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Opinioni e commenti
 

Primarie, le nuove regole non piacciono a Renzi. Di Lello (Psi): «Ci siamo ispirati a quelle di Firenze»
Pubblicato il 03-10-2012


Le elezioni politiche sono sempre più vicine e il clima si scalda. Il tema spinoso in casa democratica è quello delle primarie di coalizione. Dopo la definizione degli sfidanti, la querelle si è spostata sulle regole per accedere al voto. Finalmente nella serata di ieri e dopo una lunga mediazione tra le varie anime del Pd, le regole per le primarie sono state definite in attesa del via libera all’assemblea di sabato che però si annuncia animata. Non sono mancati i mal di pancia: Renzi contesta il cambio, in corsa, delle regole per correre alle primarie. Ribatte con forza il coordinatore nazionale del Psi Marco Di Lello, che ha lavorato nei giorni scorsi insieme ai suoi omologhi di Pd e Sel alla stesura delle nuove regole, dichiarando all’Avanti! di essersi ispirati a quelle utilizzate proprio per «le primarie di Firenze notoriamente vinte da Renzi che prevedevano il voto ai sedicenni e agli immigrati, il registro degli elettori e il doppio turno».

LE REGOLE, ALBO ELETTORI E DOPPIO TURNO – Per candidarsi alle primarie serviranno 17 mila firme, a quanto si apprende, o il sostegno di 90 membri dell’assemblea. Per votare alle primarie, invece, ci saranno tre settimane di tempo per i cittadini per sottoscrivere il Manifesto dell’Italia che darà la tessera per votare ai gazebo. Ci si potrà registrare anche la domenica delle primarie, sempre in un posto diverso dai gazebo per impedire che ci sia chi voti più volte. Chi sottoscrive il Manifesto confluirà di fatto nell’albo degli elettori, che in base allo statuto del Pd è pubblico. Nel caso in cui nessun candidato raggiungesse il 50 per cento dei votanti, ci sarà il ballottaggio tra i primi due. Pier Luigi Bersani sabato poi chiederà il mandato per rivolgersi a candidati e forze alleate per sottoscrivere un patto che impegni chi perde a sostenere il candidato vincente e una serie di vincoli per evitare che la coalizione, in caso di vittoria, si impantani in caso di nodi controversi.

I MAL DI PANCIA DI RENZI – La modifica dello statuto del Pd che permette la candidatura di Matteo Renzi e di altri candidati del Partito democratico alle primarie, sarà una norma transitoria. Questo recita il dispositivo che verrà votato all’assemblea nazionale di sabato a Roma. Ma il sindaco di Firenze proprio non ci sta e ha ribadito il suo disappunto: «Non faccio parte dell’assemblea nazionale del Pd – ha scritto nella sua newsletter – e non voglio dare motivi di ulteriore divisione: Bersani ha detto che farà di tutto per fare primarie aperte, libere e democratiche. Non so se il segretario ha ancora la maggioranza degli elettori del centrosinistra: questo lo diranno le primarie. Ma il segretario ha sicuramente la maggioranza dei membri dell’assemblea: tocca a lui dimostrarsi di parola, come io mi auguro. Da parte mia rinuncio alle polemiche e aspetto di capire cosa verrà fuori. Continuando a coltivare la speranza che prevalga la saggezza e non si cambino le regole in corsa». Il punto che Renzi ha contestato riguarda le nuove regole: «Non capisco perché non vadano bene le regole del passato quelle che andavano bene quando hanno vinto Prodi, Veltroni, Bersani». Al sindaco di Firenze ha replicato Nico Stumpo, responsabile Organizzazione del Pd: «Vedo che Renzi chiede con insistenza perché si devono cambiare le regole. Vorrei fargli notare sommessamente che sabato riuniamo l’Assemblea nazionale del Pd per cambiare la regola dello statuto in modo da consentirgli di candidarsi alle primarie».

LA REPLICA DEL COORDINATORE DEL PSI DI LELLO – «Le primarie di Prodi erano confermative, quelle di Bersani e di Veltroni errano interne al Pd. Le esperienze di questi anni hanno evidenziato limiti e difetti delle procedure vedi il caso delle primarie a Napoli e di qui la necessità condivisa di Pd, Sel e Psi di dotarsi di regole per impedire l’influenza sul voto di elettori e personalità politiche del centrodestra o dalla criminalità organizzata. Proprio per evitare ogni polemica inutile – ha concluso – siamo partiti nel ragionamento dalle primarie di Firenze notoriamente vinte da Renzi che prevedevano il voto ai sedicenni e agli immigrati, il registro degli elettori e il doppio turno».

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Forse ricordo male, ma non mi pare che a Firenze, come in altre realtà fosse stato previsto il doppio turno, che invece è stato adottato in Francia. Inoltre l’adesione al Manifesto dovrebbe essere fatta anche contestualmente al voto delle Primarie.

  2. Scusate, ma non ho capito bene: Vendola, Renzi, Bersani, ecc hanno già firmato un patto di coalizione con programma unico? o si corre sui nomi e singoli programmi? Se siamo nella seconda ipotesi, mi dispiace ma è il contrario di quello che ultimamente abbiamo detto.

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