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Opinioni e commenti
 

Dopo la bomba di ieri a Tel Aviv, entra il cessate il fuoco tra Israele ed Hamas
Pubblicato il 22-11-2012


La tregua è stata firmata. Dopo lunghe e difficili trattative, i rappresentati israeliani e Hamas si sono impegnati, gli uni a fermare l’offensiva contro la Striscia di Gaza, gli omicidi mirati e i bombardamenti da parte dell’aviazione e della Marina Militate, gli altri a non compiere azioni contro soldati dello Stato d’Israele e a interrompere il lancio di razzi verso le città israeliane. Entrambe le forze in campo si attribuiscono il merito della tregua che arriva dopo otto giorni di escalation di violenza che ha provocato 162 vittime tra i palestinesi e 5 tra gli israeliani. «Le forze israeliane hanno fermato i bombardamenti verso la Striscia di Gaza, apriremo il fuoco solo quando i nostri soldati saranno esposti a rischio». E’ quanto ha fatto sapere il portavoce dell’Idf, l’esercito israeliano, dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco. A Gaza sono state segnalate scene di giubilo e festeggiamenti dopo la notizia della tregua.

NETANYAHU, SE SI ROMPE LA TREGUA SAREMO PIU’ DURI – Dopo ventiquattro ore dall’entrata in vigore della tregua, Israele si è anche impegnata a riaprire i valichi di frontiera e ad allentare le restrizioni sul transito dei beni in entrata verso la Striscia di Gaza. Intanto, il primo ministro Netanyahu, nel ringraziare gli Stati Uniti e l’Egitto per il ruolo di mediazione, ha ricordato che se il cessate il fuoco dovesse essere rotto, lo Stato Ebraico metterà in atto «azioni ancora più forti nei confronti di Hamas» nella striscia di Gaza. «So bene che molti cittadini si aspettavano proprio questo. E forse è quanto avremmo dovuto fare», ha sottolineato Netanyahu. Dall’altro lato, Hamas, con un annuncio alla radio, aveva attribuito il raggiungimento dell’accordo al successo del proprio braccio armato, le Brigate Ezzedin al Qassam. Poco prima dell’inizio della tregua, il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, aveva detto che gli obiettivi dell’operazione “Pilastro di Difesa” sono stati raggiunti. «Hamas e la Jihad hanno incassato una dolorosa sconfitta».

IL RITORNO DEL TERRORE A TEL AVIV – Ieri mattina, un’esplosione su un autobus ha colpito la città di Tel Aviv provocando il ferimento di 28 persone. Il “Movimento di resistenza islamica” Hamas, che dal 2007 controlla la striscia di Gaza, dopo l’uccisione mirata del leader del suo braccio armato, Ahmed al Jabari, aveva promesso che si sarebbero «aperte le porte dell’inferno». Tel Aviv, il più importante centro commerciale dello Stato di Israele, non era teatro di attentati dal 2006, quando un suicida si fece esplodere nei pressi della stazione degli autobus, uccidendo 11 persone e ferendone 68.

DUE ATTENTATORI IN AZIONE – L’esplosione, secondo le prime ricostruzioni della polizia, sembra essere stata causata dall’azione di due attentatori che hanno abbandonato la bomba sull’autobus. L’esplosione è avvenuta mentre il mezzo pubblico si trovava all’incrocio tra le strade Shaul HaMelech e Henrietta Szold, nel cuore della città. Nel frattempo, Hamas ha espresso soddisfazione per l’attentato definendolo una «naturale risposta ai massacri di Gaza». Restano ancora da chiarire i dettagli, e non è chiaro se gli attentatori siano cittadini residenti dentro Israele o provenienti dai Territori occupati palestinesi, ma non ci siano dubbi circa la natura terroristica dell’attacco che mette in discussione l’intero sistema di sicurezza organizzato intorno al famoso “muro”.

NEL CUORE D’ISRAELE – Proprio l’edificazione della “barriera difensiva”, al centro di una feroce disputa territoriale tra Israele e palestinesi, era riuscita a contenere gli attentatori suicidi provenienti dai Territori occupati. L’ultimo attentato contro civili nello Stato Ebraico risale al febbraio del 2008, quando era stata colpita da un attacco suicida la cittadina meridionale di Dimona.

LA POLIZIA CERCA UNA DONNA – Secondo quanto riferito dalla rete televisiva Al Arabyya, la polizia sarebbe sulle tracce di due persone, di cui una donna, sospettati di essere i responsabili dell’attentato. L’allerta di sicurezza è stata elevata fino a livello 4 in tutta l’area di Kirya, la zona circostante il centro nazionale della Difesa, dove è avvenuta l’esplosione. Immediatamente dopo l’attentato un uomo era stato fermato, ma è poi risultato completamente estraneo ai fatti.

 Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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