mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scandalo Finmeccanica, supertangente da 550 milioni. Scajola: «Aiutato Fincantieri in Brasile. Il resto a mia insaputa»
Pubblicato il 24-10-2012


Cinquecentocinquanta milioni di euro. Questa la cifra che sarebbe stata spartita tra l’ex ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, il deputato Massimo Nicolucci (entrambi sottoposti a indagini) e il ministro della Difesa brasiliano Jobin. La presunta tangente riguarda la fornitura da parte di Finmeccanica di undici fregate (navi da guerra, ndr.) al governo brasiliano. Stando a quanto emerge dalle indagini la presunta “mazzetta” sarebbe dovuta essere «mascherata da contratto di agenzia. La commessa però alla fine sembra esser saltata per un mancato accordo sull’estradizione di Cesare Battisti, il latitante rifugiatosi a Brasilia.

L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI NAPOLI – L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e condotta dai pm Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock, riguarda non solo forniture in Brasile, ma anche trattative con India, Panama, Indonesia e Russia. L’indagine degli inquirenti è scaturita dai verbali di Lorenzo Borgogni, ex capo delle relazioni esterne di Finmeccanica che, tra le altre cose, avrebbe dichiarato che la percentuale per i mediatori era stata pattuita.

SCAJOLA, HO SOLO CERCATO DI AIUTARE IMPRESE ITALIANE – «Ho sempre agito alla luce del sole». Così si difende il coordinatore Pdl dall’accusa di corruzione internazionale. Sull’eventuale sponsorizzazione di Fincantieri in Brasile, Scajola spiega d’averlo «fatto con tutte le nostre imprese, grande, medie, piccole. È stato il mio lavoro per due mandati, ne sono orgoglioso». In merito all’export, l’onorevole indagato ha sottilineato che le esportazioni tengono «in piedi la nostra industria. Dobbiamo tutelare e promuovere le nostre eccellenze, soprattutto all’estero». E il Brasile «è un Paese in crescita, la concorrenza di Usa e Germania era fortissima». Sul presunto giro di tangenti, Scajola ribadisce di non poter «sapere quali siano le strategie delle aziende. Per quanto mi riguarda, tutto si è svolto regolarmente. Ho spinto perchè vincesse un’azienda italiana, alla luce del sole. E poi, se davvero ci fossero state delle trattative anomale, crede che lo avrebbero fatto sapere ai ministri coinvolti?».

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Che purtroppo alcune persone chiave delle gare estere chiedano soldi in cambio, quanto meno, di un parere non negativo nella valutazione della merce offerta, come italiani non possiamo farci molto. Non partecipare a quelle gare vuol dire autoescludersi e lasciare che gli affari li facciano gli altri. Denunciare quelle persone disoneste nel loro Stato vuol dire di nuovo rischiare di farsi terra bruciata intorno. Si spera nei controlli che quello Stato dovrebbe fare per evitare di pagare di piu’ per gli stessi prodotti.
    PERO’ pensare che a diminuire la concorrenzialita’ dei nostri prodotti ci si mettano pure i nostri “intermediari”… per cosa poi, per fare il loro mestiere, per il quale gia’ vengono profumatamente pagati? Fintanto che i guadagni, diretti ed indiretti, dei politici non saranno alla luce del sole e in quelle cariche gireranno tutti questi soldi, continueranno ad attirare personaggi senza moralita’…
    E il controllore andrebbe scelto con molta cura, diciamo per esempio che a controllare potrebbe essere il web ;o) vedreste che di volontari ce ne sarebbero molti e motivati…

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