sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Anche la Francia subisce la scure delle agenzie di rating, da “Aaa” passa ad “Aa1”
Pubblicato il 20-11-2012


L’agenzia di rating Moody’s ha declassato la Francia di un livello, da “Aaa” ad “Aa1”. La decisione di Moody’s segue quella dell’altra principale agenzia di rating, Standard & Poor’s, che a inizio anno aveva già privato il debito emesso da Parigi dell’etichetta della tripla “A”. Gli argomenti alla base della scelta di Moody’s sono fondamentalmente tre. Primo, rilevano i rischi legati alla mancata crescita economica: Moody’s stima che il prodotto interno lordo francese crescerà solo dello 0,2% nel 2012 e non crescerà affatto nel 2013. La mancata crescita è dovuta alla perdita di competitività della Francia, che discenderebbe principalmente dalle rigidità nel mondo del lavoro e dall’eccessivo protezionismo nel mercato dei servizi. In particolare Moody’s si sofferma sulla forte segmentazione del mercato del lavoro francese, in cui i lavoratori con contratti a tempo indeterminato sarebbero troppo protetti. Di qui un costo implicito in termini di crescita economica, visto che le imprese sarebbero disincentivate ad assumere. Moody’s sottolinea poi anche gli insufficienti investimenti in ricerca e sviluppo, comparati con altri Paesi europei, che ridurrebbero la competitività delle imprese francesi e, di conseguenza, la crescita economica.

PREVISIONI GOVERNATIVE TROPPO OTTIMISTICHE SUL PIL – Secondo, il deterioramento delle prospettive economiche renderebbe più incerto il conseguimento degli obiettivi di consolidamento delle finanze pubbliche francesi. L’agenzia di rating ritiene che le previsioni governative di crescita del prodotto interno lordo dello 0,8% nel 2013 e del 2% dal 2014 in avanti siano molto ottimistiche, considerato anche il rallentamento generale dell’economia europea, che porta a una riduzione dei consumi sia in Francia che in Paesi con i quali la Francia ha forti interscambi commerciali, come la Spagna e l’Italia.

MOODY’S, SPROPORZIONATA ESPOSIZIONE DELLA FRANCIA – Terzo, considerata la minore crescita e l’allontanamento degli obiettivi fiscali si è andata riducendo la capacità di resistenza della Francia ad ulteriori shocks dell’economia europea, soprattutto in caso di nuovo aumento dello spread. Moody’s fa notare anche la “sproporzionata esposizione” della Francia, in termini di relazioni commerciali e bancarie, verso i Paesi periferici dell’Europa come l’Italia. Il Ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, ha dichiarato che il declassamento sanziona le mancanze del passato, il lascito dei precedenti governi di centrodestra: perdita di competitività, crescita debole e deficit crescente. Così il declassamento di Moody’s costituisce per il Governo Hollande uno stimolo a realizzare più rapidamente le annunciate riforme, che mirano a correggere i conti pubblici ed a favorire la crescita, anche con un patto nazionale per la competitività e l’impiego.

PER LA FRANCIA ANCORA FIDUCIA DEI MERCATI – Nonostante il declassamento e le prospettive che, secondo Moody’s, permangono negative, la Francia gode ancora di una grande fiducia sui mercati. Basti pensare che sulle emissioni di titoli di Stato a breve termine, la Francia riesce ancora a pagare interessi negativi, ossia ad essere pagata dagli investitori pur di consentire loro di investire. Del resto l’economia francese è grande e diversificata, e resta un porto sicuro sia per gli investitori che per i lavoratori europei. Ma, ancora una volta, il declassamento impone a noi tutti una considerazione. Le cassandre negative rischiano di dar luogo a profezie autoverificantesi, a causa del ruolo di perno che è stato loro attribuito dalla finanza globale.

GRILLI, RUOLO AGENZIE POSITIVO SE NELLA SFERA PRIVATA – Il Ministro italiano delle Finanze, Vittorio Grilli, ha recentemente riconosciuto durante un’audizione al Senato sulla supervisione bancaria, che il ruolo delle agenzie di rating può essere positivo se resta nella sfera privata, senza riflessi sul sistema di supervisione pubblico. Il problema, ha spiegato Grilli, è che negli anni, in modo quasi inconsapevole, le agenzie di rating sono state inserite nel sistema di supervisione pubblico. In altri termini, secondo gli accordi di Basilea, cioè gli accordi che sono alla base della vigilanza prudenziale sulle banche e che impongono alle banche determinati livelli di patrimonializzazione a fronte dei prestiti concessi, le agenzie di rating sono essenziali ai fini del calcolo delle attività rischiose presenti nel portafoglio delle banche. Per questa via, pur essendo dei soggetti privati con notevoli conflitti di interesse, come messo recentemente in luce da uno studio della Banca Centrale Europea, esse sono divenute importanti per la finanza e possono essere esse stesse causa di rischio sistemico. E’ dunque su questo punto che l’Unione Europea deve al più presto intervenire, piuttosto che inseguire i loro giudizi.

Alfonso Siano

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