lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Obama-Romney, il democratico si aggiudica il secondo round tv
Pubblicato il 17-10-2012


Un Barack Obama tonico quello che ha affrontato Romney nel secondo dei tre dibattiti televisivi per la sfida alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Un Obama che, messo da parte l’understatement che lo aveva caratterizzato durante il primo dibattito televisivo, ha subito voluto chiarire quello che aveva fatto negli ultimi quattro anni e quello che intende fare se eletto per il secondo mandato.

LE CONQUISTE DI OBAMA – Il Presidente uscente ha così rivendicato di aver fatto riprendere l’economia americana, ereditata da Bush sull’orlo del collasso, portando a testimonianza la gestione della crisi di Detroit, di aver introdotto l’assistenza sanitaria ai più poveri ed ai disabili, di aver combattuto efficacemente Al Qaeda pur avendo ritirato le truppe dall’Iraq, di aver evitato gli eccessi di Wall Street. Allo stesso tempo Obama ha messo in luce ciò che intende fare per il futuro: ridurre le tasse sulle classi medie ed al contempo aumentarle su quelle più agiate, ovvero su chi guadagna più di 250 mila dollari l’anno, investire sulla ricerca e sulla produzione manifatturiera, puntare sulle energie rinnovabili, sul gas naturale e sul carbone pulito, garantire l’istruzione e l’accesso alla stessa da parte di tutti.

PROGRAMMI A CONFRONTO – Obama ha così marcato notevoli differenze rispetto all’avversario Romney, il quale ha affermato di voler ridurre le tasse sulle rendite finanziarie, di voler raggiungere l’indipendenza energetica degli Stati Uniti aumentando la produzione di petrolio e l’importazione di idrocarburi dal Canada, di voler aprire nuovi mercati nel Sud America, di voler osteggiare la Cina, rea di sleali politiche commerciali e valutarie. Entrambi i candidati hanno poi dichiarato di voler favorire le piccole imprese e di volere una immigrazione legale. Però Obama, forse anche strizzando l’occhio alla comunità ispanica che potrebbe risultare l’elemento vincente nella sfida, si è mostrato più consapevole del fatto che l’America rappresenti ancora la terra promessa per molti poveri migranti.

ARMI E POLITICA INTERNAZIONALE – Notevoli differenze anche in tema di vendita di armi, dove Obama è apparso più propenso a limitare la vendita  delle armi automatiche, che spesso finiscono nelle mani di criminali o squilibrati, ma anche ad avviare una riflessione su come evitare il proliferare di impulsi violenti, mentre Romney sul punto si è limitato a dichiarare di non voler limitare la vendita delle armi. Romney, nel timore di essere associato al precedente Presidente repubblicano George W. Bush, ha dichiarato di volere, a differenza di Bush, perseguire il pareggio di bilancio e voler osteggiare la Cina. Obama ha replicato facendo presente che negli ultimi anni la pressione sulla Cina è già aumentata e che, pur esistendo effettivamente differenze tra Bush e Romney, le politiche sociali ed economiche dei due sarebbero identiche.

ACCUSE E SMENTITE – Passando alle accuse reciproche, il candidato repubblicano ha più volte fatto presente ad Obama di lasciare un’economia in dissesto. Obama ha replicato accusando Romney di scarsa credibilità, avendo assunto posizioni divergenti rispetto a quanto dichiarato in sede di primarie, quando, ad esempio, si era dichiarato contrario ad abbassare le tasse ai ricchi ed a favorire il carbone pulito. Ma è verso la fine del dibattito che Obama ha nettamente prevalso: quando Romney ha accusato Obama di non aver dichiarato subito che a Bengasi l’Ambasciatore americano era stato vittima di un attacco terroristico, il candidato repubblicano è stato smentito prima dal Presidente uscente e poi dalla stessa moderatrice.

L’ARRINGA FINALE – Nell’arringa finale, Romney ha dichiarato di voler essere il presidente di tutti gli americani e di voler far ritornare sulla strada giusta l’economia, nonché di volere una copertura sanitaria ed un’istruzione per tutti. Nel suo intervento finale Obama ha affermato di credere nella libertà del mercato e nell’iniziativa individuale, ma anche nel fatto che tutti devono avere le stesse opportunità e giocare secondo le stesse regole. Non ha poi mancato di evidenziare una ultima volta la scarsa credibilità delle dichiarazioni pubbliche di Romney, che in privato aveva dichiarato di ritenere parassiti il 47 percento degli americani.

IN ATTESA DEL FISCAL CLIFF – Nonostante il buon esito del dibattito per Obama, la campagna elettorale si presenta ancora con un livello di incertezza elevato e i due candidati, che convergono progressivamente al centro, sono dati testa a testa. Ma l’incertezza non riguarda solo chi vincerà le elezioni ma anche cosa potrà realmente fare il vincitore dopo essere stato eletto. Chiunque vinca, infatti, avrà davanti la prospettiva di un Congresso controllato a metà. Sul piano interno, in mancanza di un accordo con il Congresso, scatterà fra pochi mesi il famoso fiscal cliff, ovvero un taglio lineare del 5% dei vari capitoli di spesa. Sul piano esterno, il ruolo degli Stati Uniti resta comunque il ruolo di una protagonista dal quale ci si attendono le soluzioni che servono. Ma quali sono le soluzioni che servono al mondo? Finora se ne è parlato poco.

UNA SFIDA TRA DEBOLI – La campagna elettorale continua dunque a confermarsi una sfida tra deboli: Obama debole perché poco convincente sul fronte della salute dell’economia e Romney debole perché poco credibile rispetto alle posizioni assunte durante le primarie. Risulterà dunque fondamentale il voto dei circa 8 percento di elettori indecisi, soprattutto nei tre Stati chiave dell’Ohio, della Virginia e della Florida.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. I due candidati alla presidenza hanno speso fino ad ora piu’ di 400 milioni di dollari per la propaganda televisiva. La presenza nei network è sicuramente una componente fondamentale della battaglia politica. Ma sarà determinante come nelle precedenti elezioni presidenziali ?

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