giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Ddl diffamazione, passa l’emendamento “salva direttori”. Contrario il Pd
Pubblicato il 22-11-2012


122 sì, 111 no e 6 astenuti. Questa la votazione dell’Aula del Senato sulla norma “salva direttori” inserita martedì scorso nel disegno di legge sulla diffamazione del senatore Filippo Berselli. A favore dell’emendamento hanno votato il Pdl, la Lega e Coesione Nazionale. Il partito democratico ha detto “no” (ma in molti hanno preferito non prendere parte al voto) insieme all’Udc e all’Idv. Il senatore Gerardo D’Ambrosio non ha partecipato alla votazione e ha pesantemente criticato l’emendamento, soprattutto da un punto di vista giuridico. Sulla norma il governo è stato battuto poiché il sottosegretario alla Giustizia, aveva dato parere negativo a causa «per ragioni tecniche».

L’EMENDAMENTO DEL SENATORE BERSELLI – Secondo quanto previsto dall’emendamento, per il giornalista che commette il reato di diffamazione, la detenzione in carcere resta, ma almeno si salva il direttore per il quale si dovrà applicare solo una pena pecuniaria che varia dai cinque ai cinquantamila euro. Se invece nella commissione del reato non c’è il dolo, ma solo la colpa, la multa sarà dai due ai ventimila euro.

IL VOTO CONCLUSIVO PER LUNEDÌ 26 – Il voto conclusivo sull’articolo 1 del ddl diffamazione quello che contiene, tra l’altro, la norma “salva-direttori”, è stato rinviato alla prossima seduta d’Aula, convocata per lunedì 26 novembre. Su questo voto «era già stata dichiarata ammissibile la richiesta di voto segreto che comunque oggi è stata ripresentata» ha avvisato il vicepresidente di turno, Vannino Chiti del Pd.

D’AMBROSIO CRITICO E BERSELLI SI DIFENDE – Il senatore D’Ambrosio ha dichiarato che per come è scritto l’emendamento si tratta di «un obbrobrio giuridico», nonché di «una sceneggiata incredibile». Al contrario, il relatore del ddl sulla diffamazione, nonché presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli ha difeso la sua proposta, negando che abbia effetti anche sull’articolo 57 del codice penale. Secondo il senatore, infatti, «c’è una diversità sostanziale tra l’autore dell’articolo e il direttore».

LE REAZIONI DI PD E UDC – Silvia Della Monica del Pd ha preferito astenersi «dal partecipare al voto di questo pasticcio». Pasticcio lo ha definito anche il democratico Vincenzo Vita, aggiungendo che è anche «senza senso». Achille Serra dell’Udc invece ha proposto un parallelo con il furto: «palo e ladro hanno la stessa pena. Perché giornalista e direttore no?».

LA FNSI MINACCIA LO SCIOPERO DEI GIORNALISTI – Intanto anche la Federazione nazionale della stampa italiana si mobilita e minaccia uno sciopero dei giornalisti per lunedì prossimo. «Se sarà chiaro che andrà avanti un progetto di legge iniquo e impresentabile, e sicuramente censurabile costituzionalmente, saremo costretti allo sciopero in coincidenza con la seduta di lunedì al Senato, programmata per l’approvazione in prima istanza della proposta di legge sulla diffamazione a mezzo stampa», ha affermato il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi. Per oggi è prevista la decisione definitiva.

Silvia Sequi

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