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Opinioni e commenti
 

Caso Sallusti, il ddl in Senato: carcere ai giornalisti e una mega multa ai direttori
Pubblicato il 21-11-2012


Il carcere per il giornalista accusato di diffamazione resta. Ma il direttore di una testata non sarà sottoposto a detenzione, bensì punito con una multa salata. Questo, in sintesi, il senso dell’emendamento al disegno di legge sulla diffamazione, presentato ieri dal relatore e presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli. Con questa mossa, il senatore Pdl tenta un’ennesima mediazione e si attende che in esso «Lega e l’Api si riconoscano e ritirino la richiesta di voto segreto per le altre due proposte di modifica che restano e per l’intero articolo 1 del provvedimento». Domani l’emendamento sarà sottoposto ad esame dall’aula del Senato, quando la conferenza dei capigruppo ha messo all’ordine del giorno il ddl diffamazione.

L’EMENDAMENTO DEL SENATORE BERSELLI – Per il giornalista che commette il reato di diffamazione, la detenzione in carcere resta, ma su questo tema Berselli rende noto di non aver potuto cambiare lo stato delle cose «perché l’aula si era già espressa in tal senso». Ma almeno si salva il direttore per il quale si dovrà applicare solo una pena pecuniaria che varia dai cinque ai cinquantamila euro. Se invece nella commissione del reato non c’è il dolo, ma solo la colpa, la multa sarà dai due ai ventimila euro. Oltre ad aver dato un nome e un cognome al nuovo articolo 1, cioè quello di Alessandro Sallusti quando si toglie il carcere per i direttori, si modella anche una norma sul caso di Renato Farina, come del resto spiega lo stesso senatore. «Qualora l’autore sia ignoto o non identificabile, ovvero sia un giornalista professionista sospeso o radiato dall’ordine, si applica la pena della multa da tremila a trentamila euro».

IL CASO SALLUSTI – Lo scorso 29 settembre la Cassazione aveva confermato la condanna a 14 mesi di reclusione nei confronti di Alessandro Sallusti, direttore del quotidiano “Il Giornale”, per reato di opinione. L’oggetto della condanna è un articolo apparso nel febbraio 2007 su “Libero”, all’epoca dei fatti diretto dal giornalista, firmato con lo pseudonimo di Dreyfus. Solo recentemente è emerso che l’articolo, in cui un magistrato veniva accusato all’interno di una delicata vicenda giudiziaria, era stato scritto da Renato Farina. Ma secondo il nostro ordinamento il direttore di una testata risponde in quanto tale e il rischio che si corre, in questo caso specifico, è quello di omesso controllo.

Silvia Sequi 

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Commenti all'articolo
  1. Tengo a precisare che Sallusti non è stato condannato per reato di opinione, ma di falso. Ha scritto che giudice ha “costretto” la ragazzina ad abortire, mentre invece ha “autorizzato” l’aborto. Da qui nasce il reato di diffamazione

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