mercoledì, 24 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Vindaloo, scommesse e senso di morte
Pubblicato il 16-10-2012


Ieri ho vinto alle scommesse, seicento euro, che però devo dividere in due con Marco il biondo, dato che oramai smezziamo una giocata ogni settimana. Lui mi dà i suoi pronostici, io ci aggiungo i miei, e questa è stata la seconda volta che abbiamo acchiappato. Lui con la sua fetta di guadagno ci si paga una rata del nuovo computer (ma quanto costa sto computer), io li verso in banca tanto per coprire qualche buco che ci sta sempre. Ieri non c’è stato il diluvio universale, non penso si farà annunciare quando deciderà di arrivare veramente. Ho più paura di morire del solito. Intorno si muore di più, ma si sa, sono periodi. Non vado ai funerali, in linea di massima. Non mi piace.

Sul comodino ho trovato uno scritto che dice: “…fluttuando da un giorno all’altro, mese dopo mese. Inerme nella mia concezione statica del tempo, mentre tutto è in evoluzione, mentre tutto invecchia e si definisce. Barbe che crescono, rughe che scavano, tumori che avanzano. Ampio luogo dove fluttiamo senza coscenza, deboli delle nostre consapevolezze, ciechi ed ottusi della tragedia. Un tempo che accelera lentamente. Le notti sempre pù brevi, i giorni sempre più anonimi, il pensiero sempre piu pigro. Poi quello che speravi di essere diventa un volevo, la consapevolezza prende il sopravvento, qualche ultimo scalpito, finché diventa troppo tardi..”. Ieri il cameriere del ristorante indiano ha dovuto riportarmi tre volte la salsa Vindaloo perchè non era abbastanza piccante. Loro lo sanno che a me piace estremamente piccante.

Così come dovrebbero aver imparato che prima di venirmi a chiedere da bere al bancone devono andare in cassa a fare lo scontrino, sono anni che lo ripeto. Se non siete mai stati in India e volete un assaggio dei suoi profumi e della sua aria, entrate in camera mia la mattina dopo che sono stato al ristorante indiano, un viaggio ve lo sarete risparmiato. Ma torniamo al capolavoro in via di pubblicazione, “Questo Natale ho vomitato”. Paco parli solo di puzze e vomito. Sì, mi viene bene. Beh, la copertina è pronta, tra poco si stampa e poi via con la presentazione. Inviterò qualche amico. Sono affascinato da Bauderbuncazen, l’austriaco che si è gettato da quaranta chilometri. E’ un dritto, non glielo puoi levare.

Progetti per il futuro? Stare fermo, completamente immobile. Non produrre assolutamente nulla. Non inventarsi assolutamente niente. In modalità “pause”, magari mentre sto mangiando una coscia di pollo. Propongo tutti di spegnere la televisione, non comprare più il giornale, solo scommesse sportive. Tutto corre spaventosamente troppo e si rischia di perdere il contatto con la realtà. Non voglio più essere manipolato. C’è bisogno di filtrare il minimo indispensabile necessario per la nostra sopravvivenza, niente più. Fuori c’è il sole. Ora esco, compro le sigarette e mi barrico in casa. Non esco più, per me Cleopatra è ancora lì fuori.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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