mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

In Italia è più facile fare impresa: ecco la classifica delle città più virtuose
Pubblicato il 16-11-2012


E’ stato recentemente presentato a Roma il rapporto della Banca Mondiale “Doing Business in Italia 2013”, che analizza l’impatto delle riforme istituzionali e normative italiane sulle iniziative imprenditoriali, soprattutto di piccole e medie dimensioni. In realtà si tratta di un focus sul Bel Paese, che completa la più generale e nota pubblicazione “Doing Business 2013”, dove l’Italia si classifica al 73° posto su 185 Stati del Mondo.

TORNARE ALLA CRESCITA, ECCO COME SECONDO LA BANCA D’ITALIA – Secondo la Banca Mondiale, il problema centrale che affligge l’Italia è stato ed è tuttora il ritorno a livelli soddisfacenti di crescita economica. In tempo di crisi, è chiaro che tale crescita non può derivare da una insostenibile espansione della spesa pubblica, ma dovrà derivare da un miglioramento dell’efficienza e da un aumento della competitività e della produttività del sistema economico. Per ritornare a crescere la Banca Mondiale propone di favorire una maggiore concorrenza nei mercati dei beni e dei servizi, incoraggiare le piccole e medie imprese ad investire di più in innovazione, liberalizzare l’economia, riformare ulteriormente il mercato del lavoro e creare un sistema fiscale flessibile e semplice. Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenuto alla presentazione del documento, ha sottolineato come la crescita economica passi anche dalla rimozione di quei vincoli che frenano la capacità di generare risorse e redditi in grado di stimolare la domanda. E tra i principali ostacoli alla crescita, per Visco vi sono l’insufficiente concorrenza, un sistema amministrativo inefficiente e fonte di oneri burocratici non giustificati per le imprese, un livello di tassazione eccessivamente elevato ed una giustizia civile lenta e poco efficace.

LA RICETTA MONTI – Certo, il Governo Monti ha messo a punto una serie di provvedimenti – “Salva Italia”, “Cresci Italia”, “Semplifica Italia” e “Piano di Azione Coesione” – con l’obiettivo di far fronte alle debolezze strutturali italiane, eliminare la burocrazia inutile, creare un ambiente più favorevole per l’imprenditoria e sbloccare la competitività. Ma, come sappiamo, i progressi finora si sono visti soprattutto sul fronte del consolidamento fiscale, molto meno su quello della crescita, dove le riforme sono risultate poco incisive. Secondo la Banca Mondiale, sono infatti ancora troppo poco sfruttate le potenzialità di crescita del Mezzogiorno d’Italia, dove risiede il 35% della popolazione italiana ed è presente il 33% delle imprese attive ma dove viene generato solo il 24% del reddito nazionale lordo.

QUANTO E’ FACILE FARE AFFARI NELLE REGIONI – Il rapporto “Doing Business in Italia 2013”, si focalizza dunque sulla facilità di fare affari nelle varie Regioni italiane, sulla base di indicatori che misurano il tempo ed i costi associati a diverse fasi della vita d’impresa nei suo rapporti con la Pubblica Amministrazione. Si va quindi dall’avvio di un’impresa, all’ottenimento dei permessi edilizi, dal trasferimento della proprietà immobiliare alla risoluzione delle dispute commerciali. Dallo studio risulta che nessuna tra le principali 13 città italiane ha una performance positiva in tutte le aree analizzate. Bologna, ad esempio, si posiziona al primo posto per quanto riguarda l’ottenimento dei permessi edilizi ed il trasferimento della proprietà immobiliare, ma rimane indietro nella classifica relativa alla risoluzione delle dispute commerciali. In questa attività eccellono Torino e Napoli, che però si posizionano a fondo classifica per quanto riguarda la facilità di avvio di una nuova impresa. Catanzaro, invece, primeggia proprio nella fase iniziale della vita d’impresa, ma occupa una posizione molto arretrata per quanto riguarda l’ottenimento dei permessi edilizi. Se ne ricava che se le varie città italiane condividessero di più le loro esperienze, potrebbero imparare le une dalle altre e migliorare reciprocamente.

I PORTI ITALIANI – Il rapporto della Banca Mondiale si sofferma anche sul commercio transfrontaliero marittimo, stilando una classifica dei principali porti italiani. In questo ambito, il porto di Genova si classifica primo tra i porti che gestiscono volumi di carico consistenti, grazie a snelle procedure di esportazione. Catania invece si distingue tra i porti specializzati nel trasbordare le merci da nave a nave, ed il merito va all’efficienza ed  alla rapidità delle operazioni di movimentazione.

FARE IMPRESA IN ITALIA, SIAMO AL 73° POSTO – E’ vero che queste classifiche debbano essere prese con le pinze, considerati anche gli inevitabili difetti metodologici, ma è anche vero che gli indicatori della Banca Mondiale sono una sufficiente approssimazione della realtà. E se da un lato il posizionamento italiano riflette un ambiente amministrativo oggettivamente meno favorevole all’attività di impresa rispetto ad altri contesti simili, come ad esempio la Francia, dall’altro è importante notare che la Banca Mondiale, per la prima volta dopo diversi anni, finalmente segnala un miglioramento per il nostro sistema, salito dall’87° al 73° posto nella classifica mondiale. Siamo tuttavia ancora lontani dalla media europea, anche se in alcuni casi, come ad esempio quando si tratta di trasferire la proprietà immobiliare o proteggere gli interessi degli investitori di minoranza, riusciamo a far meglio dell’Europa. Insomma la strada è ancora in salita, ma almeno non siamo più a fondo valle.

Alfonso Siano

 

 

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