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Opinioni e commenti
 

Domenica un patto tra generazioni, altro che rottamare
Pubblicato il 23-11-2012


Ormai ci siamo. Poche ore e si apriranno le urne per decidere chi sarà il candidato del centrosinistra alla presidenza del consiglio. Le primarie di domenica non sono e non saranno semplici elezioni, sono molto di più, perché rappresentano un segnale evidente di frattura tra il passato e il futuro del nostro Paese. Per questo domenica tutti ci metteremo in fila per aderire ad un progetto che convinca, che guardi all’Europa, ai giovani e alle prospettive ormai scomparse di chi vuole vivere non più un sogno italiano, quello ce l’hanno venduto per troppi anni, ma una realtà vera, più vera anche della speranza. E magari non farsi incantare dalle sirene di chi ha costruito il proprio personaggio, abbandonando i problemi quotidiani e chi tutti i giorni deve sbrigarli per sopravvivere. 

Ho in testa le immagini delle lunghe file ai seggi americani, le migliaia, milioni di persone che si sono messe lì non solo per esprimere una preferenza, ma per scegliere il proprio futuro, quello dei propri figli e di un intero paese. Perché spesso quello a cui non si pensa è che il voto è la massima espressione di coscienza civile e non una semplice scelta personalistica. In tutta la mia vita una delle più grandi lezioni politiche credo me l’abbia data un tassista, il quale prima di portarmi a destinazione, chiedendomi di cosa mi occupassi, mi rispose: “Si ricordi dotto’, la gente in cabina elettorale vota con lo scontrino della spesa in mano”. Ci misi un po’ a capire, ma è vero. Oggi in tanti si fa fatica a pagare il minimo indispensabile per sé e per la propria famiglia, e in quest’ottica è la politica che prima di tutto dovrebbe garantire quantomeno una sostenibilità a tutti.

Per questo nel votare si dovrebbe riflettere su cosa e chi potrebbe rappresentare meglio i bisogni di un intero paese, della sua produttività, competitività, che dia peso reale al merito e ai giovani, ma che non faccia sentire un peso gli adulti e gli anziani, che da sempre in Italia rappresentano una forza, una sicurezza, un valore reale di cui tener conto e non di cui farsi carico. Perché per quanto si voglia dire, se oggi tanti giovani ancora riescono a sostenere situazioni di precariato e di relativa affidabilità lavorativa è perché dietro ci sono tanti genitori – persino nonni – che li aiutano a non lasciarsi andare, a non abbandonare del tutto la speranza.

E se il presente deve dare un futuro a tutti questi giovani, il futuro deve riconoscere gli sforzi che tante famiglie fanno per renderlo possibile. Questo la politica non deve dimenticarselo. Così come non dobbiamo dimenticarci che non saranno i detrattori della politica a ricostruire questo paese, ma che tutti quanti, proprio attraverso la politica, potremo farlo. A cominciare da domenica, che rappresenta un primo vero passo di democrazia verso il nostro futuro, non quello che speriamo di poter vivere, ma quello di cui non potremo essere derubati. E facciamolo insieme, firmando un vero patto tra generazioni. Altro che rottamare.

Giampiero Marrazzo 

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

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