mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dalla prima alla seconda Repubblica, dove sta andando la nostra industria
Pubblicato il 12-11-2012


La storia della seconda Repubblica è stata ormai fotografata da ogni prospettiva, vale la pena però analizzare ciò che è successo tra la fine della prima e l’inizio della seconda in relazione alla nostra industria e al nostro apparato produttivo nazionale, e forse da questa analisi si potrà comprendere meglio ciò che sta avvenendo in Europa e soprattutto nel nostro Paese. Nei primi anni ‘90, l’Italia aveva un apparato industriale racchiuso in alcuni enti di Stato IRI, EFIM, FINSIDER, ENI, che occupavano all’incirca 500.000 lavoratori, pur vero come diceva il suo presidente Prodi, che Iri era un gigante fatto di nani e cioè che aveva al suo interno aziende più piccole dei competitor mondiali, ma la nostra siderurgia, la nostra impiantistica, la nostra elettronica, la nostra azienda dei cosiddetti elettrodomestici bianchi, era all’avanguardia sul piano tecnologico, e il sindacato pur diviso nelle tre grandi centrali organizzative, aveva recuperato dopo le divisioni degli anni ‘80, una grande unità d’azione.

PICCOLO E PRIVATO E’ BELLO – Poi avvenne l’irreparabile, la politica italiana venne travolta dai giudici di Milano, e insieme ad essa venne giù tutto, in pochissimo tempo venne cancellato anche attraverso referendum ad hoc l’Iri, venne chiuso Efim, e piano piano si mise in moto un processo di pseudo liberalizzazione che sempre di più assomigliava ad una vera e propria svendita delle aziende, basti pensare che si era già allora venduta l’intera siderurgia pubblica ai francesi di Usinor per 500 mld, e solo l’intervento di alcuni partiti, fra cui i socialisti, impedì questo disastro. Il dado era tratto, una campagna mediatica furibonda all’insegna del piccolo e privato è bello, distrusse di fatto il nostro apparato pubblico, mentre i tedeschi tenevano Siemens, nel settore energetico elettronico e delle tlc, i francesi implementavano Alshtom nell’Energia, noi di fatto perdevamo Italtel smembrata e data ai tedeschi, smembravamo definitivamente la chimica, e in pochi anni di fatto abbiamo venduto ai privati la nostra siderurgia pubblica, Terni agli olandesi di Thissen, Genova, Piombino e Taranto a Riva, tutte le nostre fabbriche di elettrodomestici vennero vendute agli svedesi.

DALL’EURO ALL’AUTO – Nonostante ciò e le continue sirene tedesche che non ci volevano nell’Euro, l’Italia riuscì grazie soprattutto alla precisa opera di responsabilità delle parti sociali a creare nuovamente – a partire dal 1993 – un periodo di economia virtuoso, che riuscì a portarci brillantemente in Europa, e a far sì che nonostante tutto la nostra industria fosse almeno fino all’inizio della crisi del 2007, competitiva e unico vero avversario dei tedeschi nei mercati mondiali. L’industria dell’Auto è un capitolo a parte che andrebbe comunque analizzato, Fiat negli anni’80 procedette all’acquisto o meglio al salvataggio dell’Alfa rilevando Arese e Pomigliano, contro chi già allora tifava per l’avvento dello straniero e cioè Ford, Fiat ha passato come tutti i grandi produttori del settore le varie crisi e tutti ricorderanno che prima dell’epoca Marchionne di fatto la Fiat era di proprietà delle banche e successivamente attraverso l’intesa con GM, sarebbe diventata di fatto una subordinata industriale del gruppo GM.

DALLA PARTE DEL PROGRESSO – A fronte di questa situazione brevemente descritta e in considerazione del fatto che siamo dentro una vera e propria guerra commerciale combattuta non con i cannoni ma con veri e propri assalti finanziari, risulta quanto mai evidente che spazzare dal mercato un competitor come l’Italia, (chi ci paragona a Spagna e Grecia non sa quello che dice) per i tedeschi equivarrebbe ad avere campo libero per le loro merci nel mondo e terreno fertile in Italia per aumentare le loro esportazioni. Ecco perché nel programma della sinistra deve essere messo al primo punto la politica industriale del Paese, si deve decidere quali settori sono strategici e quali azioni e quali risorse finanziarie si debbono destinarvi.

