giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ricordate gli Squallor? Tutta la verità in un docu-film
Pubblicato il 01-10-2012


Ricordate gli Squallor? Per tutti quelli troppo giovani per appassionarsi alle rime “controcorrente” della storica band partenopea o per chi all’epoca li avesse snobbati etichettandoli “trash”, è arrivato per loro il momento e anche il modo per scoprire un gruppo precursore di uno stile e di un certo approccio disincantato e cinico alla musica. L’occasione è offerta da “Gli Squallor” di Carla Rinaldi e Michele Rossi, pellicola vincitrice del Premio Miglior documentario autoprodotto al Napoli Film Festival 2012 – sezione “Schermo Napoli”. Il film, che verra’ distribuito in dvd dalla CNI – compagnia nuove indye agli inizi di febbraio 2013, racconta la nascita e la fine del progetto Squallor, a cominciare da un film del 1967 diretto da Stanley Donen (co-regista di “Cantando sotto la pioggia” con Gene Kelly).

CANTANTI CONTRO – A rivelare quelle verita’, sono anzitutto Alfredo Cerruti (unico vivente del supergruppo) e Giancarlo Bigazzi (scomparso proprio lo scorso gennaio). Contro la chiesa, contro i cantautori-star, contro le donne e contro gli uomini che si innamorano. Contro il perbenismo, la censura e il moralismo standard, arrivano canzoni intitolate “38 luglio”, “‘O camionista”, “Berta”, “Gennarino Primo”, “Chi cazz’ m’ ‘o fa fa’”, “Non mi mordere il dito”, “Troia”, “Ti ho conosciuto in un clubs” e, ovviamente, “Cornutone”.

GLI INSOSPETTABILI FUN DEGLI SQUALLOR – Nel documentario, ancora, una straordinaria pattuglia di artisti ricorda la sua “esperienza” con gli Squallor: tra gli altri, Vinicio Capossela, Massimo Ranieri, Orietta Berti, Gigi D’Alessio, Pooh, Radius, Federico Zampaglione (Tiromancino), Nina Soldano, Peppino Di Capri, Lillo & Greg, Marco Masini, Rocco Tanica (Elio e le storie tese), Raiz, Don Backy, Nino Frassica, Giuliano Palma, il Giardino dei semplici, Diego Abatantuono, Franco Califano, Dario Salvatori, Freak Antoni (Skiantos), Jacqueline Savio, Caparezza, Antonio Capuano, Enzo Gragnaniello, Mara Maionchi, Franco Crepax, Peppe Lanzetta, Gianni Daldello, Mario Lavezzi, Gianni Simioli, Renzo Arbore, Tullio De Piscopo, Stefano Bollani, Little Tony, Nino Buonocore, Vincenzo Restuccia, Roberto Del Gaudio (i Virtuosi di San martino), Achille Bonito Oliva, Giorgio Verdelli, Tony Tammaro, Gianni Bella, Giorgio Assumma, Oscar Avogadro, Gualtiero Berlinghini, Luciano Tallarin, Decio Lombardi, Gianfranco Marziano e Elio Gariboldi, il cosiddetto quinto Squallor.

IL SEGRETO DEL LORO SUCCESSO – “Fenomeno di successo, o fenomeno di cesso. Ma sempre un fenomeno era”, spiega Cerruti, altrimenti detti “i contrabbandieri della musica”, dopo i Beatles, i Pink Floyd e Orietta Berti furono gli Squallor. Quattro maghi della musica leggera italiana: Toto’ Savio, Daniele Pace, Giancarlo Bigazzi e Alfredo Cerruti. Produttori, musicisti, autori di testi, personaggi che hanno creato cult discografici, televisivi e radiofonici, decidono di vivere di notte alla ricerca del comico, della maniera perfetta per “sbeffeggiare il sistema”, commentera’ lo stesso Bigazzi. Perche’, diciamolo, “noi frequentavamo i cantanti, che sono i peggiori scassa c… mondiali. E ci sfogavamo contro di loro”, aggiunge il maestro Cerruti.

TRA SACRO E PROFANO – Il film fa luce sull’epopea della CGD – Compagnia generale del disco – guidata dall’ungherese Ladislao Sugar, le hit dei ’60 / ’70 / ’80. Gli anni di piombo e il music-biz. Lamenti rock, goliardie, successi con strofe e ritornelli “classici” della forma-canzone ma che alla rima “cuore-amore” preferivano “pazzo-c…”. O semplicemente un “Bla Bla Bla”, assai piu’ profondo di tanto verseggiare disperato e letterario. Le loro invenzioni diventano addirittura un archivio prezioso per le cover firmate Abba e Jennifer Lopez. La prima incisione Squallor e’ ufficialmente datata 1969 – “pure il numero era buono”, insiste Cerruti – l’ultima 1994. In mezzo, compaiono amori (Mina), nottate di poker e whisky e lungometraggi trash. Signore e signori, finalmente tornano “Gli Squallor”. Un’avventura sacra e profana, come lo e’ ogni risata.

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