sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Spagna, studenti in piazza contro un ministro che non vuole investire
Pubblicato il 18-10-2012


Gli studenti in piazza a Barcellona e a Madrid come in altre settanta città spagnole – Catalunya, Castilla-La Mancha, Asturie, Galicia, Andalusia e País Valencià – hanno alzato la voce contro l’ennesimo taglio all’istruzione pubblica. Dopo i minatori asturiani, i funzionari pubblici, i pensionati e i cortei organizzati dai sindacati, questa volta il turno in piazza è quello degli studenti, dalle scuole superiori fino agli studenti universitari maggiormente colpiti dai tagli e dal blocco degli assegni di ricerca e delle borse di studio. Comune denominatore le dimissioni del governo Rajoy definito dai manifestanti come un esecutivo “al servizio dei banchieri e dei grandi imprenditori”.

IL MINISTRO, INVESTIRE DI PIU’ NON SIGNIFICA STUDENTI MIGLIORI – Tohil Delgado, leader del sindacato degli studenti che ha convocato la marcia pacifica nella capitale Madrid, grida che i veri  «né-né» sono i componenti del governo, non ci lasciano né studiare né lavorare, quindi se ne vadano a casa presto per il bene degli studenti. Mentre migliaia di studenti manifestavano per il secondo giorno consecutivo, il ministro dell’educazione José Ignacio Wert dichiarava che “non c’è bisogno di investire di più per migliorare il rendimento scolastico, anzi necessitiamo del contrario. Non è vero che investire di più in educazione sia sinonimo di avere un sistema scolastico capace di generare alunni e un domani lavoratori più produttivi. Quello che dobbiamo fare è migliorare il rendimento scolastico in matematica, lettura e scrittura perché questo Paese possa aumentare il proprio rendimento economico”.

TUTTO QUELLO CHE IL GOVERNO NON HA FATTO PER LA SCUOLA – Alle parole del ministro Wert, gli studenti hanno risposto immediatamente ribadendo le loro ragioni. Come si legge nei manifesti distribuiti lungo il percorso, i manifestanti stanno protestano contro l’orario flessibile, le modifiche curriculari che colpiscono le materie, il mantenimento delle sovvenzioni a quei centri dove le classi miste maschi-femmine non sono mai state attivate, l’aumento del numero di alunni per classe e il vertiginoso aumento delle tasse universitarie. Le manifestazioni definite dal ministro Wert come “radicali e di estrema sinistra”, hanno gettato benzina sul fuoco della prima candelina del governo Rajoy, tanto che in piazza nei prossimi giorni scenderanno pure i genitori uniti sotto la sigla sindacale Ceapa (Confederación Española de Asociaciones de Padres y Madres de Alumnos) che prevede un’adesione alla protesta dell’80% degli iscritti e quindi un 80% di alunni in meno in classe che rimarranno a casa o in piazza con mamma e papà.

 Sara Pasquot

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