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Opinioni e commenti
 

Bersani e Nencini chiudono la campagna per le primarie nella città di Pertini
Pubblicato il 23-11-2012


«Sabato 24 novembre chiuderò la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra insieme a Pier Luigi Bersani. Lo faremo in un incontro pubblico a Stella, città natale di Sandro Pertini, per dare il riconoscimento ad una storia di libertà e di amore per l’Italia, pagina fondamentale del socialismo italiano ed europeo». Lo ha annunciato il segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Per amore dell’Italia” si è scelto un simbolo: l’incontro pubblico, infatti, organizzato dal Psi, avrà luogo proprio in quella cittadina che dette i natali a Sandro Pertini. Nencini ricorda la figura dello storico presidente della Repubblica, il primo socialista a salire al Colle. «Pertini è stato il presidente che ci ha uniti e che ci ha resi fieri di appartenere ad una grande nazione. Grazie a lui, la parola “Italia” ha ritrovato cittadinanza nel vocabolario civico e nel cuore degli italiani. Lo abbiamo seguito con passione e orgoglio, riconoscendo nella sua azione un punto di riferimento ancora oggi insostituibile».

QUEL PARTIGIANO SOCIALISTA CHE L’ITALIA NON HA MAI DIMENTICATO – Socialista, partigiano, Sandro Pertini è stato tante cose. Era stato uno dei massimi esponenti dell’antifascismo e, durante il Ventennio, si rifugiò, esule, in Francia dove fece i lavori più umili per guadagnarsi da vivere. Dopo il 25 luglio 1943, Pertini rientrò in Italia e assunse, con Nenni, Saragat e Basso, la guida del Partito Socialista a cui rimase fedele fino alla sua morte, nel 1990. Fu alla guida del Comitato di Liberazione Nazionale. Il 25 aprile 1945, fu a capo dell’insurrezione nazionale contro i nazi-fascisti. Senza dubbio un’icona della Repubblica, un simbolo di unità nazionale. Fumava la pipa il Presidente socialista e sono tante le immagini che lo ritraggono con quell’oggetto inseparabile, assorto. Pensava alle difficoltà di quell’Italia che ancora non usciva dal tunnel degli Anni di Piombo. Pertini, infatti, seppe traghettare il Paese in un momento buio, in anni difficili. Quando salì al Colle, con l’appoggio di tutti i partiti, era da poco stato ucciso Aldo Moro e l’Italia si trovava a fronteggiare una profonda crisi economica e sociale, stretta tra la morsa del terrorismo e l’instabile scenario internazionale. Ma soprattutto, il Presidente seppe stare tra la gente, seppe ascoltare i cittadini, animato dalla sua visione del socialismo che coniugava l’idea di libertà con quella di giustizia sociale.

DA BEIRUT AD ALFREDINO FINO ALLA COPPA IN SPAGNA, IL PRESIDENTE DELLA GENTE – Era il presidente degli italiani Sandro Pertini. Stette vicino ai soldati in missione di pace nella Beirut dilaniata dalla fratricida guerra civile. Giunto nella capitale libanese si rivolse ai militari dell’Italcon: «Io non arrivo con i capi di stato maggiore; sono arrivato con cento bottiglie di lambrusco e con cento panettoni». Era così il Presidente socialista: il suo mandato fu caratterizzato da una svolta, da una nuova concezione della figura della massima carica della Presidenza della Repubblica. Ogni suo atto, ogni sua azione erano mirate a rinsaldare e rafforzare il legame tra i cittadini e lo Stato. Come quando accorse a Vermicino, nei pressi di Roma, per assistere personalmente ai soccorsi che, invano, tentarono di salvare la vita al piccolo Alfredino caduto nel pozzo. Soffrì insieme con l’Italia attaccata agli schermi televisivi. Non mancarono anche le parentesi liete, come la vittoria al mondiale di calcio in Spagna nel 1982, quando Pertini scese in campo e fu portato in trionfo dalla Squadra azzurra e sollevò al cielo la Coppa del Mondo. Fu, senza dubbio, il presidente più amato e popolare perché, come scrisse Indro Montanelli, «Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Mi piacerebbe sentire dire, qualche volta, da Bersani le parole: Partito Socialista Italiano. In fine dei conti si è rinunciato ad una candidatura alle primarie per sostenerlo. La semplice, ma per noi sacra, parola “socialismo” sminuisce quello che invece è un punto di forza. Non siamo secondi a nessuno e tantomeno nessuno deve vergognarsi di noi e il menzionarci è un senso di giustizia che anche i nostri più stretti alleati dovrebbero riconoscere. O siamo alle solite…?

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