mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

La politica monetaria da sola non è sufficiente. Parola di Mario Draghi
Pubblicato il 17-11-2012


Intervenuto alla inaugurazione dell’anno accademico all’Università Bocconi di Milano, il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha ripercorso le ragioni che hanno indotto l’istituzione da lui guidata a mettere a punto ed annunciare gli interventi di acquisto dei Titoli di Stato dei Paesi in difficoltà. Draghi ha ricordato come nel corso del 2012 si sia verificata nell’area euro una grave frammentazione del mercato finanziario unico, con condizioni praticate dalle varie banche europee molto diverse da Paese a Paese. Le differenti condizioni erano anche la conseguenza dell’aumento dei tassi di interesse sui vari Titoli di Stato, da sempre considerati gli strumenti finanziari meno rischiosi, che a sua volta ha fatto lievitare il costo della raccolta per le banche e, di conseguenza, le condizioni praticate a famiglie e imprese.

BCE, ABBASSARE I TASSI – Questa frammentazione di fatto ha reso inefficace la trasmissione della politica monetaria voluta dalla BCE: la riduzione dei tassi di interesse praticata dalla BCE alle banche non si è così trasmessa a famiglie ed imprese. E, in un’economia come quella dell’area euro, in cui i tre quarti dei finanziamenti alle imprese proviene dal settore bancario, il permanere di tassi di interesse elevati produce pesanti ripercussioni sull’economia reale, sugli investimenti e sull’occupazione. L’obiettivo della BCE è stato quello di ripristinare i canali di trasmissione della politica monetaria, proprio per favorire un raffreddamento dei tassi su scala europea, in presenza di una politica monetaria accomodante. Lo strumento scelto è stato quello dell’acquisto sul mercato secondario dei Titoli di Stato, con durata residua fino a tre anni, dei Paesi in difficoltà.

RECUPERARE LA FIDUCIA DEI MERCATI – Nel vincolare questo tipo di interventi alla firma da parte del Paese che lo richiede di un accordo di intenti su politiche fiscali restrittive, si è di fatto riconosciuto che l’efficacia della politica monetaria resta subordinata all’efficacia della politica fiscale. Infatti è proprio il timore degli investitori sulla tenuta dei conti pubblici dei vari Paesi europei, la causa prima della crescita dei tassi di interesse. E’ dunque compito precipuo dei Governi dei Paesi in difficoltà quello di recuperare la fiducia dei mercati, senza la quale il rifinanziamento del debito in essere sarebbe impossibile, attraverso un processo credibile, irreversibile e strutturale di consolidamento fiscale, che a sua volta porta con sè inevitabili effetti recessivi sull’economia. Secondo Draghi il consolidamento fiscale ideale è quello che riduce il deficit ed il debito, con le minori conseguenze sul prodotto di un Paese. Per ottenere questo obiettivo è importante che l’aggiustamento sia centrato su riduzioni di spesa corrente e non su aumenti di tasse.

OCCORRE UNA GOVERNANCE EUROPEA PIU’ EFFICACE – Ma occorre anche rimuovere gli ostacoli che ha incontrato finora il processo di integrazione europea e remare in direzione di una più efficace governance europea. L’orizzonte è quello di un’unione bancaria, di un’unione fiscale ed economica, ma anche e soprattutto di un’unione politica, in grado di coinvolgere profondamente i cittadini dell’area euro. Si tratta di un percorso ambizioso, in cui è fondamentale che tutti i Paesi mantengano gli impegni presi ed operino in una logica di responsabilità, senza voler danneggiare gli altri partner europei. Secondo Draghi occorre dunque procedere per questa via con calmo pragmatismo, ma anche nella consapevolezza che la BCE non può sostituirsi all’azione dei Governi nazionali, né sotto il profilo dell’efficacia della politica monetaria, né sotto quello della legittimità democratica. In ultima analisi, spetta dunque ai Governi il compito di dissolvere definitivamente le incertezze che persistono nella percezione dei mercati finanziari e nei timori dei cittadini europei.

Alfonso Siano

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