sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scuola: gli studenti in piazza protestano “a suon di ortaggi” contro il governo
Pubblicato il 12-10-2012


Se a Bologna venivano distribuite mele, per sottolineare che la scuola pubblica italiana è “alla frutta”, a Roma si lanciavano carote contro il Miur (il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per ricordare che al bastone, si deve alternare anche l’ortaggio. Il riferimento è alle recenti dichiarazioni del ministro del Miur, Francesco Profumo secondo il quale «al Paese servono bastone e carota, ma non troppa carota». A Milano e a Napoli gli studenti hanno rispettivamente occupato il Pirellone, sede del Consiglio regionale Lombardo e il Maschio Angioino. In ogni caso, sono state manifestazioni di protesta pacifiche quelle che ieri hanno coinvolto circa novanta città italiane, nella giornata dello sciopero nazionale dei lavoratori della scuola, indetto a livello nazionale dal sindacato. A sfilare contro la svendita della scuola pubblica e la distruzione dell’Università da parte del governo dei tecnici non solo studenti e insegnanti, ma anche precari, personale scolastico e genitori. E l’intenzione è quella di non fermarsi: gli studenti hanno, infatti, deciso di rilanciare tre giorni di mobilitazione, coordinati in tutte le scuole e le università italiane, previsti per il 24-25-26 ottobre.
LA SOLIDARIETÀ E L’APPELLO DEL PD – Numerosi esponenti del Partito democratico, oltre aver espresso solidarietà per i manifestanti, hanno invitato il governo ad ascoltare le richieste degli insegnanti e degli studenti. Il senatore Vincenzo Vita, che ha partecipato al corteo, ha ribadito che la legge di stabilità, varata lo scorso martedì, «va modificata certamente per ciò che concerne l’istruzione». Solidarietà è stata espressa dal capogruppo Pd nella Commissione Cultura alla Camera, Maria Coscia secondo la quale il ministro Profumo non può «sottovalutare le ragioni della protesta» ma deve «ripensare le norme nella legge di stabilità. È chiaro che noi non le voteremo, le consideriamo un vero e proprio colpo di mano, l’ennesimo scippo al nostro sistema di istruzione».

LE RAGIONI DELLA PROTESTA – Tra le ragioni di protesta vi sono non solo i tagli all’istruzione, previsti dalla spending review e dalla legge sulla stabilità, ma anche il disegno legge 953 (ex Aprea, dal nome dell’assessore lombardo all’Istruzione Valentina Aprea che lo ha concepito) che – dopo un iter parlamentare che dura da anni – è recentemente passato alla Camera in sede deliberante, minacciando così l’esistenza della scuola pubblica. Tra le misure previste dal ddl vi è infatti l’aziendalizzazione delle scuole, l’ingresso di finanziatori privati nei consigli di istituto, l’orientamento verso un modello “produttivo” che vede l’istruzione superiore solo in prospettiva lavorativa e premia gli istituti soltanto in base a un non meglio identificato criterio di efficienza, compromettendo seriamente i finanziamenti pubblici.

Silvia Sequi

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