domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Con la fine di Bossi, Berlusconi e Di Pietro muore la seconda Repubblica mai nata
Pubblicato il 09-11-2012


Con la Lega e il suo senatur, l’Umberto Bossi, che sbraitava del Nord sfruttato e di Roma ladrona, prese il via, dopo la fine del comunismo e la caduta del Muro, che incenerì d’un colpo le vecchie contrapposizioni ideologiche italiane, lo smantellamento del vecchio sistema politico. Con il piemme di Mani pulite, Antonio Di Pietro, ex poliziotto, che appariva nelle vesti del fustigatore impietoso dei partiti e dei dirigenti politici corrotti e concussori, il sistema cadde con la velocità con la quale erano caduti i regimi dell’est europeo. Con l’uomo di Arcore, Silvio Berlusconi, che pure aveva rivestito un ruolo di primo piano per l’influenza esercitata e le sue amicizie di primo piano nel vecchio sistema, iniziò il percorso di quel che si definisce impropriamente seconda Repubblica, che in realtà non è mai nata.

Berlusconi è figlio di Di Pietro, che a sua volta è il prodotto della contestazione al sistema politico della Lega. I tre sono indissolubilmente segnati da un forte legame. Difficile immagine Di Pietro senza il Bossi del 1990-92, impossibile immaginare Berlusconi leader politico senza Di Pietro e Mani pulite. Non è un caso che i tre se ne vadano insieme e che il tramonto dell’uno segni anche il tramonto degli altri due. Tutti e tre segnano il passo per ragioni sia politiche, sia morali. Tutti e tre testimoniano il fallimento di una stagione che ha portato l’Italia dal ruolo di quinta potenza industriale del mondo a Cenerentola dell’Europa, assieme a Grecia e Spagna.

Tutti e tre devono portare i segni della decadenza italiana, di un debito che è salito arrivando al 126 per cento del Pil, dall’84 per cento che era alla fine degli anni ottanta, di un tasso di sviluppo che è stato, in questi quasi vent’anni, la metà di quello europeo, mentre negli anni ottanta era il doppio, di una disoccupazione, in particolare giovanile, che è cresciuta a dismisura, di un forte disagio sociale che forse mai come in questi anni si è respirato nel nostro Paese e che ha partorito, tra le altre cose, quella protesta contro la politica che è sfociata in movimenti di dimensione popolare impressionante. I tre simboli della seconda Repubblica mai nata, e fallita miseramente, sono ormai solo un ricordo.

Sarebbe bene che al più presto fosse solo un negativo ricordo anche il sistema politico e istituzionale italiano e che si formasse anche in Italia un sistema europeo con partiti europei e istituzioni  europee. Di stampo anglosassone o francese, non importa. Ma coerenti con un progetto di riforma. Basta coi Mattarellum, Porcellum, Barattellum di questi giorni. Basta coi partiti di plastica e personali, e anche con quelli americani e di stampo vagamente sovietico. Basta coi partiti senza legami con la storia e senza identità. Basta. Non dobbiamo pensare di tornare alla prima Repubblica, no. Ma semplicemente guardare al futuro, guardare all’Europa. Senza indugio, ormai.

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