domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Barroso presenta il piano della Commissione per l’Unione Europea
Pubblicato il 30-11-2012


Il presidente Barroso ha illustrato a Bruxelles il piano adottato dalla Commissione Europea sulle prossime fasi dell’Unione Economica e Monetaria europea. Il piano rappresenta il contributo della Commissione alla relazione congiunta dei “quattro presidenti” – Consiglio Europeo, Eurogruppo, Commissione e BCE – che sarà presentata e discussa nella seduta del Consiglio Europeo il prossimo 13 dicembre. Il piano Barroso delinea il percorso verso una UEM autentica ed approfondita, che comprende misure progressive da prendere nel breve, medio e lungo termine. Alcune di esse potranno essere attuate sulla base dei vigenti trattati europei, mentre altre richiederanno la loro modifica. Secondo Barroso, sarà comunque fondamentale bilanciare in ogni fase del cammino la maggiore responsabilità e disciplina economica richiesta ai vari Stati membri con più solidarietà e supporto finanziario.

ATTUARE IL SIX-PACK – Per quanto riguarda le misure da realizzare nell’arco dei prossimi 18 mesi, la priorità immediata è l’attuazione delle riforme della governance economica già approvate in sede europea. Tra queste innanzitutto il cosiddetto six-pack, cioè l’insieme dei sei regolamenti europei emanati a fine 2011, che introducono una normativa rigorosa in materia di politiche di bilancio dei Paesi membri. Tra cui si ricorda la riduzione del rapporto debito su Pil, il controllo della spesa, l’adozione di criteri statistici comuni, il controllo degli squilibri macroeconomici generati dal commercio con l’estero. Inoltre, dopo aver definito entro fine anno il quadro normativo della supervisione bancaria unica, la Commissione chiede che si metta  anche a punto un meccanismo comune per la risoluzione delle crisi bancarie nell’eurozona. Un altro passaggio delicato e incerto è l’accordo sul budget dell’Unione, ma Barroso già suggerisce di affiancargli un ulteriore fondo, specificatamente destinato a sostenere l’attuazione da parte degli Stati membri di riforme strutturali, necessarie sia ai singoli Stati che al funzionamento dell’Unione. Questo sostegno finanziario sarebbe basato su impegni definiti in “accordi contrattuali” tra la Commissione e gli Stati membri.

IL PIANO BARROSO – Nel medio termine, ossia in un orizzonte temporale fino a 5 anni, il piano Barroso propone di affiancare alle comuni politiche economiche e di bilancio, una capacità fiscale propria della zona euro. Sarebbe necessaria una modifica nei trattati europei, ma Barroso vorrebbe così dotare l’Eurozona di risorse proprie da utilizzare per creare un fondo destinato a ridurre il debito pubblico dei Paesi membri. In alternativa le stesse risorse potrebbero essere utilizzate come collaterale per l’emissione di titoli obbligazionari con scadenza fino a 2 anni, cosiddetti “Eurobills”, che potrebbero essere collocati sui mercati direttamente dall’UEM a condizioni migliori di quelle ottenibili dai singoli Paesi.

BILANCIO AUTONOMO DELL’EUROZONA – Infine, nel lungo termine, ossia oltre i 5 anni, previa una ulteriore revisione dei trattati, Barroso propone di istituire un bilancio autonomo della zona euro, che assicuri all’UEM anche la capacità fiscale per sostenere gli Stati membri colpiti da shock economici. Barroso auspica dunque nel lungo termine un quadro di governance economica e fiscale profondamente integrato che consentirebbe l’emissione comune di debito pubblico, migliorerebbe il funzionamento dei mercati e l’attuazione della politica monetaria. Si realizzerebbe in tal modo il completamento dell’Unione Economica e Monetaria. Ma la stessa Commissione riconosce che ad ogni modifica dei trattati, tale da conferire ulteriori poteri sovranazionali all’Unione Europea, deve corrispondere un allargamento della responsabilità democratica del nuovo centro di potere. Per questo Barroso ritiene opportuno un irrobustimento delle prerogative del Parlamento Europeo e della Corte di Giustizia europea.

CHE PARTITI GUARDINO ALL’EUROPA – In prospettiva, molte importanti decisioni che impattano sulla nostra vita quotidiana potrebbero essere assunte a livello europeo. E’ bene che i Partiti nazionali, o quello che ne resta, comincino ad organizzarsi e ad avere sempre più una presenza articolata su scala europea, se non vogliamo rischiare di essere penalizzati nelle partite che si giocheranno nei prossimi anni a Bruxelles.

Alfonso Siano

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