venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Incandidabilità dei condannati, presto al via la norma. Ma restano nodi irrisolti
Pubblicato il 05-11-2012


Mancano solo gli ultimi aggiustamenti e il decreto legislativo sulla incandidabilità per chi ha una condanna definitiva,  ribattezzato “liste pulite”, dovrebbe essere varato. Il decreto introduce le nuove regole che escludono la possibilità di concorrere a qualunque carica elettiva e di governo per coloro i quali avessero una condanna definitiva ad una pena di minimo due anni. È previsto per oggi l’incontro tra i titolari dei tre dicasteri di Giustizia, Interno e Funzione pubblica Paola Severino, Annamaria Cancellieri e Filippo Patroni Griffi per mettere a punto il testo per poi passarlo al vaglio di Palazzo Chigi. Superato il margine dei 60 giorni, il decreto verrà convertito in legge interessando, dunque, le prossime elezioni regionali di Lazio, Lombardia e Molise.

IL DECRETO HA VALORE RETROATTIVO – Il decreto avrà anche valore retroattivo, dunque, anche se non fosse approvato entro la data fissata per le prossime regionali, andrebbe a far decadere eventuali consiglieri eletti che avessero riportato delle condanne nei limiti specificati dalla norma. Un effetto dissuasivo rispetto all’ingerimento in lista, da parte dei partiti, di eventuali condannati. La norma riguarda, oltre che il Parlamento italiano ed europeo e i consigli regionali, anche Comuni, Province, aziende e consorzi locali.

NON TUTTE ROSE E FIORI, I PUNTI SPINOSI – E come poteva mancare. Silvio Berlusconi continua ad incombere come una presenza quando si parla di reati e giustizia. Per quello che riguarda l’elenco dei reati che impedisce la candidabilità, infatti, comprende tutti quelli gravi e “di grave allarme sociale”. La corruzione non viene menzionata esplicitamente, ma, vista l’entità della pena che può arrivare ai 15 anni, dovrebbe essere inclusa nella specificità di reato che il decreto annovera. Una sorta di scappatoia “Salva-Ruby” sembra riapparire dalla finestra. Il reato di prostituzione minorile, infatti, non rientra tra quelli che previsti come obbligatori dal decreto, circostanza che permetterebbe al Cavaliere di non essere escluso dalla corsa elettorale anche in caso di condanna superiore ai due anni. La “troika” ha promesso di discutere il tema.

ANCORA DA TROVARE ACCORDO SUI TEMPI – L’altro fronte aperto della trattativa riguarda, invece, i tempi di esclusione dalla possibilità di candidarsi. Il problema dovrebbe essere risolto applicando un criterio di gradualità di tempo modulato in rapporto alla gravità del reato e della condanna. Più lungo, e forse definitivo come avviene per l’interdizione dai pubblici uffici, nei casi di condanna per mafia e terrorismo piuttosto. Nel caso di una condanna a due anni, il minimo previsto dal Ddl, comporterà l’obbligo di saltare almeno una legislatura.

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