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Opinioni e commenti
 

Siria: un dilemma irrisolto. Il conflitto a catena che potrebbe coinvolgere l’Iran
Pubblicato il 12-10-2012


Prima il controverso abbattimento del caccia turco lo scorso 26 giugno, poi i colpi di artiglieria siriani caduti in territorio turco che hanno causato vittime civili, quindi la reazione che ha colpito le postazioni militari siriane. L’ultimo episodio di questa guerra a bassa intensità è lo stop-and-go di un aereo civile siriano, in volo da Mosca a Damasco. Sospettato di trasportare equipaggiamenti militari per le forze lealiste, i caccia turchi lo hanno costretto, mentre sorvolava lo spazio aereo della Turchia, ad atterrare ad Ankara per un controllo.

IL CONFLITTO SIRIANO SI ESTENDE AL MEDIORIENTE – Il moltiplicarsi degli episodi conflittuali contribuisce a delineare quello che è uno scenario da molti temuto: l’estendersi del conflitto interno siriano al Medioriente, e non solo. La crisi siriana, nata come rivolta democratica contro il regime di Bashar al-Assad, sulla scia delle altre primavere arabe, si va progressivamente trasformando in una guerra civile di tipo settario. Da una parte le forze del regime, i cosiddetti alawiti, di fede musulmana sciita, si contrappongono ai ribelli, costituiti a loro volta da sunniti e da curdi, gruppi tra di loro non perfettamente convergenti. Ad oggi nessuna delle forze in campo sembra poter prevalere sull’altra e Assad, nonostante la morte o la defezione di alcuni fedelissimi nonché la defezione di migliaia di soldati, appare ancora in grado di conservare una capacità militare tale da reprimere l’insurrezione.

SERVE UNO SPAZIO ‘CUSCINETTO’ – Eppure, perdendo il suo carattere originario, la crisi rischia sempre più di estendersi ai Paesi confinanti. Innanzitutto alla Turchia, dove il premier Erdogan, ha dovuto forzatamente rinunciare alla sua politica estera di non-conflittualità con i Paesi confinanti e chiedere al Parlamento il via libera ad azioni militari. Pur dichiarando di non volersi imbarcare in una piena avventura militare, la Turchia ha rimarcato la necessità di creare uno spazio cuscinetto di sicurezza nel territorio siriano prossimo al confine, ed ha auspicato la successiva attuazione sullo stesso territorio di una no-fly zone che impedisca il sorvolo agli aerei di Assad. Di fatto così la Turchia favorirebbe le forze di opposizione al regime, tra cui i curdi siriani, che, rafforzandosi, potrebbero poi a loro volta fungere da sponda per i curdi turchi, che da sempre anelano ad un proprio Stato indipendente.

CONFLITTO A CATENA – Ma il conflitto potrebbe estendersi ulteriormente. La Turchia, infatti, fa parte dell’Alleanza Atlantica. Se per ora la NATO è rimasta in un ambito di mera consultazione per la minaccia subita dall’alleato turco, ha indurito i toni parlando di “atto aggressivo”. Il che potrebbe preludere, soprattutto in caso del moltiplicarsi degli episodi conflittuali, ad una possibile attivazione della clausola di solidarietà politica tra Paesi membri ed alla successiva difesa integrata ed intervento armato. Ma il conflitto siriano rischia di avere ripercussioni anche in altri Paesi confinanti. Questo è il caso della fragile democrazia libanese, dove gruppi di hezbollah starebbero già fiancheggiando e fornendo supporto logistico alle forze lealiste siriane, e dell’altrettanto instabile democrazia irakena, dove i curdi iracheni potrebbero fornire linee di supporto ai curdi siriani e turchi. Ma soprattutto la crisi siriana rischia di tirare in causa l’Iran, un Paese che, come del resto la Turchia, ha l’ambizione di giocare un ruolo di potenza dello scacchiere mediorientale.

RISCHIO IRAN – L’Iran è l’altro protagonista indiretto di questa crisi siriana. Potrebbe essere chiamato in causa per il supporto, non solo diplomatico, che starebbe fornendo al regime di Assad, con cui condivide la fede musulmana sciita. Ma a sua volta deve fare attenzione a farsi coinvolgere in una crisi che riporterebbe sotto i riflettori della comunità internazionale la non dimenticata ed irrisolta questione del nucleare iraniano. Allargando il campo, per quanto riguarda i Paesi occidentali al momento è poco probabile che si possa passare in breve tempo dalle parole ai fatti, sia per le imminenti elezioni statunitensi e sia per la certo non favorevole congiuntura economica delle economie occidentali.

IL DRAMMA DEI RIFUGIATI – Nei prossimi mesi però non può essere escluso che le forze occidentali, USA in testa, decidano di intervenire direttamente nella vicenda siriana, da un lato per difendere l’alleato turco e dall’altro per impedire l’aggravarsi della crisi umanitaria. Secondo l’Alto Commissariato ONU, il numero dei rifugiati nei Paesi confinanti con la Siria ha già superato le 300.000 unità, e si temono oltre 700.000 rifugiati entro fine anno. L’intervento umanitario sarebbe giustificato dall’incapacità dimostrata del Governo siriano di tutelare i diritti fondamentali dei propri cittadini.

RUSSIA E CINA SI TENGONO IN DISPARTE – Questa linea si scontrerebbe però con la posizione di Russia e Cina, che considererebbero l’intervento una vera e propria ingerenza negli affari interni siriani, forse anche temendo un domani di essere messi al centro del mirino per le stesse ragioni. Si capisce quindi come la crisi siriana sia più intricata e rischi di avere riflessi ben più ampi di quanto appaia a prima vista con interessi in gioco, anche se non economico-petroliferi, non da poco conto. La dinamica delle forze sul campo, l’evoluzione della crisi e il coinvolgimento dei Paesi Paesi confinanti sarà nei prossimi mesi determinante per una estensione, certamente non auspicata, del conflitto.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Il problema del Medio Oriente è davvero un groviglio inestricabile. Per venirne a capo, non si sa da che parte cominciare. e dove si va a finire. L’Italia può incidere ben poco sugli avvenimenti. Piu’ incisiva potrà essere l’azione dell’Europa nel favorire una composizione del conflitto e il raggiungimento di un nuovo equilibrio. Un ruolo che le è stato riconosciuto con la recente attribuzione del Premio Nobel per la pace.

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