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Opinioni e commenti
 

Esclusiva – Antonio Guidi si dimette da delegato del sindaco Alemanno: «Questa destra crea servilismo»
Pubblicato il 12-11-2012


«Sono arrivato alle dimissioni di oggi perché, nel tempo, la collaborazione con la giunta Alemanno è diventata sempre più difficile, fino ad impossibile». Con questa motivazione, Antonio Guidi, responsabile “Stato Sociale e diritti di cittadinanza” del Psi ed ex ministro della Famiglia e solidarietà sociale, ha spiegato all’Avanti! le ragioni alla base della sua scelta di dimettersi dalla carica di delegato del sindaco di Roma per la Disabilità.

IL CASO “BERTOLUCCI” DI ALCUNI GIORNI FA – Proprio alcuni giorni fa, il regista Bernardo Bertolucci, da alcuni anni sulla sedia a rotelle, era rimasto bloccato senza poter accedere a piazza del Campidoglio. Rivolgendosi a Gianni Alemanno, Bertolucci aveva denunciato «l’insensibilità del Comune nei confronti dei disabili» facendo presente che «forse non se ne rende conto, ma il sindaco di Roma ogni giorno manca di rispetto a chissà quanti disabili». Già in quell’occasione, Guidi aveva espresso il suo «dolore immenso», affermando che il regista «ha ragione».

Guidi come ha maturato la scelta di dimettersi?

Sono arrivato alle dimissioni di oggi perché, nel tempo, la collaborazione con la giunta Alemanno è diventata sempre più difficile, fino ad impossibile. Io avevo accettato di condividere con il comune di Roma la possibilità di poter incidere sulla disabilità della Capitale pur non condividendo affatto l’appartenenza politica della giunta. Da buon socialista credo di avere il dovere di impegnarmi e lavorare, tra l’altro gratuitamente, per cercare di rendere Roma capitale più accessibile, sia dal punto di vista delle barriere architettoniche, che della cultura della pari dignità. Nonostante l’abisso che mi separa dal sindaco, ho accettato la figura di delegato per la Disabilità, valorizzandone il ruolo tecnico e la possibilità di mettere a disposizione le mie competenze. Ma, poi, sono venuti al pettine tutti i nodi politici che determinano l’indirizzo delle scelte.

A quale tipo di nodi politici fa riferimento?

Con questa destra, purtroppo è difficilissimo lavorare. Ho dovuto interfacciarmi ad un ambiente che non ha la maturità e la preparazione per comprendere alcune dinamiche e orientare delle scelte improntate al senso civico. Sia per l’approccio del sindaco come per quello degli assessori. I delegati precedenti, più in sintonia con la visione politica di Alemanno, incidevano sulle scelte della giunta. Ma, nel mio caso, la giunta non ha affatto applicato i miei suggerimenti. Né a livello di grandi interventi, quindi riforma dell’assistenza domiciliare e dei servizi alla persona con disabilità grave, né rispetto a piccoli interventi. Ad esempio, non ha portato fino in fondo la riforma della Consulta cittadina che rappresenta uno strumento indispensabile per orientare l’azione politica. Nonostante questo sono riuscito a vincere delle battaglie lavorando con la base, ovvero con i municipi e le associazioni.

Solo una visione politica “miope”, o anche degli interessi specifici di alcuni “gruppi”?

Entrambi. Le scelte della giunta Alemanno, oltre ad essere specchio di una visione delle cose, riflettono anche certi interessi che vanno a braccetto con una politica orientata a creare una mentalità da “Cassa del Mezzogiorno”. Di fondo, c’è l’idea che si deve dare un pochino a tutti senza soddisfare nessuno per sviluppare sudditanza politica. Siamo molto vicini al concetto di servilismo. C’è questa volontà, anche un po’ pietistica, dove tutto quello che si dà deve partire dall’alto, per creare dipendenza. Per fortuna il Sindaco non è stato in grado di compiere a pieno questo programma.

Lei, infatti, ha parlato di alcuni risultati che ha ottenuto legandosi alla base.

Esattamente. In particolare mi riferisco ai municipi e alle associazioni. In questi anni non sono stato fermo, ma ho utilizzando la mia creatività e professionalità e, così, sono riuscito a ottenere dei risultati. Ora è giunto il momento però di dire basta, e di impostare un discorso politico superando la fase tecnica.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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