domenica, 19 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Se la crescita non accompagna il rigore, si rischia il corto circuito
Pubblicato il 02-10-2012


Nell’audizione presso le Commissioni Bilancio riunite della Camera e del Senato, il Presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, ha sottolineato il pericolo di un corto circuito tra rigore e crescita. Le manovre del Governo Monti, affidate per il 70 percento ad aumenti di imposte e tasse, e tali da innalzare la pressione fiscale ad oltre il 45 percento nel triennio 2012-2014, stanno comportando notevoli effetti recessivi sull’economia, che rischiano di rivelarsi più pesanti e controproducenti di quanto inizialmente previsto dallo stesso Governo.
IL PAREGGIO DI BILANCIO 2013? UN MIRAGGIO – L’aumento delle tasse e la compressione del reddito disponibile di famiglie e imprese, che a sua volta provoca una caduta dei consumi e degli investimenti, fa infatti apparire sempre più precario l’obiettivo dichiarato del conseguimento del pareggio di bilancio nel 2013. Insomma, pur realizzando risultati importanti nel controllo della finanza pubblica, tramite l’inasprimento delle manovre correttive, ci si allontana dal risanamento perché l’economia reale non riesce più sopportare il peso della forte imposizione fiscale.
ANALISI DISTORTA DELLA CRISI – Secondo la Corte dei conti questa spirale negativa è la conseguenza di una visione distorta ed incompleta delle ragioni della crisi. Da un lato, infatti, le autorità europee, considerando debito e deficit pubblici all’origine della stessa, pongono al centro della strategia economico-finanziaria il rigido controllo delle finanze pubbliche; dall’altro lato i mercati attribuiscono un peso sempre maggiore ai fattori di vulnerabilità di un insieme di Paesi privi di una reale convergenza economica e di una vera unione politica.
IL PIL SEMPRE PIU’ GIU’ – Le severe politiche di controllo dei conti pubblici che appesantiscono la recessione e la mancata crescita stanno dunque allontanando il Paese dagli obiettivi dichiarati dal Governo nel dicembre 2011. Infatti, per il 2012 la flessione del Prodotto Interno Lordo è ora stimata al 2,4 percento, mentre in precedenza il Governo stimava una riduzione dell’ 1,2 percento. Per il 2013, il PIL segnerebbe ancora una flessione in termini reali dello 0,2 percento ed un aumento nominale di poco superiore all’1 percento. Questo soprattutto a causa del calo della domanda interna, dovuto ai vistosi peggioramenti dei consumi delle famiglie, ora stimati in riduzione del 3,3 percento, e degli investimenti fissi lordi, per i quali è prevista una flessione superiore all’8 percento.
CORTO CIRCUITO TRA TASSE E CRESCITA – Dal confronto tra le ultime stime ed i valori presentati dal Governo a fine 2011 emergono palesemente gli effetti perversi di un corto circuito tra inasprimenti fiscali e crescita economica: minori entrate complessive per circa 33 miliardi nel 2012, per oltre 41 miliardi nel 2013 e per quasi 44 miliardi nel 2014. E’ evidente quindi che l’aggravarsi della recessione ha impedito il conseguimento degli obiettivi di entrata, nonostante gli aumenti discrezionali di imposte con cui il Governo ha cercato di compensare la ciclicità del gettito fiscale. Sul lato della spesa vi sono scostamenti meno pronunciati, ma pure vanno rilevati maggiori uscite al netto degli interessi per oltre 2 miliardi di Euro.
NON SI ESCLUDE UNA NUOVA MANOVRA CORRETTIVA – Nonostante ciò il Governo ha confermato l’obiettivo programmatico del pareggio di bilancio nel 2013, ma si capisce che si tratta di un equilibrio sempre più precario e a questo punto non si può escludere una nuova manovra correttiva, che non potrà che incidere sul fronte della spesa. Ma la Corte dei conti rileva anche come le politiche di crescita finora messe in atto dal Governo Monti siano insufficienti per colmare il vuoto di domanda apertosi a partire dal 2007: è dunque necessario rafforzare la strategia per la crescita, affidando ad essa obiettivi più ambiziosi di quelli finora adottati.
Alfonso Siano
Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Per quanto riguarda i tagli alle spese il Governo Monti è stato prodigo di annunci altisonanti, ma in concreto fino ad oggi i risultati sono stati deludenti. In nessun settore della spesa si sono potuti registrare interventi incisivi. Anzi le cronache di questi giorni denunciano sperperi inimmaginabili di istituzioni pubbliche ad ogni livello. Per non parlare dell’evasione fiscale stimata circa 60 miliardi all’anno.
    Sembra lapalissiano ,una volta acclarata l’mpossibilità di usare ancora la leva della tassazione, che l’unico modo per uscire dalla crisi sia un intervento serio sugli sperperi della politica e della burocrazia,sulle spese improduttive e sull’evasione. Se il Governo dei tecnici non riesce a operare in questa direzione che ci sta a fare ?

Lascia un commento