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Opinioni e commenti
 

Veltroni decide di lasciare, quando il cambiamento non passa per Renzi
Pubblicato il 15-10-2012


Walter Veltroni annuncia in Tv che non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche. Lo fa, a sorpresa, parlando a “Che tempo che fa”, la trasmissione di Fabio Fazio. Una decisione che, precisa Veltroni, non è legata a Matteo Renzi e alla sua “rottamazione”. L’ex sindaco di Roma ha, infatti, specificato che non si possano “rottamare” le persone, le idee, le storie, i valori e le fatiche che ciascuno ha compiuto, come vorrebbe la semplicistica teoria in voga in certi ambienti. Veltroni polemizza proprio con Matteo Renzi nella convinzione che la cosiddetta “vecchia generazione”, politicamente, abbia sia vinto che perso. Ma, ha anche avuto il merito di portare al governo per la prima volta nella storia di questo Paese la «sinistra unita» e «ha consentito alla sinistra di vincere e governare in tante Regioni, Province e Comuni».

LO AVEVA DETTO A BERSANI – Della sua decisione ne aveva parlato, nei giorni scorsi, con Pier Luigi Bersani che ha compreso le ragioni della sua scelta. «E’ una decisione da rispettare», ha commentato il segretario del Pd convinto che Veltroni «continuerà ad essere protagonista». E, se da un lato altri big del partito preferiscono tacere, almeno ufficialmente e a caldo come Massimo D’Alema e Rosy Bindi, dall’altro c’è chi, come Enrico Letta, lo invita a ripensarci. O chi, come Enrico Gasbarra, segretario del Pd Lazio, apprezza questa scelta leggendola come un «messaggio politico che fa riflettere».

L’ULTIMA CORVE’, UNA DECISIONE PRESA NEL 2009 – Veltroni ricorda ancora che proprio nel 2006, quando era candidato a sindaco di Roma, disse che una «una volta conclusa» la sua esperienza avrebbe smesso di fare politica professionalmente. Poi, chiarisce, «mi è stato chiesto di fare una cosa alla quale non potevo opporre le mie scelte personali di vita, e cioè il candidato alla presidenza del Consiglio». Lo fece e perse contro il Cavaliere, ma ottenendo un risultato clamoroso per il Pd: 12 milioni di voti e quasi il 34% dei consensi. «Nel 2009 ho deciso di dimettermi e sono state dimissioni vere, ma in quel momento ho confermato dentro di me la decisione che oggi ribadisco, non mi ricandiderò alle prossime elezioni politiche». Ma Veltroni sottolinea che non ricandidarsi non vuol dire rinunciare a fare politica. «Continuerò a farla, a cimentarmi in quello in cui ho sempre creduto cioè l’impegno civile, la battaglia dei valori sulla legalità».

IL CAMBIAMENTO NON PASSA PER “L’EQUAZIONCINA” DI RENZI – «Questo vale per me. Non vale per altre persone che è giusto che tornino in Parlamento. Si parla molto di Bindi e D’Alema ma non si dice che con la rottamazione non entrerebbero persone come Enrico Morando, Pierluigi Castagnetti, Arturo Parisi, persone che fanno del bene al Parlamento» perché l’importante «non è solo la carta d’identità». L’ex segretario del Pd ammette «errori che però sarebbe difficile attribuire ad una generazione». E si dice pienamente d’accordo sulla necessità di un ”cambiamento” che però, criticando il semplicismo renziano del “tutti giù per terra”, «va fatto con sapienza ed intelligenza e senza l’idea di condurre una guerra». Anche perché il Pd ha incarnato, sottolinea Veltroni, un’idea di fare in Italia un grande partito riformista, un partito che in un momento “difficilissimo” sfiorò il 34% dei consensi.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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