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Opinioni e commenti
 

Questione Calabria: a Catanzaro Susanna Camusso punta su legalità, lavoro, sviluppo e lotta alla povertà
Pubblicato il 15-10-2012


Le rughe sul volto bruciato dal sole a rendere indelebile una storia di fatica e sacrifici, nelle mani callose una bandiera, nel cuore la speranza che qualcosa, un giorno, possa davvero cambiare. A Catanzaro sfila la Calabria migliore, quella che chiede ancora “pane e lavoro” perché da queste parti é una esasperata invocazione non già una rivendicazione anacronistica. Basta chiedere ai ventimila cassintegrati che si aggiungono all’esercito di disoccupati in fila ai centri per l’impiego con un occhio alla politica, oppure ai lavoratori portuali di Gioia Tauro, agli ex tessili di Castrovillari, agli edili dell’A3, ai dipendenti della sanità privata, dei call center. Alla manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil, organizzata nel capoluogo della regione Calabria ce ne erano almeno ventimila, un serpentone di umanità varia, teste cadute e creste punk tutte dalla stessa parte della barricata contro la precarietà e il senso d’abbandono che porta questo angolo di mondo in fondo ad ogni classifica di vivibilità.

I SINDACATI E LA “QUESTIONE CALABRIA” – I segretari nazionali dei sindacati confederali hanno scelto di affrontare anche in questo modo la “questione Calabria”, “una bomba sociale pronta ad esplodere”. Una manifestazione popolare per dire no a tutte le cose che non vanno a partire dal precariato e dalla grave crisi dell’occupazione. Peccato che nonostante le buone intenzioni, sul palco di piazza Prefettura, dopo un corteo diventato una festa di bandiere e musica, all’appello risponde solo Susanna Camusso, e alla piazza, dove  spiccano i gonfaloni di decine di Comuni, compresi quelli delle sindache minacciate dalla ‘ndrangheta, la segretaria nazionale della Cgil basta. Assenti per malattia Angeletti e Bonanni, per la Cisl arriva il segretario generale aggiunto, Giorgio Santini, e per la Uil il segretario confederale Guglielmo Loi.

CAMUSSO (CGIL), SERVONO INVESTIMENTI – Concordi nell’affermare che è arrivato il momento che anche la Regione faccia la propria parte per “lo sviluppo di questa terra. Non è più tollerabile che si prosegua su questa strada – ha esordito la Camusso – serve un cambio di passo, una svolta che colmi il gap socio-economico tra la Calabria e il resto d’Italia. La produttività è una priorità del Governo, ma il Governo chiede solo agli altri di fare. Servono investimenti e fino ad oggi non ne abbiamo sentito parlare. Sentiamo circolare sempre le stesse idee, cioè quelle delle vie basse, per cui comprimendo i diritti dei lavoratori si ottengono i risultati”.

POLITICA DELLA LEGALITA’ – Insomma, per Susanna Camusso, bisogna “cambiare strada”. “La legge di stabilità non rappresenta una risposta per i lavoratori e non ha nemmeno l’idea di cambiare la politica in questo Paese – ha detto ancora -. Mi sembra sempre più evidente che questo governo si è tolto gli abiti del tecnico e si è messo a fare le cose tipiche di un governo tradizionale”. Torna spesso nell’appassionato intervento del leader della  Cgil la parola  speranza, leit motiv della manifestazione: “Serve una qualità delle amministrazione per ridare speranza a regioni come la Calabria. E poi serve una politica di legalità visto che il primo motivo per cui non si attraggono investimenti è che non ci si fida delle regole di questo Paese”.

I QUATTRO PILASTRI PER RISOLLEVARE LA REGIONE – Legalità, lavoro, sviluppo e lotta alla povertà i quattro pilastri su cui poggiare la strategia di intervento a favore della Calabria che merita una attenzione nazionale, tanto che la segretaria della Cgil propone la costituzione di un tavolo istituzionale che metta assieme le forze migliori, sociali e politiche, per un reale cambio di passo. “Il Nord non può pensare di andare avanti da solo – ha concluso la Camusso – senza il Sud il Paese non cresce. Bisogna dare regole certe, come negli appalti, legalità e giustizia. Adesso è l’ora del riscatto”. E quando la piazza si svuota, tra i volantini e le bottigliette d’acqua per terra, verso i pullman con le bandire immaginate, un senso di incertezza: sarà stata l’ennesima passerella delle buone intenzioni? Ai posteri l’ardua sentenza.

Maria Rita Galati

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