lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

D-Day in Catalogna: oggi si vota nella regione autonoma
Pubblicato il 24-11-2012


D day catalano per il rinnovo solo dopo due anni della Generalitat (sede del Govern) della regione autonoma della Catalogna che si celebra nel mezzo della peggiore crisi economica della storia democratica catalana e spagnola. Se il Regno di Spagna non se la passa bene con un tasso di disoccupazione che oscilla attorno a un tasso esasperato che nell’ultimo anno si attesta al 25%, i dati regionali catalani non sono certo migliori della media nazionale, ma la parola chiave per interpretare le elezioni nella regione storicamente più ricca di Spagna che rappresenta il 16% della popolazione e che contribuisce al 19% di tutto il prodotto interno, non pare essere occupazione, ma “indipendenza”.

SPARTIACQUE E POLITICA – Parola che è stata lo slogan della manifestazione del 11 settembre scorso, giorno della Diada, la festa nazionale che ha riversato nelle strade di Barcellona più di un milione di persone e ha segnato sul calendario spagnolo una data che verrà ricordata come uno spartiacque politico. Una folla quella del 11 settembre che ha (sovra)caricato l’attuale Presidente della Generalitat Arthur Mas e il suo partito il democristian-liberale CiU (convergencia i Uniò) verso un vero salto nel buio rivendicando per sé e il proprio partito la primogenitura della corsa secessionista catalana. Dalla propaganda di cuore, di popolo, di piazza, volta ad individuare la volontà del popolo catalano di fondare uno stato proprio, in soli due mesi, va riconosciuto al Presidente Mas di aver alzato i toni e portato al governo centrale di Madrid il tema del referendum per l’indipendenza della Catalogna, strumento democratico che se declinato in chiave secessionista è però ostacolato dalla costituzione spagnola.

FEDERALISMO E INDIPENDENZA – Dai sondaggi, la formazione politica di CiU lanciata a vincere le elezioni migliorando il precedente risultato del 2010 non dovrebbe comunque raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, dato che potrebbe compromettere l’obiettivo pro-referendum, e per portare a casa un vero fronte separatista dovrebbe mescolare gli assetti tattici in una sorta di nuovo tripartito con il coinvolgimento di ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) e ICV (Iniciativa por Catalunya-Verds). Quindi dai sondaggi si ipotizza un quadro non così diverso da quello attuale, fatta eccezione per la debacle alla quale sembrano avviati i socialisti del PSC che in una campagna combattuta sul filo degli slogan secessionisti, e sul diritto a decidere, annaspano perché promotori di una terza via federalista. Dal giorno successivo al 25N comincerà la battaglia che segnerà i prossimi anni e l’avvio del processo di indipendenza o di federalismo stile Germania.

Sara Pasquot 

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