martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

G20 Messico: prima la crescita, poi il deficit
Pubblicato il 07-11-2012


Il G20 farà tutto il necessario per rafforzare la crescita dell’economia mondiale. I ministri delle Finanze e i Governatori delle Banche Centrali dei Paesi del G20, convenuti a Città del Messico, hanno infatti deciso che i Paesi che hanno spazio per manovre fiscali espansive, opereranno per sostenere la domanda mondiale. E, a prescindere da chi vincerà le elezioni presidenziali, gli Stati Uniti calibreranno con attenzione la prevista stretta fiscale, il cosiddetto “fiscal cliff”, in modo da non compromettere la ripresa economica globale.

OBIETTIVO: RICOSTRUIRE LA FIDUCIA DEI MERCATI – L’obiettivo per i prossimi mesi resta però innanzitutto quello di ricostruire la fiducia e ridurre la volatilità nei mercati finanziari internazionali. A tale proposito è stato concordato di continuare nello sforzo di costruire regole globali per la finanza, a partire dalla normativa che regolamenterà i mercati dei derivati, ritenuti una delle cause della instabilità dei sistemi finanziari. Entro la fine del 2012 dovrebbero essere quindi identificati i conflitti normativi che nei vari Paesi sono di ostacolo alla definizione di regole globali. Sempre per favorire la stabilità dei mercati è stata riconosciuta l’importanza di ridurre la volatilità dei prezzi delle materie prime, che genera significative ripercussioni sulle economie dei Paesi avanzati del G20, facendo aumentare l’incertezza nel futuro.

L’IMPEGNO COMUNE PER TASSI DI CAMBIO PIU’ FLESSIBILI – Ma è stato anche riconosciuto che gli squilibri globali negli ultimi mesi non si sono ridotti a sufficienza. Quindi i Paesi del G20 si sono impegnati a favorire tassi di cambio flessibili che riflettano i fondamentali economici sottostanti e fungano in tal modo da strumenti di riequilibrio negli scambi fra le economie dei vari Paesi, messaggio che vale soprattutto per la Cina, accusata dagli Stati Uniti di tenere artificialmente basso il proprio tasso di cambio.

POLITICHE ESPANSIVE, DAL GREEN ALLE INFRASTRUTTURE – Inoltre si è preso atto che la crescita economica mondiale negli ultimi mesi è stata piuttosto modesta e che i rischi di un ulteriore peggioramento restano elevati, ma soprattutto che il processo di riduzione del debito, pubblico o privato, in atto in molte economie avanzate sta producendo pesanti effetti recessivi, con conseguenti perdite di posti di lavoro. Per questo si è affermata l’importanza di attuare, da parte dei Paesi che ne hanno la possibilità, politiche espansive in modo da favorire un aumento della domanda mondiale. A tale proposito è stato anche sottolineato il potenziale di crescita offerto dalla green economy, ossia dallo sviluppo delle tecnologie mirate a ridurre i consumi energetici e la produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti. Particolare riferimento poi è stato dato allo sviluppo delle infrastrutture e ai correlati strumenti di finanziamento a lungo termine, chiedendo alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale di verificare, in vista del prossimo vertice del G20 che si terrà a San Pietroburgo in Russia, i fattori che favorirebbero la disponibilità di risorse private per tale tipologia di investimenti.

SOSTENIBILITA’ A LUNGO TERMINE – Ma si è anche posto l’accento sulla sostenibilità nel lungo termine dei percorsi di crescita economica, concordando di fissare nel prossimo summit rapporti obiettivo tra debito pubblico e PIL, che le economie avanzate si impegneranno a rispettare dal 2016 in avanti. Durante l’incontro sono stati anche riconosciuti i progressi fatti dall’Unione Europea per mettere sotto controllo la crisi, tramite le riforme strutturali, fiscali e finanziarie, quali il Meccanismo Europeo di Stabilità, le Operazioni di Mercato Aperto approvate dalla BCE, il sistema di supervisione bancaria accentrata e il fiscal compact. Il vertice di Città del Messico è stata anche l’occasione per ribadire la volontà delle economie emergenti di arrivare presto ad una riforma della governance del Fondo Monetario Internazionale. I Paesi emergenti chiedono, alla luce del loro crescente peso nell’economia mondiale, di poter contare di più in un potente organismo che finora è stato appannaggio delle economie occidentali, anche al fine di rafforzarne la legittimità, la rilevanza e l’efficacia.

Alfonso Siano

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