mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Anche a Google non piace il fisco. Il caso: come unire l’Irlanda e le Bermuda passando per l’Olanda
Pubblicato il 02-11-2012


L’Irlanda, Olanda e Stati Uniti sono accomunati da una cosa: le tappe del lungo giro fatto dagli enormi profitti di alcune multinazionali – come Google – che alla fine giungono quasi intatti sulle spiagge caraibiche delle Isole Cayman e di Bermuda. Si tratta di un fenomeno che sta venendo alla luce in maniera sempre più chiara e che potrebbe essere uno dei temi forti per chi abiterà la White House nel prossimo quadriennio, considerato lo sdegno suscitato dalle rivelazioni su come giri d’affari di miliardi alla fine si trasformino in incassi per il fisco di pochi milioni. Il tutto in modo assolutamente previsto dalla legge. 

IL CASO DI “GOOGLE IRELAND HOLDINGS” – Prendiamo il caso di Google che – dopo aver avuto l’autorizzazione del fisco americano, Us Internal Revenue Service – ha concesso in licenza il suo software e la sua tecnologia a “Google Ireland Holdings”, una controllata irlandese, che però ha la sua base fiscale a Bermuda. A sua volta, la filiale di Dublino concede la licenza sulla medesima tecnologia a una società olandese che la “rigira” a Google Ireland Ltd, dove finiscono tutti i profitti generati dal gruppo fuori dagli Stati Uniti. Ma questi soldi tornano sotto forma di royalties alla controllata olandese che li trasferisce – di nuovo tramite “Google Ireland Holdings” – nelle Bermuda dove non ci sono tasse sulle aziende. Questo ultimo passaggio è fondamentale dal momento che – secondo la legislazione irlandese – sui profitti trasferiti a un altro Paese Ue non si pagano tasse.

LA STRATEGIA IRLANDESE PIACE SEMPRE MENO – Lo sdegno per questa strategia irlandese sembra aumentare: Parigi pretende da Google (ma anche Microsoft e Apple) le tasse per le entrate effettivamente generate sul territorio francese, mentre in Italia sarebbe stati intrapresi dei controlli sul giro d’affari di questi anni, che non avrebbe reso pressochè nulla al nostro fisco. Inoltre, il movimento “Uncut” del Regno Unito – dove Google nel 2011 ha avuto entrate per oltre 4 miliardi di dollari – ha intenzione di mobilitarsi per chiedere al governo di Cameron di bloccare i tagli al servizio sociale e cominciare a far pagare le tasse alle grandi corporazioni e ai manager con residenze all’estero.

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