martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Obama si aggiudica il terzo round tv promettendo lo “stop” alle guerre
Pubblicato il 23-10-2012


Barack Obama e Mitt Romney si sono ritrovati alla Lynn University di Boca Raton in Florida, per il terzo e ultimo dibattito televisivo prima delle elezioni presidenziali. Il confronto è stato incentrato sulla politica estera statunitense: si è parlato molto di Medio Oriente e Asia, niente della crisi europea. Sulla politica USA in Medio Oriente, Romney ha attaccato Obama affermando che la trasformazione delle primavere arabe in situazioni favorevoli al terrorismo e all’estremismo evidenzia la mancanza di leadership statunitense nell’area. Obama ha ricordato come dalla Tunisia alla Libia, gli Stati Uniti abbiano sostenuto gli insorti e promosso il valore della democrazia ed i diritti delle donne. In Libia, in poco tempo, senza l’impiego di truppe sul terreno e spendendo meno di quanto si sia speso in due settimane di campagna irachena, si è arrivati alla cacciata del dittatore Gheddafi.

POLITICA ESTERA, I CANDIDATI A CONFRONTO – Sostanziale identità di vedute sulla situazione siriana, con entrambi i candidati che escludono un intervento armato diretto, ma sostengono l’insurrezione degli oppositori al regime di Assad. Sul punto Obama ha sottolineato l’importanza di evitare di armare gruppi che successivamente potrebbero rivoltare quelle stesse armi contro gli Stati Uniti. Anche sull’Egitto entrambi i candidati si sono ritrovati sulla necessità dell’allontanamento di Mubarak dal potere. Sull’Iran, Obama e Romney hanno egualmente convenuto sull’obiettivo di evitare che il Paese possa dotarsi dell’arma nucleare e, in caso di attacco da parte di Israele alle installazioni iraniane, entrambi i candidati USA hanno dichiarato che si schiererebbero con il loro principale alleato nell’area. Per Obama il tempo diplomatico concesso all’Iran per ritornare sui suoi passi sta per finire. Obama ha ricordato i successi contro Al-Qaeda, oggi indebolita rispetto al passato e come questo sia stato anche il frutto della scelta, non condivisa da Romney, di togliere le truppe dall’Irak per concentrarle in Afghanistan.

POLITICA MILITARE, VISIONI OPPOSTE – Differenze sono emerse tra Obama e Romney sui modi di intendere la capacità militare statunitense. Il candidato repubblicano vorrebbe tornare a forze armate capaci di combattere due guerre contemporaneamente, nonché rilanciare l’installazione di basi anti-missilistiche in Europa orientale in funzione anti Russia. All’accusa di Romney di aver ridotto il numero delle navi militari, Obama ha replicato con una battuta sottolineando come oggi siano necessarie meno navi, così come meno baionette e meno cavalli rispetto al passato. La guerra, ha detto Obama, si combatte con nuove armi, citando ad esempio i sottomarini. Al contrario di Romney che vorrebbe investire duemila miliardi di dollari per potenziare l’esercito, il candidato democratico intende investire nella difesa solo quanto richiesto dai vertici militari, liberando così fondi che possono essere impiegati per potenziare l’economia statunitense, per costruire infrastrutture o aiutare i veterani dell’Afghanistan a riprendere un posto nella società civile quando nel 2014 torneranno in patria.

LA CINA E’ VICINA, MA NON TROPPO – Altro punto di discussione è stato il posizionamento degli USA nei confronti della Cina, che come gli Stati Uniti ha interesse ad un mondo aperto e pacifico per sviluppare i propri commerci. Per Obama la Cina è un avversario ma può essere anche un potenziale partner se rispetta le stesse regole che valgono per tutti gli altri Paesi che aderiscono al commercio mondiale. Obama ha anche ricordato le molte cause intentate contro il gigante asiatico per violazioni commerciali e la pressione esercitata negli ultimi anni, al limite del protezionismo. Romney è stato molto più diretto: la Cina, con la quale c’è già una guerra strisciante in atto, oltre a rubare la proprietà intellettuale statunitense, manipola la propria valuta tenendola artificialmente bassa e tutto ciò nuoce ai commerci statunitensi. Mentre Romney desidererebbe dunque un confronto immediato e diretto per impedire alla Cina di rubare posti di lavoro statunitensi, Obama è consapevole che la competitività si costruisce investendo in istruzione e ricerca. Per questo ha dichiarato di voler potenziare la formazione degli americani in materie matematiche e scientifiche.

C’E’ CHI PROMETTE PACE E CHI LAVORO – Nelle dichiarazioni conclusive Obama ha chiesto il voto degli americani per continuare ad allontanare il Paese dalle politiche estere sbagliate dei repubblicani e da guerre troppo lunghe, riportando posti di lavoro negli USA, dove saranno sviluppate risorse energetiche rinnovabili accanto alle tradizionali, tagliando spese militari inutili e chiedendo un sacrificio alle classi più agiate. Nelle sua dichiarazione finale Romney ha manifestato il suo ottimismo per il futuro e la volontà di creare 12 milioni di nuovi posti di lavoro. Pronto a collaborare con un Congresso controllato a metà dai democratici, il candidato repubblicano vuole un’America promotrice della pace del mondo sulla base di una leadership forte. Più che gli obiettivi di fondo da perseguire in politica estera,  le differenze tra Obama e Romney risiedono nelle modalità di raggiungimento degli stessi e sul concetto di leadership statunitense. Mentre Romney infatti vorrebbe l’America più muscolare e aggressiva grazie ad una maggiore forza militare da guerra aperta, Obama conta di ottenere risultati unendo diplomazia e sanzioni economiche all’azione sofisticata dell’intelligence, senza chiudere la porta al dialogo. Romney è apparso più propenso ad una difesa manu militari degli interessi statunitensi, mentre Obama si è mostrato più lungimirante e volenteroso di coalizzare forze intorno a dei valori universali, convinto che questo nel tempo garantirà un ritorno anche agli Stati Uniti. La leadership di Obama non è dunque solo una leadership militare, ma anche una leadership di valori e dunque, più universale.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Non credo che il confronto televisivo Obama-Romney sulla politica estera degli Stati Uniti possa essere decisiva per la conquista della Casa Bianca. Gli affari internazionali interessano solo il 4% degli elettori americani,mentre viene considerato fondamentale il programma economico dal 59%. Le tematiche sociali ed etiche suscitano l’attenzione del 33% dei votanti.
    E tuttavia,pur proponendosi gli stessi obiettivi nei riguardi di Cina Iran,Siria e Afganistan, la strategia indicata da Obama appare sicuramente piu’ duttile ed efficace. Mi auguro, perciò, la vittoria di Obama.

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