giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat, retribuzioni e caro vita a velocità troppo diverse
Pubblicato il 28-11-2012


L’Istituto Nazionale di Statistica ha diffuso i dati relativi all’andamento delle retribuzioni contrattuali. Confrontando il mese di ottobre 2012 con lo stesso mese dell’anno precedente si rileva che le retribuzioni contrattuali dei lavoratori dipendenti sono aumentate nell’ultimo anno solo dell’1,5%. La variazione riguarda principalmente il settore privato, dove l’incremento tendenziale è del 2,1%, visto che nel settore pubblico, o meglio in quella parte del settore pubblico che è stata contrattualizzata, la variazione è nulla. Infatti i contratti collettivi nazionali di lavoro del settore pubblico che sono scaduti non possono essere al momento rinnovati, in ottemperanza di una norma di legge che ha stabilito il blocco delle procedure contrattuali e negoziali nel triennio che va dal 2010 al 2012.

REDDITI E INCREMENTI SETTORE PER SETTORE – I lavoratori che ad ottobre 2012 beneficiano degli incrementi maggiori sono quelli del settore dei servizi idrici e di smaltimento rifiuti, dove l’aumento percentuale rispetto all’ottobre 2011 è del 3%, i lavoratori del settore dell’energia elettrica e del gas che hanno portato a casa un aumento del 2,9%, i lavoratori impegnati nel tessile e nell’abbigliamento dove la crescita delle retribuzioni orarie nell’ultimo anno è stata del 2,8%. L’aumento dell’1,5% delle retribuzioni contrattuali dovrebbe essere confermato di qui a fine anno, visto che i contratti collettivi nazionali di lavoro attualmente vigenti corrispondono al 69,3% degli occupati dipendenti, e la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è solo del 30,7%. Quindi nei prossimi mesi le tensioni contrattuali dovrebbero esercitare una modesta spinta verso l’aumento delle retribuzioni.

MA INTANTO L’INFLAZIONE CRESCE E IL POTERE D’ACQUISTO CALA – Peccato però che mentre da un lato le retribuzioni dei lavoratori dipendenti aumentano dell’1,5%, l’inflazione, o meglio l’indice nazionale dei prezzi al consumo, ad ottobre 2012 registra un aumento del 2,6% rispetto ad ottobre 2011. I lavoratori stanno perdendo potere d’acquisto, nonostante i rinnovi contrattuali, che non hanno consentito di recuperare nemmeno l’inflazione passata. Da un documento dell’Istat, pubblicato nelle scorse settimane, si evince infatti che ad ottobre 2012 il prezzo dei beni è cresciuto del 3,4% rispetto ad un anno prima, mentre quello dei servizi è cresciuto “solo” dell’1,7%. Sia il prezzo dei beni che quello dei servizi, dunque, nell’ultimo anno sono lievitati più delle buste paga dei lavoratori dipendenti. Inoltre, considerando che il prezzo dei prodotti acquistati con maggiore frequenza è cresciuto del 4%, con punte del 16,3% per quanto riguarda la benzina, e ancora che il prezzo di beni e servizi essenziali, quali acqua, elettricità e trasporti, è aumentato di oltre il 6%, si capisce che la perdita reale del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti italiani è ben più rilevante. Semplici osservazioni di cui i leader sindacali sono invitati a fare tesoro e ricordarsi quando siedono al tavolo delle trattative con parti datoriali e Governo.

Alfonso Siano

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