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Opinioni e commenti
 

Stretta sugli enti locali: sindaci “spendaccioni” incandidabili
Pubblicato il 04-10-2012


In tempi di spending review, le gestioni “allegre” di amministratori locali che ogni giorno sollevano polveroni e le ire dei cittadini sempre più poveri non saranno più tollerate. Parola del governo Monti. Se infatti dovesse passare la bozza del decreto sui tagli ai costi della politica degli enti locali la Corte dei Conti, avvalendosi della Guardia di finanza, controllerà le spese degli enti locali compresi i piani sanitari. I sindaci responsabili del dissesto saranno ineleggibili e per loro scatteranno pesanti sanzioni. Pareggio bilancio e stop della spesa a chi lo viola. Il decreto stabilisce inoltre responsabilità di controllo anche e soprattutto rispetto al pareggio di bilancio. Per tutti quegli enti locali che non rispetteranno tale tetto e che non avranno preso i dovuti provvedimenti tali da garantire il “rientro”, saranno limitati nel loro potere di spesa: potranno infatti pagare spese unicamente per i servizi previsti dalla legge, ad eccezione delle spese relative ad impegni assunti nei precedenti esercizi.

INCANDIDABILITA’ E SANZIONI PECUNIARIE – In base a quanto previsto dalla bozza del decreto, infatti, i sindaci e i presidenti di provincia “ritenuti responsabili” dalla Corte dei Conti anche in primo grado “di aver contribuito con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario non sono candidabili per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonché di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo”. “Non possono altresì ricoprire per un periodo di tempo di dieci anni –prosegue la bozza del decreto- la carica di assessore comunale, provinciale o regionale ne alcuna carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici. Ai medesimi soggetti, ove riconosciuti responsabili, le sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti irrogano una sanzione pecuniaria pari ad un minimo di cinque e fino ad un massimo di venti volte la retribuzione dovuta al momento di commissione della violazione”. Nel documento si legge anche che gli amministratori riconosciuti responsabili per gli stessi motivi “non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati”.

STRETTA SULLE REGIONI – Non solo i Comuni ma anche le Regioni saranno messe sotto stretta osservazione. La Corte dei conti infatti effettuerà il “controllo preventivo di legittimità” sulle spese delle Regioni, compreso “il piano sanitario regionale e il piano di riparto delle risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario regionale” e potrà avvalersi della Gdf. Ogni tre mesi scatteranno controlli sulla gestione anche attraverso l’ausilio degli uomini della Guardia di finanza. Secondo quanto riporta la bozza, “il sindaco, relativamente ai comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti, o il presidente della Provincia (…), trasmette trimestralmente alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti un referto sulla regolarità della gestione e sull’efficacia e sull’adeguatezza del sistema dei controlli interni adottato, sulla base delle Linee guida deliberate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti; il referto è altresì inviato al Presidente del consiglio comunale o provinciale”.

Lucio Filipponio

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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