lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Italia primo partner commerciale dei paesi del Mediterraneo
Pubblicato il 21-11-2012


E’ stato presentato oggi a Napoli il rapporto 2012 sulle relazioni economiche tra l’Italia ed il Mediterraneo, frutto del lavoro del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno – SRM. Tre i temi cardine del rapporto: le relazioni commerciali, i flussi finanziari ed i collegamenti infrastrutturali tra i Paesi della sponda Nord e della sponda Sud.

ITALIA PRIMA PARTNER COMMERCIALE DEI PAESI DEL MEDITERRANEO – Nonostante le vicende socio-politiche che hanno riguardato Tunisia, Egitto e Libia e la crisi economica in Europa, l’Italia si conferma il primo partner commerciale dei Paesi del Mediterraneo, con un valore degli scambi pari a 57,7 miliardi di euro nel 2011. Pur registrando una flessione del 10% rispetto all’interscambio del 2010, l’Italia nel 2011 ha superato la Germania e la Francia, i cui interscambi con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo si sono fermati rispettivamente a 56,6 e 46,8 miliardi di euro. Però se si escludono i prodotti petroliferi, il nostro Paese, con un interscambio di 36,9 miliardi di euro, slitta al terzo posto mentre al primo risale la Germania, il cui interscambio è quasi tutto di tipo manifatturiero. In ogni caso si tratta di cifre importanti che indicano chiaramente il valore attuale e soprattutto le potenzialità dell’area in termini di opportunità di affari per il nostro sistema di imprese. E nei prossimi anni le relazioni commerciali fra Italia e Paesi del Nord Africa sono previste crescere ulteriormente, fino a raggiungere i 74 miliardi di euro nel 2014, trainate anche dalla crescita delle economie dei Paesi della sponda Sud, il cui prodotto interno lordo ha ripreso ad espandersi prepotentemente.

ANCORA LIMITATI GLI INVESTIMENTI IN ITALIA DA PARTE DEI FONDI SOVRANI – Oltre al commercio e all’integrazione produttiva che favorisce gli scambi “reali” tra Paesi del Mediterraneo, un ulteriore fattore di sviluppo delle relazioni fra l’Europa ed il Mediterraneo è rappresentato dai flussi finanziari, anche in questo caso bi-direzionali. Da un lato, infatti, i Fondi Sovrani mediterranei trovano nell’Europa una delle aree privilegiate per l’investimento delle loro ingenti risorse. Dall’altro, gli organismi multilaterali di matrice europea, quali la Banca Europea degli Investimenti e la Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo, orientano una parte dei loro interventi finanziari a sostegno delle infrastrutture verso l’area arabo-mediterranea, anche in risposta alla richiesta di maggiore giustizia sociale che viene dalle popolazioni dell’area. Il rapporto SRM indica chiaramente che gli investimenti dei Fondi Sovrani dell’Area MENA diretti verso l’Europa potrebbero raggiungere, entro cinque anni, 20 miliardi di euro annui, con una quota destinata all’Italia compresa tra 1 e 1,5 miliardi di euro annui. Se si confrontano i flussi intercettati dal nostro Paese con quelli captati dall’Inghilterra, che negli ultimi 15 anni si è assicurata quasi la metà delle risorse investite in Europa dai Fondi sovrani, si capisce che flussi consistenti potrebbero raggiungere anche l’Italia, a patto però di creare condizioni interne favorevoli allo sviluppo degli investimenti. Il nostro Paese si trova nelle condizioni migliori possibili per intercettare tali risorse, potendo offrire opportunità che altri Paesi non possono garantire, come la disponibilità di una naturale piattaforma logistica al traffico di merci che attraversano il Mediterraneo. Ma vincoli burocratici ed inefficienze storiche del Bel Paese limitano queste potenzialità.

ITALIA PIATTAFORMA LOGISTICA, MA VINCOLI BUROCRATICI SONO UN FRENO – Occorre dunque rilanciare l’Italia quale asse strategico dei traffici all’interno del Mediterraneo, visto che il 70% dell’interscambio dell’Area Med avviene attraverso le “vie del mare”. Inoltre, nel Mediterraneo transita il 19% del traffico marittimo mondiale e l’area diventa sempre più passaggio obbligato per le grandi compagnie di navigazione, che continuano a perseguire la politica di gigantismo navale alla ricerca di economie di scala e che quindi privilegiano il canale di Suez nelle rotte Est-Ovest. Eppure, nonostante la vivacità degli scambi, il nostro Paese sta perdendo posizioni a favore di competitors, non solo europei: tra il 2005 ed il 2011 gli scali portuali hub della sponda Sud del Mediterraneo hanno incrementato la propria quota di mercato portuale dal 18% al 30% grazie all’avanzamento di strutture quali il porto di Tangeri in Marocco o Port Said in Egitto. Per cogliere le opportunità di sviluppo nei traffici marittimi, l’Italia dovrà rendere più fluido, efficiente ed efficace il processo logistico, riducendo i tempi per il passaggio delle merci dai porti ai centri di consumo. Ma occorrerà anche snellire i vincoli burocratici e procedurali connessi alle operazioni portuali e pianificare e finanziare adeguatamente lo sviluppo del sistema dei trasporti marittimi.

GRANDE PARTITA SULLE ENERGIE RINNOVABILI – Infine, una partita importante si giocherà nei prossimi anni sul fronte delle energie rinnovabili. Il rapporto SRM prevede che al 2030 la capacità addizionale di energia richiesta dai Paesi della sponda Sud del Mediterraneo potrebbe necessitare di investimenti per circa 320 miliardi di euro, di cui circa la metà in fonti rinnovabili. Gli investimenti in infrastrutture elettriche potranno dunque rappresentare una enorme opportunità anche per le imprese italiane. Nel complesso, il Mediterraneo si conferma dunque come un’area strategica per l’Italia e per l’Europa, grazie alle sempre più intense e proficue relazioni commerciali e finanziarie che si vanno sviluppando tra i Paesi della sponda nord e della sponda sud.

Alfonso Siano

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