martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Renzi a Taranto. Tra risa e applausi, il facile populismo del sindaco di Firenze
Pubblicato il 08-10-2012


Ha ripassato bene la lezione lo studente Renzi. Mentre il direttivo del Pd era riunito all’Hotel Ergife di Roma, il giovanotto fiorentino sceglieva Taranto e la Puglia per sfoggiare camicia e cravatta, su pantalone attillato marrone e scarpe da “fighetto” alla moda. Proprio un bravo collegiale americano, non c’è che dire. La sua “lezione” potrebbe risultare simpatica, in pieno stile berlusconiano. Fatta di battute preparate, ma naturalmente in salsa “moderna” e giovanile. I “suoi” dello staff sono armati di nuovissimi computer con la “mela” e, ad ogni battuta “casuale”, hanno già pronto un video o una slide da proiettare sullo schermo. Della serie: “Potevamo stupirvi con effetti speciali”.

IL NUOVO CHE AVANZA? – Dovrà pur dimostrare in qualche modo di essere il nuovo che avanza, il sindaco di Firenze. Certo, abituati come siamo agli exploit improvvisati, quasi “incontinenti” del Cavaliere, a tratti, la lezioncina risultava un po’ noiosa. E sì, perché, non fosse stato per la metodologia da corso auto-motivazionale per manager stressati della California, di “nuovo” nelle parole di Renzi c’è davvero poco.

RENZI, “IL GRILLINO” – Si è presentato in camper Matteo Renzi, ma poi ha dormito in hotel. Forse un monito del “vorrei ma non posso” del sindaco fiorentino. Ha cominciato rivolto alla platea annunciando, con la faccia da ragazzino della porta accanto, che parlerà di futuro, perché «davvero non se ne può più dei soliti discorsi». Ma poi, eccolo sciorinare il più grillino degli approcci. Un’infinita lista delle cose che non vanno. Gli sprechi della politica, la necessità di rinnovamento, i tagli sulle auto blu, le ruberie. Se ci si gira dall’altra parte, tolto l’accento di Fiesole, ci si potrebbe confondere pensando di ascoltare Grillo. E quando sembra aver concluso, per iniziare a parlare di proposte, usa uno slogan e ritorna sui problemi del vecchio. Gli applausi arrivano facilmente. Argomenti legittimi, per carità. Del resto, basta camminare per le strade di una qualunque cittadina italiana, da Lampedusa ad Aosta, fermare casualmente la prima persona che passa, per capire quanto questi problemi siano consapevolezza comune.

1000 DOMANDE DIFFICILI PER UN COLLOQUIO DI LAVORO – Si vende in tutte le librerie. È il manuale per il perfetto colloquio di lavoro. Renzi sembra aver ripassato anche quello. Infatti, dopo aver elencato gli obbrobri della classe politica, il sindaco si stringe nelle spalle e sfodera la pagina due del manuale che recita: “Parla di un tuo difetto e scegline uno che non lo è. Poi afferma di aver imparato e di esserti sforzato di migliorare”. «Sì, anche io ho commesso degli errori, lo ammetto. Quando la nevicata improvvisa si è abbattuta su Firenze ero impreparato. Non come Alemanno, intendiamoci, ma poi l’anno successivo avevo approntato un piano da film americano. Peccato che non abbia nevicato». Risa e applausi. Poi tira fuori una parola seria, «politica industriale». Sembra quasi che ce l’abbia fatta a parlare di una proposta vera. Ma, subito, Matteo inizia a parlare del turismo. Anche questo, senza dubbio, un nodo dei problemi italiani da affrontare. Peccato che nel ripassare la lezione, nessuno abbia spiegato a Renzi che l’Italia non era diventata la quinta potenza industriale del mondo per il turismo, ma per la sua politica fatta di grandi aziende, di piccole e medie imprese, e di scelte politiche in grado di rendere il Paese competitivo sullo scacchiere internazionale.

TU VUO’ FA L’AMERICANO, MA SEI NATO IN ITALY – Matteo Renzi chiude con un video di Obama il suo “discorso tarantino”. Il messaggio è: “Ecco, io sono come Obama!”. Un discorso su una bambina nata l’11 settembre e poi morta in un attentato in Arizona. Questa è la maniera del sindaco fiorentino per «promettere il futuro ai bambini italiani». Peccato che l’Italia non sia gli Stati Uniti e che i nostri problemi siano altri. Sarebbe stata anche una bella chiusura per un comizio. A Tel Aviv, non a Taranto.

NON PIÚ UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO, MA 100 EURO IN PIU’ – Deve navigare proprio in cattive acque la nostra povera Italia. Se nel ’94 il Cavaliere prometteva un milione di posti di lavoro in più, Matteo Renzi rispolvera la trovata. Questa volta, però, sono 100 euro in più al mese nelle tasche di ogni cittadino. Ecco il fulcro della “proposta” politica del sindaco più virtuoso del Paese. Altro che cassa del Mezzogiorno. L’Apostolo Matteo viene a Taranto a fare l’elemosina ad una città che, più di altre, soffre per la difficile situazione dell’Ilva. Se questa è la ricetta del “rottamatore” per combattere la crisi, allora prepariamoci. Corriamo davvero il rischio che, ad essere rottamata, sia solo l’Italia.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Dopo queste sagaci e legittime affermazioni, vorrei sapere se nel caso di vittoria di Renzi alle primarie, ipotesi tutt’altro che peregrina, il PSI appoggerà la sua candidatura a Presidente del Consiglio. Grazie.

    • Io credo che in caso di vittoria di Renzi, il PSI e Nencini, dopo che si sono legati mani e piedi a Bersani, avranno un bel calcio nel fondo schiena come regalo dal piccolo diavolo di Firenze, Forse , c’è ancora tempo, i Socialisti, anziché fare il tifo per tizio o caio, dovrebbero pensare a fare i Socialisti, a dire , fuori dal coro, cosa effettivamente pensano o credano si debba fare per sto Paese allo sfascio… sempre Avanti !!!!!

  2. Renzi non mi piace e non mi è mai piaciuto ma non mi piacciono gli argomenti che si usano per contrastarlo.
    E’ qualcosa di già visto e sentito e purtroppo sulla nostra pelle di socialisti.
    Bersani mi piacerebbe ma purtroppo il contorno no e non voglio essere complice dell’elezione di Casini o altri ben conosciuti “baffi” a presidente della Repubblica.
    Quindi per il sottoscritto niente primarie e per il voto ho qualche mese di tempo perchè qualcuno mi convinca a votare ancora Psi per ora propendo per il non voto.

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