 Marco Andreini

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Commenti all'articolo
  1. L’articolo è interessante, ma incompleto. Ci saranno dei responsabili di questa distruzione? Se sì non è il caso di rimettere in piedi la prima (sic) Repubblica tanto bistrattata e cominciare a urlare ad alta voce che negli anni novanta non c’è stata una rivoluzione, ma una RESTAURAZIONE REAZIONARIA complici la Chiesa, i cattocomunisti berlinguerani e i boiardi di stato.

  2. Piombino non è stata venduta a Riva ma a Lucchini, Genova e Terni ad un consorzio, la principale fabbrica di elettrodomestici agli olandesi e non agli svedesi, Alfa Romeo fu regalata e non “salvata”.
    Se si comincia così, non ci si deve poi stupire se le conclusioni suonano leggermente ridicole.
    Di grazia, di chi saremmo competitor e come pagheremmo le esportazioni dei tedeschi?

  3. @Gianni… faccio premessa… sono genovese e non giovanissima… Mi sento di confermare che le acciaierie di Genova, successivamente denominate Italsider (durante il periodo delle partecipazioni statali), furono vendute al Sig. Riva….
    Si trovavano nel pieno centro di Cornigliano, un tempo, prima della loro esistenza, Cornigliano era una località balneare, un po’ come Pegli…
    Per quanto attiene le acciaierie di Terni, vero che furono prima “acquistate da un consorzio” ma è altrettanto vero che nel 1994 furono acquistate dal gruppo ThyssenKrupp che ne diventò socio unico…
    In quegli anni io lavoravo in un’acciaieria e posso dirti per certo che allora l’acciaio si produceva e si vendeva… Ero nell’ufficio export dell’azienda… Cassa non se ne faceva…
    E se l’acciaio si vendeva probabilmente toglievano di mezzo la concorrenza dei tedeschi. Non so dirti se per il prezzo o la qualità… Ma ciò che vendevamo noi non potevano venderlo i tedeschi….
    Il lavoro si trovava… gli stipendi erano migliori… l’Italia era migliore…

  4. non fa molta differenza, ma Cornigliano fu dapprima ceduta (gestione) a Cogea – Consorzio Genovese Acciaio SpA (un consorzio a controllo privato) che assume la gestione dell’area (Riva assieme ad altre imprese) ; nel 1988, con il ritiro degli altri soci privati, Riva ha la maggioranza assoluta del consorzio.
    Sostenevo appunto questo, che se non ci si preoccupa di capire cosa è successo, soprattutto dal punto di vista economico, non si può pretendere di capire la realtà e tanto meno di prevedere il futuro

  5. Scusa gianni l’articolo voleva essere uno spunto per discutere di politica industriale, non aveva la pretesa di fare la storia di venti anni della nostra industria, ai nostri fini non so quale interesse possa avere ai non adetti ai lavori, sapere che italsider a cornigliano aveva il dri, divisione rivestiti, sapere che italsider a campi é sta chiusa e che prima di riva c’era il cogea, figurati ho vissuto tutto sulla pelle quegli anni ero seg metalmeccanici a genova e poi dirigente nazionale flm, figurati se non conosco le cose, cosí come so benissimo che, Piombino é stata venduta a lucchini, cosí come rex agli svedesi di electrolux, ma la provocazione de pezzo é un altra ed éche gli altri hanno fatto politica industriale l’italia, no, e nonostante tutto, ed é indubitabile siamo i competitor dei tedeschi nella meccanica, e quindi in una guerra mettere in difficoltá il tuo concorrente sui mercati é normale, quindi oggi dovremmo seriamente pensare a non vendere ansaldo energia a siemens edovremo seriamente pensare se non é il caso che su alcune produzioni vedi acciaio e alluminio non si possa pensare a ruoli diversi dello stato, il centro sinistra deve mettere queste cose al centro dela sua azionecosí come é scritto nella carta di intenti, e noi per parte nostra dovremo pensare seriamente che il paese é in crisi, ma puó farcela e puó farcela solo con l’orgoglio e l’unitá che seppe mettere in campo al tempo di ciampi.

  6. scusa marco, il commento voleva essere uno spunto per evitare di dire ca.stronerie ai non addetti ai lavori. vedo che non è servito. vedo anche che ti sei dimenticato Bagnoli. assimilare acciaio, alluminio (e magari il carbone del Sulcis) mi conferma nella convinzione che ognuno deve fare le cose che sa: nel caso forse abbiamo perso un sindacalista dormiente a favore di un giornalista incompetente e disinformante.
    senza rancore, ma te le tiri.
    P.S. a proposito di politica industriale, che dici dell’abbandono di Brindisi da parte di British Gas? E dei 600 mln di investimenti a Taranto (Agip + Cementir) sdegnosamente rifiutati dal governo locale?

