martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ilva, il presidente Ferrante: «Dissequestro degli impianti o chiusura»
Pubblicato il 22-11-2012


Se gli impianti non saranno dissequestrati, lo stabilimento tarantino dell’Ilva sarà destinato a chiudere. Questo il senso dell’istanza presentata dal presidente dell’azienda, Bruno Ferrante alla Procura di Taranto lo scorso martedì. Nel frattempo, nella giornata di oggi alcuni sindacalisti tarantini di Fim, Fiom e Uilm saranno a Roma per partecipare alla riunione del coordinamento sindacale nazionale del gruppo Ilva. Cosimo Panarelli, segretario Fim Cisl Taranto ha definito «singolare» la situazione dell’impianto siderurgico, augurando che si faccia fare chiarezza al più presto.

FERRANTE, DISSEQUESTRO ALTRIMENTI CHIUSURA – «Se il sequestro preventivo dovesse permanere, l’ovvia insostenibilità economico-finanziaria condurrebbe inevitabilmente alla definitiva cessazione dell’attività produttiva e alla chiusura del polo produttivo». Lo hanno dichiarato il presidente dell’azienda tarantina Bruno Ferrante, e l’avvocato Marco De Luca di Milano nell’istanza di dissequestro degli impianti dell’area a caldo del siderurgico, presentata martedì alla Procura di Taranto. Nell’istanza, è spiegato che «il nuovo quadro autorizzativo (il via libera del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini al progetto per l’applicazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale – Aia – presentata dall’azienda) postula interventi ed investimenti, anche nel breve termine, per valori che comportano il ricorso al credito, ciò che risulta impossibile in costanza di provvedimenti limitativi della proprietà e della gestione dello stabilimento». Gli impianti si trovano sotto sequestro dallo scorso 26 luglio.

FIM CISL TARANTO, SITUAZIONE SINGOLARE – Secondo Cosimo Panarelli, segretario Fim Cisl Taranto si tratta di «una situazione davvero singolare». Dopo il rilascio dell’Aia, il ministero dell’Ambiente ha approvato il piano dell’Ilva sull’Aia e l’azienda resta ferma e non fa partire i lavori di messa a norma della fabbrica sotto il profilo ambientale perché c’è il sequestro giudiziario che non glielo consente. «Da questa situazione bisogna uscire al più presto facendo chiarezza» ha auspicato il sindacalista.

CONFRONTO ILVA E SINDACATI PER IL 27 NOVEMBRE – Nel frattempo, l’incontro tra la fabbrica e i sindacati metalmeccanici per discutere della cassa integrazione ordinaria –  chiesta dall’azienda causa crisi di mercato, per circa 2 mila persone, è stato rinviato al 27 novembre. Per oggi a Roma è prevista la partecipazione dei sindacalisti tarantini di Fim, Fiom e Uilm alla riunione del coordinamento sindacale nazionale del gruppo Ilva. Inoltre, Cgil, Cisl e Uil nazionali – su sollecitazione delle organizzazioni locali – hanno chiesto l’intervento del governo nel caso Ilva.

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Aspettiamo da luglio che la magistratura di Taranto spenga gli impianti “inquinanti e incompatibili con la salute”; più nulla dopo la nomina dei 4 custodi, che si rivolgono al giudice anche per trovare il bagno.
    Allora i casi sono:
    – il giudice non è poi tanto sicuro che la causa dei tumori sia l’Ilva, altrimenti aveva tutto il tempo di spegnere e cessare l’inquinamento
    – e quindi non ha il coraggio di prendere una decisione che a posteriori potrebbe rivelarsi sbagliata
    – perciò non fa chiudere l’azienda ai custodi ma taglia i rifornimenti, obbligando in questo modo l’azienda a chiudere comunque per fame
    – la responsabilità della chiusura sarà quindi dell’azienda e non della magistratura

    oppure

    – il giudice è assolutamente certo delle conclusioni che hanno generato i provvedimenti di sequestro e allora, se non ha spento gli impianti, secondo l’art. 40 cp, siamo di fronte a reato commissivo cioè nel mancato impedimento di un evento materiale che si aveva l’obbligo di impedire, nel nostro caso l’inquinamento con tutte le conseguenze

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