonomia organizzativa e gestionale degli enti locali» viste le norme sulla «revoca dell’incarico di responsabile del servizio finanziario». Inoltre, nella visione della Commissione, il decreto conterrebbe anche delle “limitazioni” per quello che riguarda «il controllo della Corte dei conti sugli enti locali in ordine alla regolarità della gestione finanziaria, agli atti di programmazione e all’efficacia dei controlli interni di ciascun ente, oltre che in merito alle funzioni del responsabile del servizio finanziario dell’ente locale».

Roberto Capocelli

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