  7. Ahhhh…. Bello trovare l’enciclopedia dell’industria italiana…
    Questo si che è scrivere…
    Perchè non parliamo anche della crisi del tessile?
    Del mercato globale? del WTO?
    Passando, ovviamente, dall’organizzazione del lavoro del Taylor e del Keynes, senza dimenticare la N.E.P…..
    Ah ovviamente non dimenticando i fattori della produzione, COLT (Capitale, organizzazione, lavoro e terra)
    E’ rimasto tanto capitale, forse troppo, sempre meno organizzazione, del lavoro non v’è traccia…. per quanto riguarda la terra siamo al dissesto idrogeologico…
    Azz in un articolo bisogna scrivere tutto altrimenti che articolo è?
    Suvvia!!!
    Il dato, ahimé, è che lavoro ce n’è poco….
    I datori di lavoro ormai fanno quello che vogliono…
    I sindacati attuali firmano i CCNL sempre al ribasso….
    Intanto con le paghe da fame ci stanno i lavoratori, mica loro…
    E poi stiamo a spaccare il capello in 8 per vedere chi è più preciso…
    Senza rancore, ma te le tiri, Gianni :-)
    Non ti offendere… Ma dopo che stamane mi sono ritrovata 100 € in meno in busta paga sono un po’ girata di sc…..
    …. Un salutone.

    • non mi offendo, puoi anche andare giù di mannaia
      a maggior ragione se sei anche girata
      poi non è che volevo fare l’enciclopedico, è solo che la sciatteria mi fastidia parecchio (dei giornalisti non ti dico)
      riconosco che avrei potuto attenuare con uso moderato dell’ironia ma sono ascendente rinoceronte
      abbracci

      • E basta rinoceronti…
        anzi quasi quasi potremmo dare la colpa a loro della crisi industriale…
        Che ne pensi? :-)
        Sono contenta che non ti sia offeso…
        Quasi quasi ti chiedo l’amicizia su fb 😛
        Azz.. no… non so come ti chiami…

  8. Premesso che questo non é facebook, e non ci interessa stimolare nessun dibattito, questo pezzo l’ho scritto come resp mercato del lavoro del psi, non ci interessa parlare di un trattato e non ci interessa lo scibile intero dell’industria italiana, quello di ciu ci interessa e mi interessa come dipartimento lavoro é che si riaffrontino le questioni industriali, non una alla volta, ma partendo da un preciso disegno di politica industriale, finalizzato a determinare i settori strategici per il paese.
    Quando Allumix vendette ad Alcoa, si scelsero gli americani e non i canadesi di Alcan per un motivo preciso, perché il piano di Alcan, essendo presente in italia prevedeva un discreto numero di esuberi, alcoa, invece garantí tutta l’occupazione, oggi l’impianto é spento, non trovo per nulla scandaloso ipotizzare un interessamento dello stato per l’alluminio,come per altri settori, se vuoi discutiamo in privato, ma ti prego non usare questo spazio come fosse facebook, se vuoi darci una mano il dipartimento lavoro é aperto a tutti i compagni e siccome vorremmo preparare una iniziativa pubblica potremmo discuterne tranquillamente insieme,

    • Paola, guarda che il resp non gradisce e si altera, e poi fb ‘un ce l’abbiamo (nè io nè il rino). Restiamo al tema: il resp forse ‘un sa (o si dimentica) che l’unica ragione per cui l’impianto di Portovesme è rimasto in funzione non si chiama Alcoa ma Enel. Cioè il prezzo dell’energia garantito dallo Stato (e quindi pagato da tutti noi). Energia peraltro ricavata da Enel anche con il carbone del Sulcis, quello che avendo solo 6/7% di S non inquina, non come nel resto d’Italia dove Greenpeace contesta.
      A Ma’, Portovesme si mangia 260 Mw di corrente, metà di Caorso se funzionasse, fatta un pò a carbone scadente e tanto a olio combustibile.
      L’interessamento dello stato a pagare la bolletta non è servito, come non è servito pagare i conti della miniera (e non si può dire che non si sapesse prima).
      Vedi che un minimo di cultura tecnica aiuta?

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