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Opinioni e commenti
 

Primarie, il «capolavoro di democrazia» di Bersani e lo scontro Vendola-Renzi
Pubblicato il 07-10-2012


Alla fine, dopo sei ore di dibattito, di tensione sfiorata su emendamenti ‘restrittivi’ poi ritirati e di alzate di mano sui tre documenti, entrambe le tifoserie cantano vittoria. In realtà il nodo della registrazione sarà chiarito solo al tavolo delle regole con alleati e candidati. Ma sabato scorso Pier Luigi Bersani è riuscito a tenere unito il Pd, frenando i pasdaran e al tempo stesso difendendo la necessità delle nuove regole. “Se facciamo bene le primarie, non ci ammazza più nessuno”, è la convinzione del segretario, al quale Matteo Renzi, dalla Puglia, tende la mano assicurando: “Mi fido di Bersani”. Poche ore dopo arriva la bordata del leader di Sel Vendola al suo sfidante alle primarie: Renzi nutre “una più marcata adesione a modelli culturali che io penso debbano essere rottamati”. Ma il sindaco di Firenze porge “l’altra guancia” alle accuse di Vendola.

DALLA NOMENKLATURA A ‘OCCUPY PRIMARIE’ – Il leader del Pd nega che il partito “sia in crisi di nervi”; e anche Rosy Bindi si sbraccia a dire che “non siamo una nomenklatura chiusa in un fortino”. Ma tra i 612 delegati, arrivati all’Hotel Ergife di Roma per assicurare il numero legale che consenta la partecipazione alle primarie di Matteo Renzi, convitato di pietra della riunione, la tensione è palpabile. Anche i leader sono nervosi. Il rischio che l’assemblea degeneri in caos è dietro l’angolo e così, anche uno che non ama l’enfasi come Bersani, avverte che “oggi abbiamo su di noi gli occhi di osservatori politici e economici europei perché dalla nostra serietà arriveranno segni sulle prospettive dell’Italia”. All’ingresso dell’hotel, ‘Occupy primarie’, il gruppo che fa capo a Pippo Civati, prova con dei manichini di cartone, che ritraggono insieme Bersani e Renzi, ad aprire le primarie a chiunque, invitando i delegati a farsi fotografare acanto alle due sagome. Ma sulla necessità di regole che evitino di trasformare le primarie in un caravanserraglio o peggio che siano inquinate, tutti i big sono d’accordo. Anche perché, alza la voce Bersani rintuzzando il rottamatore, l’unica regola esistente che si cambia in corso d’opera è quella per permettere la partecipazione a Renzi.

TRA RENZIANI E BINDIANI E’ GUERRA – Nel documento, approvato all’unanimità, si stabilisce che ci sarà il doppio turno e l’iscrizione all’albo degli elettori che sottoscriveranno un appello per il centrosinistra. Si chiarisce che la registrazione potrà avvenire dal 21/mo giorno precedente le primarie fino alla domenica del primo turno. Fin qui il testo scritto ma durante l’assemblea si è sfiorato lo scontro per un emendamento, a firma di esponenti ulivisti e bindiani, che chiedeva di precisare che la registrazione dovesse avvenire “in un sede diversa dai gazebo del primo turno”. Una “dichiarazione di guerra” per i renziani consapevoli però del rischio che l’emendamento passasse visto che i numeri dell’assemblea sono a favore dei sostenitori di Bersani. Tocca al segretario evitare la rottura, chiedendo di ritirare gli emendamenti invisi a Renzi, perché “i documenti presentati parlano già chiaro” e perché, con il mandato che riceverà dall’assemblea, si discuterà con la coalizione (Sel, Psi) al tavolo sulle regole. Gli emendamenti sono ritirati. Ma a questo punto comincia la selva di interpretazioni con Roberto Reggi, capo della campagna di Renzi, che canta vittoria perché “da oggi diamo per scontato che ci si potrà registrare al gazebo e si potrà votare anche solo al secondo turno”. Niente di tutto ciò per Rosy Bindi e per il responsabile Organizzazione Nico Stumpo per i quali “le iscrizioni si fermeranno la domenica del primo turno” e “registrazione e voto saranno due operazioni distinte”.

UN CAPOLAVORO DI DEMOCRAZIA – I due duellanti preferiscono però vedere oggi il bicchiere mezzo pieno. “Oggi é stato fatto un capolavoro di democrazia”, è il sospiro di sollievo di Bersani. E Renzi, a distanza, garantisce fiducia nel segretario: ‘”Dicono che non saranno fatte leggi ad personam e io ci credo, non è questa una giornata in cui voglio fare polemica”.

VENDOLA, I MODELLI CULTURALI DI RENZI? DA ROTTAMARE – Poco dopo la chiusura dei lavori arriva anche il plauso di Nichi Vendola, sfidante di Bersani e Renzi nella partita delle primarie: “Sono molto contento che l’assemblea del Pd si sia chiusa in un clima sereno e che il Pd abbia liquidato la faccenda delle regole. Ora dovrà discuterle con i partiti e gli altri protagonisti delle primarie”.  Ma nella mattinata di ieri, il repentino cambio di rotta del leader di Sel che ha attaccato Metto Renzi. Per Vendola il suo sfidante alle primarie del centrosinistra nutre “una più marcata adesione a modelli culturali che io penso debbano essere rottamati”. Da rottamare, ha aggiunto, è l’idea “di subalternità culturale della sinistra” rispetto a certi “modelli egemoni” liberisti che hanno portato all’attuale crisi economica internazionale. Al presidente della Regione Puglia la candidatura di Renzi non dà però fastidio. “No assolutamente” ha risposto aggiungendo che la presenza del sindaco di Firenze rende la “competizione più vera e autentica”. “Ho costruito un pezzo del mio cammino politico con alcuni protagonisti del Pd, talvolta li ho contrastati, ma per le loro idee, non per la loro età”. Per Vendola tanto Pierluigi Bersani quanto Renzi sono attualmente dei “competitori” con i quali si augura di mantenere intatti i buoni rapporti umani, senza cioè la “violenza polemica” che spesso oggi caratterizza la politica italiana. “Sono fiducioso” ha concluso.

RENZI PORGE L’ALTRA GUANCIA – Il candidato alle primarie Matteo Renzi porge “l’altra guancia” alle accuse di Nichi Vendola, che lo aveva identificato come un neo liberista. Il sindaco di Firenze non cita mai il presidente pugliese e sottolinea: “Non replicherò mai a chi mi accusa o polemizza, perchè penso che sia finita quella stagione politica in cui si parla degli altri. Gli italiani sono stufi. A me, invece, piace parlare bene dell’Italia e non male degli altri. Non entrerò in polemica con chi, in queste ore, sta facendo polemiche personali”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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