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Opinioni e commenti
 

Berlusconi cancella il sogno delle primarie del centrodestra
Pubblicato il 25-11-2012


Sembra quasi che lo faccia apposta a mortificare Alfano. Il Cavaliere rompe le uova nel paniere di Angelino, proprio nel giorno dell’apertura della sua campagna elettorale per le primarie a Cagliari. Dal campo di calcio di Milanello, dove Berlusconi è andato per ricaricare le batterie della squadra rosso-nera, ufficializza ciò che le indiscrezioni rivelano da tempo: ovvero che «sta pensando» alla sua nuova discesa in campo. Parole-terremoto che in un sol colpo rivoluzionano lo scenario, come Alfano stesso ammette: «queste primarie, hanno senso solo se non si candida. Altrimenti occorre ripensare tutto».

LE PRIMARIE DEL CENTRODESTRA, UN SOGNO DI CIVILTA’ CHE DURA SOLO 48 ORE – La certezza del confronto fissato per il 16 dicembre dura così solo l’arco di due giorni. E l’intero edificio del Pdl scricchiola e appare sempre più smarrito, attonito, preoccupato, di fronte all’ennesimo gioco di prestigio che l’ex premier starebbe per compiere, facendo uscire dal suo cilindro, non un banale coniglio, ma addirittura un «dinosauro». Una riedizione di Forza Italia. Un T-rex tricolore, che solo a nominarlo, precipita dirigenti e truppe del partito in un incubo da Jurassic Park. E potrebbe avvenire presto, forse già «domani», come annuncia “l’amazzone” Michaela Biancofiore.

A VOLTE RITORNANO, BERLUSCONI-LEGA CI RIPROVANO ANCORA – Intanto, il Cavaliere rinverdisce l’asse con la Lega confermando la volontà di sostenere la candidatura di Roberto Maroni alla guida della Lombardia, creando così un nuovo «caso» nel Pdl che fa infuriare anche Roberto Formigoni. Intanto, il gelo sull’asse Milano-Agrigento è palpabile. L’ex premier, raccontano i fedelissimi, non perdona al suo delfino l’uscita sugli indagati. Alfano aveva detto, in merito al caso di Alessandro Proto, che «se ci saranno indagati tra i candidati non ci sarò io». Proto, candidato alle primarie del Pdl, è indagato per aggiotaggio e truffa. Ma a Milanello, il Cavaliere non vuole parlare di questo tema. «Questo è un caso che bisogna commentare con calma, non si può farlo qua in piedi». A tornarci sopra è invece Daniela Santanché, che lanciata al galoppo chiede la testa di Alfano e rivolge un appello a tutti i garantisti del partito a mobilitarsi. «Non solo si deve ritirare dalle primarie perché in corsa ci sono io che sono indagata, ma deve dimettersi da segretario – afferma -. Dopo le parole allucinanti di ieri, non può più rappresentare il partito fondato da Berlusconi». Alfano ignora la «pasionaria» ma le affermazioni del Cavaliere sono come un martello in testa. «Ci auguriamo che il presidente Berlusconi comunichi al più presto la sua decisione – dice – in modo tale che tutti noi possiamo essere operativi e con questa gara delle primarie il Pdl esca più forte e irrobustito con una coesione che non è mai venuta meno». E ancora rivela di essersi sentito più volte col presidente e si dichiara «convinto che tutto avverrà in perfetta sintonia».

I FEDELISSIMI E LE COLOMBE – E per una Giorgia Meloni che sulle primarie non è disposta a tornare indietro, ci sono invece un Guido Crosetto, un Altero Matteoli, un’Anna Maria Bernini pronti a fermare le macchine. Crosetto chiede «di sospenderle e riflettere senza lasciar passare tempo inutile nell’ufficio di presidenza»; «Berlusconi è ancora il nostro miglior candidato ed il leader più capace per tenere unito il partito. Se ha deciso in tal senso, dobbiamo fermarci», dichiara Matteoli; «Ha ragione Berlusconi: senza di lui in campo abbiamo subito una crisi di consenso e di identità», afferma Bernini. Intanto le colombe hanno ripreso il volo, cercando di intessere una trama di mediazione. Tra questi c’è Osvaldo Napoli: «Prima di qualsiasi decisione mi permetto di suggerire – lo dico con animo sereno e affettuoso a entrambi – un chiarimento non effimero tra Alfano e Berlusconi. Un atto di chiarezza. Quale che sarà, è senz’altro preferibile al lento consumarsi di questi mesi. Lo chiedono gli elettori ma anche i rappresentanti eletti nelle istituzioni».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. RENZI E’ UN GIOVANOTTO DELLA POLITICA . SUOI ERRORI SONO DA GIUSTIFICARE PER LA SUA IMMATURITA’ ANCHE POLITICA. GLI ERRORI ESPLICATIVI ED ESCLAMATIVI DOVUTI A MANCANZA DI MATURITA’ E DI MODERAZIONE NON SONO AMMISSIBILI IN POLITICA E DINANZI UNA PLATEA ITALIANA SOFFERENTE . IL COMPORTAMENTO PROTESO ALLA ARROGANZA , in politica , NON PAGA . TUTTO DA PERDERE E NULLA DA GUADAGNARE . POI, IL POTERE NON DEVE DARE ALLA TESTA , DEVE ESSERE GESTITO BENE , SENZA PRETESE . RENZI E’ MOLTO GIOVANE PER AFFIDARGLI LA GRANDE RESPONSABILITA’ DI GUIDARE L’ITALIA IN QUESTE CONDIZIONI . BERLUSCONI , HA FATTO MOLTISSIMI ERRORI : PRIMA UNA , POI UN’ALTRA ED UN’ALTRA ANCORA DELLE SUE DICHIARAZIONI CON CAMBIAMENTI DI POSIZIONE E DI SCELTE , MA ANCHE I GIOVANI NON SONO STATI ALL’ALTEZZA DI SAPERE GESTIRE LO SLANCIO : SPESSO AFFIDATI A LUSINGHE E ADULAZIONI DI CHI LI CIRCONDA , FINO A FAR CREDERE DI ESSERE PERSONALITA’ PERFETTISSIME . CHI IN POLITICA SI FIDA , ALLA CIECA , DEGLI ” AMICI ” CONSIGLIERI E INFIDI RUFFIANI ,A TUTTI I COSTI ENTRA NELLA MACCHINA IN CUI SI VIENE PURTROPPO MACINATI . E CIO’ CHE AVVIENE MI DISPIACE . IN POLITICA ,OGGI PIU’ DI PRIMA OCCORRE UN PIZZICO DI LEALTA’, SENZA INVIDIE .

    DOTT. ALDO CAPITANO – AGRIGENTO

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