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Opinioni e commenti
 

Sentenza terremoto all’Aquila, il Paese è diviso. Il sindaco Cialente: «Per noi non è una pagina chiusa»
Pubblicato il 24-10-2012


Una sentenza storica. E che fa discutere. Non solo in Italia. Il verdetto che ha condannato a sei anni di reclusione i sette componenti della Commissione Grandi Rischi ha suscitato l’interesse dell’opinione pubblica internazionale. Scienziati statunitensi hanno infatti definito la sentenza «assurda e pericolosa». Schierati anche i colleghi giapponesi così come in Svizzera si sono alzate voci per difendere gli esperti italiani che avrebbero agito secondo i principi scientifici. Avanti! ha fatto il punto con il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, primo cittadino anche all’epoca del terribile terremoto che colpì l’intera area del capoluogo abruzzese, la conca aquilana e parte della provincia quella notte del 6 aprile 2009.

Una sentenza quella di ieri che sta dividendo il Paese. Lei reputa che la pena sia giusta?

Noi ci eravamo costituiti parte civile. Non ho ancora parlato con il mio avvocato, non so dire se è giusto che la pena sia più alta di quella richiesta. Ho come l’impressione che solo noi aquilani abbiamo accolto la sentenza di condanna. Mi sembra sia stata respinta dagli altri e condannata dalla stampa italiana. È chiaro che per noi non è una pagina chiusa. L’accusa non è di aver non previsto il sisma, ma di aver rassicurato la popolazione.

Lei da aquilano si attendeva questa sentenza?

Anche se ci fossero centomila sentenze, nessuno può cancellare ciò che è successo. Il dramma lo viviamo da allora. Io sono stato accusato di fare polemica. Da medico, ho sempre cercato di ragionare in questo modo: se fai la diagnosi giusta indovini la terapia. Io non faccio polemiche, cerco di evidenziare i limiti e gli errori commessi. E ho avuto ragione. Oggi la situazione è terribile. La città è allo stremo, non c’è il rilancio economico. Ieri, quando è arrivata la notizia di sentenza, non c’era un aquilano. Eravamo circa 1000 persone in un’assemblea. Secondo la legge 183 del 2011 non dobbiamo restituire le tasse per il 40% in dieci anni. Ora però Inps e Inail vogliono che le paghiamo al 100%. Ma la città non riesce, non abbiamo i soldi. Da circa quindici giorni siamo in piena mobilitazione, le tensioni sono altissime. Prima del sisma, l’economia si basava su tre-quattro pilastri: il settore terziario, l’università, l’industria e le attività economiche, le pensioni e gli stipendi pubblici. Ora ci sono rimasti solo questi ultimi due e le imprese non ricevono i soldi per i lavori compiuti. Il processo di ieri ha affrontato la situazione accaduta prima del terremoto. Ma ci sarà una ricostruzione che renda giustizia dopo gli errori?

La ricostruzione non è ancora partita?

No. La giustizia di ieri dovrebbe essere accompagnata da una giustizia per quello che ha sofferto la città. Abbiamo avuto ragione su quasi tutto: abbiamo segnalato gli errori, ma nessuno ci ha dato retta. Come Enti locali nessuno ha avuto fiducia. Ci hanno emarginato e portato al baratro. Ieri sono stato aggredito da due cittadini esasperati. Gente che ha perso il lavoro, che è senza soldi, che ha subìto lo sfratto dalla casa. Il clima è terribile.

La accusano di essere un sindaco “litigioso”.

Sì, oltre ad una sorta di leitmotiv secondo cui gli aquilani sono incontentabili e irriconoscenti. Vorrei invitare costoro a venire qui, cosìcchè si possano fare un’idea. Vedo persone che raccolgono cibo nei cassonnetti fuori dai supermercati. Nella mia città non è mai accaduto.

Pensa che la sentenza di lunedì possa essere corretta in appello?

Non lo so. Noi possiamo processare e chiamare a rispondere. Se dovesse ripresentarsi uno sciame sismico, che diciamo alle nostre genti? Evacuiamo? Bisogna mettere le mani su una grande opera, che è quella di manutenzione straordinaria per essere messi in sicurezza. Da noi una scossa fa i morti. Questa è la mia battaglia nazionale. Bisogna erigere edifici strategici, anche per rimettere apposto l’economia. Si tratterebbe di lavori fatti dai Comuni.

Cioè?

In primo luogo, mettere in sicurezza le case. I morti della città sono stati tanti. Sono crollati palazzi in cemento armato. I direttori dei lavori lavorano male, la legislazione è ridicola. Questa è la verità. Le abitazioni non sono sicure.

Ieri la Presidenza della Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi ha rassegnato le dimissioni.

È chiaro che in questo momento è difficile. Ma, ripeto, non è quello il problema.

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Se alla Casa dello Studente non mancava un pilastro siamo certi che crollasse ? avevano i sismologi competenza per verificare le crepe e la mancanza del pilastro nell’ edificio in questione? Hanno, se ne avevano competenza, i sismologi verficate le crepe e la mancanza di un pilastro della Casa dello Studente? Chi ha dato l’agibilità, in una zona con legislazione di zona sismica ad abitazioni anche contigue delle quali una ha retto e l’altra no? so di non sapere…non è ironia, ma vorrei risposta a queste riflessioni….

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