domenica, 20 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pronto il decreto sul taglio di 36 Province. Labellarte (Psi): «Sì a una razionalizzazione degli Enti locali»
Pubblicato il 22-10-2012


Sarà pronto, per novembre, il decreto legge del governo che prevede il taglio di 36: quelle con meno di 350.000 mila abitanti o un’estensione inferiore a 2.500 chilometri quadrati saranno accorpate alle vicine. Tra quelle che saranno eliminate, Benevento, Rovigo e Terni, cui se ne aggiungeranno altre dieci dalle Regioni a statuto speciale. Inoltre, dalla fine di giugno 2013, saranno tutte commissariate, “anche quelle che non si vedranno toccare i confini”. Per quanto riguarda i dipendenti, il ministro della Pubblica amministrazione, Patroni Griffi ha reso noto che: “Per il momento non ci sarà una contrazione del personale, ma ci potrebbe essere uno spostamento fisico”. Sull’accorpamento delle Province, Avanti! ha fatto il punto con Gerardo Labellarte, responsabile nazionale Enti Locali del Psi.

I COMMISSARI – «Non possiamo pensare che una riforma importante come questa possa venir meno solo per delle resistenze localistiche» ha avvisato Patroni Griffi. Per garantire il risultato, ed evitare tentazioni di ripensamento – per esempio le campagne elettorali e il nuovo esecutivo – il decreto prevede un processo a tappe forzate. Resta solo da stabilire se il commissario sarà esterno, nominato dal prefetto, o se il ruolo sarà affidato al presidente uscente della Provincia.

Labellarte, le Province sono Enti locali utili o devono essere modificati?

Noi socialisti ci siamo espressi a favore di una razionalizzazione delle Province. Non è giusto sostenere che queste sono inutili mentre altri Enti sono virtuosi. Tutto il sistema va razionalizzato al fine di contenere la spesa pubblica e migliorare i servizi.

Quindi anche Regioni e Comuni?

Sì, otto mila Comuni potrebbero essere ridotti di circa un migliaio, accorpandoli tra loro, ad esempio. Questa delle Province è la migliore divisione, probabilmente modificabile. Alcune delle decisioni assunte sono infatti da rivedere.

Per esempio?

L’accorpamento tra Frosinone e Latina, caratterizzate da una rivalità storica. Sono due Province che hanno storie totalmente diverse, così come Pisa e Livorno, segnate da una rivalità storica.

Nel complesso il giudizio sul decreto legge è positivo.

Sì, lo è. Ma bisogna sempre tenere conto della storia e delle comunità locali.

Silvia Sequi

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. La nota molto positiva è che si mette fine al proliferare di nuove provinciucce come è successo negli ultimi anni.
    Alcune davvero inutili e solo espressioni campanilistiche dei territori.

    L’aspetto neg
    ativo è che si creerebbero ben TRE regioni MONOPROVINCIA: Umbria, Molise e Basilicata.
    Probabilmente a parte il molise che è un entità geografica molto piccola, sarebbe stato giusto e necessario salvaguardare almeno due province in Umbria e Basilicata.
    Ma semplicemente perché non ha nessun senso e sia inutile avere l’entità regionale e l’entità provinciale coincidente sia geograficamente che politicamente.

    Penso sia auspicabile fare un discorso molto più generale sull’utilità delle province o addiruttura delle regioni.

    Le regioni con la riforma del titolo V della costituzione hanno assunto maggiore autonomia, anche di carattere legislativo, ritrovandoci con 20 piccoli stati con 20 diverse legislazioni in materie molto delicate qali la salute, l’istruzione, l’urbanistica, l’ambiente o l’energia. E persino sulle modalità elettorali ed amministrative.
    Con normative diversissime in regioni anche solo limitrofe.
    Non è assolutamente accettabile.

    Dobbiamo decidere cosa serve e quele sisteme di Ente territoriale serve davvero al paese ed alla popolazione. Facendo un accurato studio socio, politico ed economico.

    E quindi procedere alla riforma degli Enti territoriali, province e regioni.

    A.Zac.

  2. I localismi e le rivalità tra comini ci sono sempre stati nel territorio italiano.Esempio Pisa e Livorno dovranno mettere da parte quello che le divide e ragionare in termini di efficenza e risparmio. Quindi il Ministro deve proseguire velocemente. Non sarebbe male una volte per tutte, che i localismi cessino di esistere e si iniziasse a parlare di sistema paese, perchè pensando la paesucolo si perde di vista quello che seve veramente alla collettività. Sarebbe un bene risistemare l’ordinamento delle Regioni, visto che procedono in modo a volte completamente differente ed emanado leggi e leggine a dir poco discutibili. Certamente una cosa da eliminare sarebbe il famoso listino del Presidente,non mi sembra per nulla corretto.

  3. Il problema , per me, è che il provvedimento è teso al risparmio puro e semplice, creerà altra confusione e non farà risparmiare
    Non si riorganizzano le strutture dello stato , perchè bisogna spendere meno ma, si riorganizzano perchè siamo più efficenti e rispondano con maggiore efficaca dei compiti assegnati.
    Solo se si parte da questo ragionamento si arriva ad un vero risparmio, ad una vera lotta allo spreco.
    Circa i comuni, guardate che i piccoli comuni hanno un grande compito di aggregazione sociale, non sono loro che costano, non si devono eliminare, ma raggruppare i servizi di cui hanno bisogno e che soli non riuscirebbero avere.
    Concludendo serve una completa riforma delle autonomie degli enti locali, una loro completa riforma che ormonizzi le cumuni,province e regioni con l’azione del governo centrale.
    Decentramento dunque , il più ampio possibile ma basta con gli speudo federalismi che non hanno nessuna ragione , ne pratica , ne economica ne storica.
    Per quanto riguarda Monti , si fermi quì, eviti di fare danni
    Compagno
    Maurizio Molinari – Federazione di Torino

  4. Ritengo intelligente l’accorpamento delle Provincie e il loro Commissariamente in attesa di una Legge Costituzionale che le possa cancellare, in quanto creano meno problemi di trasferimento di personale, mentre le strutture decentrate possono funzionare anche se la sede principale è spostata. E’ vero che bisogna elaborare un progetto su tutta l’architettura dello Stato. Intanto diamo una risposta di semplificazione e riduzione della struttura burocratica: via le Provinvie e accorpamento dei piccoli Comuni. Bisogna evitare che le competenze dell Provincie passino alle Regioni, che hanno compiti Legislativi e di Programmazione, mentre vanno trasferiti ai Comuni con possibilità di accordi intercomunali per gli interventi di tale natura. Sulle Regioni ci sono stati dei studi positivi dalla stessa Fondazione Agnelli e vanno ridimensionate accorpando quelle piccole inadeguate per le nuove sfide economiche, cercando dimensioni che assicurino efficienza e funzionalità.

Lascia un commento